Ah! Wojtyla la P2….Ah! Cossiga la DC…..Ah! BR Platini…Ah! Repubblica la RAI….Ah! Forlani la DC…Ah! Pertini e Platini ….. Ah! Chi mai dentro di sé il vuoto misurò?
Ci siamo lasciati dietro pezzi immensi di sentimenti: questa sinistra che non è più il motore culturale di un Paese deve capire che non sarà più nulla se non riparte dai sentimenti. Non è la nostalgia il sentimento migliore per ripartire ma un pò di brividi sulla pelle, pensando a quanto la abbia prodotto la sinistra e che mondo abbiamo affrontato, ci faranno bene. Il ‘43, il ‘45, il ‘68, il ‘72 gli anni di piombo, mani pulite!
Abbiamo prodotto più libri, canzoni, opere teatrali che non brigatisti. Abbiamo prodotto nel ‘900 più di ogni altra corrente di pensiero, abbiamo inventato la politica moderna, abbiamo sfidato Dio con le parole taglienti dei filosofi, sfidato l’opinione dei benpensanti che credevano che le donne dovessero stare solo davanti ai fornelli, sfidato la società civile che degradava i “folli” ed i carcerati e che pensava che essere omosessuali fosse contro la natura e contro Dio e cantato la libertà d’espressione e di pensiero.
Abbiamo combattuto le lotte più dure che la politica italiana ha prodotto, e non c’era cultura al di fuori del fermento che riuscivamo a trasmettere ai giovani, agli anziani, alle donne, agli operai che legevano la letteratura russa nelle riunioni in fabbrica! Siamo ridotti ad uno straccio. Ma io non credo che la gente si sia già scordata cosa la sinistra è stata realmente! Forse hanno pensato che oggi si debba cambiare rotta. Il partito dev’essere smembrato e ricomposto, prima di fare politica si deve tessere nuovamente il tessuto che aveva fatto della sinstra la fucina del pensiero critico e della creatività. Se non fossimo più in grado di assolvere a questa necessità, allora dovremmo realmente sciogliere tutto e lasciare che i singoli, che la massa, vada dove deve andare senza di noi. Cantiamo, scriviamo, fotografiamo, recitiamo! Bisogna colmare il vuoto immenso che si è creato e qui non c’entra la politica ma solo il sentimento, l’amore, la voglia di ricostruire. Un abbraccio…Vi lascio con le parole di un compagno!!!!!
“Odio gli indifferenti. Credo che vivere voglia dire essere partigiani. Chi vive veramente non può non essere cittadino e partigiano. L’indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. Perciò odio gli indifferenti.
L’indifferenza è il peso morto della storia. L’indifferenza opera potentemente nella storia. Opera passivamente, ma opera. È la fatalità; è ciò su cui non si può contare; è ciò che sconvolge i programmi, che rovescia i piani meglio costruiti; è la materia bruta che strozza l’intelligenza. Ciò che succede, il male che si abbatte su tutti, avviene perché la massa degli uomini abdica alla sua volontà, lascia promulgare le leggi che solo la rivolta potrà abrogare, lascia salire al potere uomini che poi solo un ammutinamento potrà rovesciare. Tra l’assenteismo e l’indifferenza poche mani, non sorvegliate da alcun controllo, tessono la tela della vita collettiva, e la massa ignora, perché non se ne preoccupa; e allora sembra sia la fatalità a travolgere tutto e tutti, sembra che la storia non sia altro che un enorme fenomeno naturale, un’eruzione, un terremoto del quale rimangono vittime tutti, chi ha voluto e chi non ha voluto, chi sapeva e chi non sapeva, chi era stato attivo e chi indifferente. Alcuni piagnucolano pietosamente, altri bestemmiano oscenamente, ma nessuno o pochi si domandano: se avessi fatto anch’io il mio dovere, se avessi cercato di far valere la mia volontà, sarebbe successo ciò che è successo?
Odio gli indifferenti anche per questo: perché mi dà fastidio il loro piagnisteo da eterni innocenti. Chiedo conto a ognuno di loro del come ha svolto il compito che la vita gli ha posto e gli pone quotidianamente, di ciò che ha fatto e specialmente di ciò che non ha fatto. E sento di poter essere inesorabile, di non dover sprecare la mia pietà, di non dover spartire con loro le mie lacrime.
Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze della mia parte già pulsare l’attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c’è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano. Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti”.
Antonio Gramsci, 1917
A.T.
Nel bene e nel male abbiamo una storia non indifferente con la quale fare i conti












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