Approvato il Lodo Schifani bis

27 06 2008
By Andrea

da Unita.it:

Il Consiglio dei ministri dice sì al ddl del lodo Schifani bis

Berlusconi avrà così la sua immunità

“Il Consiglio dei ministri ha approvato il cosiddetto “lodo Schifani bis”, il disegno di legge sull’immunità delle più alte cariche istituzionali. Il provvedimento garantisce così la sospensione dei processi penali in corso per le quattro alte cariche dello Stato (Capo dello Stato, presidenti di Camera e Senato, presidente del Consiglio) per tutta la durata del loro mandato per i reati non commessi nell’esercizio delle loro funzioni. Le norme, su sollecitazione del governo e per decisione della Conferenza dei capigruppo di Montecitorio, approderanno nell’Aula della Camera lunedì 28 luglio. Un provvedimento simile, approvato nel 2003, era stato giudicato incostituzionale dalla Corte Costituzionale.

La differenza con la prima versione del lodo Schifani, il bis stabilisce che le vittime potranno proseguire la loro azione in sede civile in maniera preferenziale. I soggetti istituzionali interessati, inoltre, potranno rinunciare, volendo, all´immunità.

L´opposizione aveva respinto la proposta avanzata per il Pdl da Gaetano Pecorella, legale del premier, di andare in tempi brevi all’approvazione del Lodo, con disponibilità dell’opposizione, senza nemmeno passare attraverso la norma di sospensione dei processi inserita nel decreto sicurezza. «Non c’è e non ci può essere nessuno scambio», ha detto il ministro della Giustizia del governo ombra Pd, Lanfranco Tenaglia. Antonio Di Pietro ha annunciato opposizione al “Lodo-bis”, mentre il leader dell’Udc Pier Ferdinando Casini ha confermato la volontà di bloccare la norma salva-processi, ma disponibilità ad affrontare il tema immunità delle più alte cariche dello Stato.
Pubblicato il: 27.06.08
Modificato il: 27.06.08 alle ore 10.58





Ferrero su schedatura bambini Rom

27 06 2008
By Andrea

FERRERO, PRC: BAMBINI ROM, MARONI FA SOLO DEMAGOGIA RAZZISTA. ED EVITA DI DIRE CHE SONO STATE LOMBARDIA E VENETO A BLOCCARE I 100 MILIONI STANZIATI PER DARE CASE AI ROM DAL MIO MINISTERO

Il ministro degli Interni Roberto Maroni, sulla schedatura dei bambini rom, fa della semplice quanto terribile demagogia razzista: per evitare che i bambini rom vivano in mezzo ai topi occorre dare loro una casa, non certo prendergli le impronte digitali. Maroni dovrebbe anche spiegare perchè i 100 milioni stanziati per ll fondo di integrazione dei migranti – fondo da me realizzato quando facevo il ministro alla Solidarietà sociale nel governo Prodi – sia stato bloccato, per l’anno 2008, dalle regioni Lombardia e Veneto. Con quel fondo, infatti, sono stati finanziati, nel corso dell’intero 2007, anche i progetti di insediamento abitativo per i cittadini rom. Evidentemente, la destra preferisce spendere i soldi dei contribuenti per schedare i bambini rom, invece che per risolvere problemi.


Ufficio stampa Prc

Roma, 26 giugno 2008.





El Doctor e Il Dottore

26 06 2008

“Nel 2003 i sostenitori di Berlusconi approvarono una legge sull’immunità, ma la Corte Costituzionale la bocciò l’anno successivo… E’ possibile che di questo tipo di leggi qualcuno possa abusare. E’ noto che Pablo Escobar, il barone della cocaina (detto El Doctor, ndr), negli anni 80, ha evitato un processo facendosi eleggere alla Camera dei Rappresentanti” (Christopher Caldwell, Financial Times, 21 giugno 2008)

“I fatti poi, per fortuna, ci hanno dato ragione e oggi posso dire che senza la decisione di scendere in campo con un suo partito, Berlusconi non avrebbe salvato la pelle e sarebbe finito come Angelo Rizzoli che, con l’inchiesta della P2, andò in carcere e perse l’azienda” (Marcello Dell’Utri intervistato da Antonio Galdo per il libro “Saranno potenti?”, Sperling & Kupfer, 2003)

“Sì, Berlusconi è entrato in politica per impedire che gli portassero via la roba” (Giuliano Ferrara, La Stampa, 25 febbraio 1994)

“La verità è che, se Berlusconi non fosse entrato in politica, se non avesse fondato Forza Italia, noi oggi saremmo sotto un ponte o in galera con l’accusa di mafia. Col cavolo che portavamo a casa il proscioglimento nel lodo Mondadori” (Fedele Confalonieri, la Repubblica, 25 giugno 2000)





Sulla nuova controriforma del lavoro

24 06 2008

By Andrea

L’attacco del governo. L’opinione di Maurizio Zipponi, Prc-Se


In campagna elettorale non c’è stata forza politica che non si sia indignata per le buste paga e le pensioni da fame e non si sia impegnata a migliorare la vita dei lavoratori e dei pensionati.

Oggi, mentre è aperto il confronto tra sindacato, associazioni padronali e governo per la revisione del modello contrattuale. Mentre in Europa sono in discussione direttive che parlano di un orario di lavoro di 60 ore settimanali, quando non di 68. Mentre assistiamo a una ripresa dell’inflazione di circa il 4%. Mentre in un anno il prezzo del petrolio è raddoppiato e viaggia verso la vetta dei 200 dollari a barile e sui giornali già appaiono “anticipazioni” sui clamorosi rincari delle bollette. Mentre tutto questo accade, il Governo decide di utilizzare, come parametro sul quale adeguare i futuri aumenti salariali, un tasso annuo di inflazione dell’1,7% (che corrisponderà a meno della metà dell’aumento dei generi di prima necessità nel 2008). Fuori di percentuale, questo si tradurrà per il 2008-2009 in una perdita secca di 1000 euro per lavoratori dipendenti e pensionati.

Ma il governo non si limita a questo. Mentre decide scientemente di decurtare ulteriormente salari e pensioni, procede senza inciampi allo smantellamento delle poche ma significative azioni per ridurre la precarietà messe in campo dal governo precedente (a partire dalla stabilizzazione dei lavoratori “a scadenza” nella scuola e nel pubblico impegno), cancella il tetto massimo di 36 mesi oltre al quale i lavoratori devono essere assunti a tempo indeterminato e reintroduce la barbarie del lavoro a chiamata (ventiquattrore al giorno, per sette giorni, a disposizione dell’impresa, senza alcun compenso).

Al di là delle chiacchiere e della melassa che ha caratterizzato da aprile ad oggi i rapporti tra governo e Partito Democratico, oggi tornano prepotentemente in campo soluzioni drammatiche a tre grandi questioni.

La prima: l’ennesimo taglio dei salari come risposta alla stretta finanziaria internazionale e alla debolezza strutturale dell’impresa italiana.
La seconda: la riapertura della voragine della precarietà, ossia l’affermazione del “tutti contro tutti” nella corsa al ribasso, come risposta alla concorrenza.

La terza:
il ritorno ai primi del Novecento (altro che “nuove relazioni”) dal punto di vista delle relazioni sindacali, ossia la cancellazione dell’autonomia dei lavoratori e delle loro organizzazioni costrette a rivendicazioni che devono stare dentro la griglia stretta delle compatibilità dell’impresa e del mercato, con il risultato di cancellare l’intera storia del movimento sindacale italiano.

A settembre riprenderà
il confronto sul modello contrattuale. A questo punto è chiaro che non potrà concludersi con la resa incondizionata della sinistra sociale e politica (moderata o radicale che sia) e con la cancellazione del contratto nazionale di lavoro come strumento universale e solidale di tutela delle lavoratrici e dei lavoratori. A questo punto è chiaro anche che valgono più che mai le proposte che abbiamo avanzato e che chiediamo a tutte e tutti di sostenere: un contratto nazionale di lavoro di durata triennale che preveda la redistribuzione della ricchezza prodotta; l’introduzione di un meccanismo automatico e annuale di recupero dell’inflazione; l’estensione generalizzata della contrattazione di secondo livello (aziendale, di sito, di filiera, territoriale).

Qui ci sono le ragioni
dell’esistenza e della rinascita della sinistra in questo paese.

24 Giugno 2008