Lavoro nero morte

30 07 2008

Altro bracciante lasciato morire in un campo

Braccianti immigrati e caporalato - foto Ansa - 220*160 - 11-07-08

E’ morto in un campo di pomodori. Soffocato dal caldo, stroncato dalla fatica. Con il fondato sospetto che non sia stato aiutato di proposito per nascondere il suo contratto in nero.

Radu Gheorghe, 35 anni, rumeno, è stato trovato privo di vita nelle campagne di Campomarino dove si trovava fin dalle prime ore del mattino per lavorare come bracciate. Il cadavere è stato trovato in una zona isolata, al margine dei campi coltivati in località Nuova Cliternia.

Probabilmente la morte risale alle ore del mattino di martedì, ma il corpo è stato rinvenuto soltanto nel pomeriggio da alcuni passanti. Il rumeno era in Italia da tempo, viveva a Torremaggiore (Foggia) ed era in regola con il permesso di soggiorno.

La sua morte è diventato un caso da trattare per la Procura di Larino. Sembrano evidenti le cause naturali del decesso. Probabilmente il caldo ha provocato un malore che ha stroncato il giovane bracciante. Il magistrato che si occupa dell’episodio ha disposto l’autopsia. Ma gli inquirenti indagano per capire se, al momento della morte, Radu Gheorghe era solo o con lui c’erano altri lavoratori o datori di lavoro che lo hanno lasciato morire senza soccorrerlo.

I carabinieri di Campomarino in queste ore hanno ascoltato diversi lavoratori stranieri che erano impiegati nella raccolta di pomodori nei campi vicini al punto dove è stato trovato il corpo del rumeno. Tutti avrebbero detto di non essersi resi conto di quanto stava accadendo.

Rimane il fatto che il giovane straniero era nei campi per lavorare insieme con molti altri colleghi impegnati nella raccolta dei pomodori i quali però hanno detto ai carabinieri di non essersi accorti di nulla. Sembra che ci siano già tre persone iscritte nel registro degli indagati con l’accusa di omissione di soccorso.

Intanto sul campo polveroso e arido di contrada Cocciolete resta un lenzuolo bianco, guanti in lattice e una bottiglia di birra ormai vuota.

Un caso analogo è avvenuto nelle scorse settimane a Viadana, nel Mantovano. Un migrante indiano fu trovato morto, ma si scoprì che fu il datore di lavoro ad averlo nascosto: ora è stato rinviato a giudizio.

Pubblicato il: 30.07.08
Modificato il: 30.07.08 alle ore 12.30             (da unita.it)                     by andrea





Documento conclusivo VII Congresso Rifondazione Comunista

27 07 2008

by andrea

da: rifondazione.it

RICOMINCIAMO: UNA SVOLTA A SINISTRA

prc_100.gif VII CONGRESSO PRC – Pubblichiamo il documento politico approvato dalla maggioranza (342 voti a favore su 646) della platea congressuale

Odg conclusivo

1
Il Congresso considera chiusa e superata
la fase caratterizzata dalla collaborazione organica con il PD nella fallimentare esperienza di governo dell’Unione, dalla presentazione alle elezioni della lista della Sinistra Arcobaleno e dalla sbagliata gestione maggioritaria della direzione del partito.

Il Congresso prende atto
che nessuna delle mozioni poste alla base del VII Congresso nazionale del PRC è stata approvata.

Ritiene necessario e prioritario un forte rilancio culturale, politico e organizzativo del Partito della Rifondazione Comunista.

Respinge la proposta della Costituente
di sinistra e qualsiasi ipotesi di superamento o confluenza del PRC in un’altra formazione politica. Il tema dell’unità a sinistra rimane un campo aperto di ricerca e sperimentazione, partendo da questa premessa.

2
Il rilancio del PRC deve essere caratterizzato
in primo luogo da una svolta a sinistra. L’esperienza di governo dell’Unione ha mostrato l’impossibilità, data la linea del PD e i rapporti di forza esistenti, di un accordo organico per il governo del paese.

La sconfitta delle destre populiste
e della politica antioperaia della Confindustria è il nostro obiettivo di fase. A tale fine, la linea neocentrista che caratterizza oggi il Partito Democratico è del tutto inefficace e sarebbe quindi completamente sbagliata la proposta di ricostruzione del centro sinistra; ci ridurrebbe in una collocazione subalterna all’interno di un contesto bipolare.

Al contrario è necessario costruire l’opposizione al governo Berlusconi, intrecciando la questione sociale con quella democratica e morale, in un quadro di autonomia del PRC e di alternatività al progetto strategico del PD.


E’ importante recuperare l’idea che l’opposizione non è una mera collocazione nel quadro politico ma si configura come una fase di ricostruzione, di radicamento e di relazioni sociali, di battaglia culturale e politica. Nella crisi della globalizzazione capitalistica l’alternativa la si costruisce nella lotta sociale e politica contro il governo Berlusconi, i progetti confindustriali e le visioni fondamentaliste e integraliste. Dentro questa prospettiva è indispensabile rafforzare la sinistra di alternativa, avviando una collaborazione fra le diverse soggettività anticapitaliste, comuniste, di sinistra e aggregando le realtà collettive ed individuali che si muovono al di fuori dei partiti politici sui diversi terreni sociali, sindacali e culturali.

3
Il rilancio del PRC parte dalla ripresa dell’iniziativa sociale e politica.
La promozione di lotte, la costruzione di vertenze, la ricostruzione dei legami sociali a partire da forme di mutualità, sono indispensabili al fine di qualificare dal punto di vista dell’utilità sociale il ruolo storico dei comunisti e della sinistra. Così come sono elementi necessari per valutare l’efficacia della nostra presenza nelle istituzioni e per ribadire la nostra alterità e intransigente opposizione rispetto alle degenerazioni della politica. Anche in vista delle prossime elezioni amministrative, ferma restando la piena sovranità dei diversi livelli del partito, anche alla luce dell’importanza assunta dai governi locali nel dispiegarsi di politiche di sussidiarietà, privatizzazione e securitarie, è necessario verificare se gli accordi di governo siano coerenti con gli obiettivi generali che il partito si pone in  questa fase.

La lotta contro la manovra economica
antipopolare del governo delle destre, l’opposizione alle iniziative razziste e discriminatorie contro i migranti e i rom, il contrasto ai progetti di attacco al pubblico impiego e alla pubblica amministrazione, l’opposizione alla controriforma della giustizia e la questione morale, rappresentano terreni decisivi di iniziativa, di mobilitazione e di allargamento di un movimento di massa contro le politiche del governo.

E’ quindi necessario, fin da subito, che il nuovo gruppo dirigente
del partito lavori ad ogni possibile forma di coordinamento della sinistra politica, sociale e culturale al fine di mettere in campo la più ampia e forte mobilitazione contro il governo e la Confindustria. In questo quadro è necessario lavorare per la realizzazione di un nuovo 20 ottobre, una grande manifestazione di massa e una campagna politica di autunno che, partendo da quanti diedero vita all’appuntamento dello scorso anno, raccolga nuove forze, in particolare le espressioni di movimento e di lotta. Rientra in questo percorso l’impegno ad organizzare per il prossimo autunno la Conferenza Nazionale delle lavoratrici e dei lavoratori.

Non è però sufficiente una manifestazione
; la ripresa di una iniziativa di lotta, richiede in primo luogo la messa in campo di una forte iniziativa in difesa delle condizioni di vita e di lavoro delle classi popolari; dalla difesa dei Contratti Nazionali di Lavoro alla questione dei salari e delle pensioni, dalla questione dirimente della lotta alla precarietà all’iniziativa contro la disoccupazione nel Mezzogiorno, dalla lotta per la casa alla difesa e sviluppo del welfare.

E’ centrale la questione del reddito, a partire dalla difesa del potere di acquisto di salari e pensioni che va tutelato anche attraverso un meccanismo di difesa automatica del valore reale delle retribuzioni e dal tema ineludibile del salario sociale.

Si tratta di terreni decisivi per ricostruire l’unità del mondo del lavoro, tra nord e sud, tra lavoratori pubblici e privati, tra italiani e migranti, e per ricomporre le attuali cesure tra lavoratori garantiti e atipici. Si tratta di declinare queste lotte intrecciandole al conflitto di genere ed alle relazioni intergenerazionali. Solo la ripresa del conflitto di classe può evitare che la guerra tra i poveri prenda piede nel nostro paese, sedimentando razzismo e xenofobia.

Pur nel rispetto dell’autonomia del sindacato
, non possiamo che sottolineare la necessità assoluta che vengano superate le logiche concertative che hanno reso impossibile la difesa dei lavoratori e delle fasce a basso reddito. In questo quadro, riaffermando la necessità di una piena autonomia del sindacato da partiti, governo e padronato, auspichiamo la costruzione di una ampia sinistra sindacale che ponga al centro i nodi della democrazia e della ripresa del conflitto. Così come salutiamo positivamente ogni forma di coordinamento e di cooperazione nell’ambito del sindacalismo di base.

Riteniamo opportuno favorire
ogni elemento di conflitto dal basso nei luoghi di lavoro, la rinascita di un protagonismo dei lavoratori e delle lavoratrici, l’emergere di momenti di auto-organizzazione, tutti elementi decisivi affinché la battaglia anticoncertativa assuma una dimensione di massa. In questo quadro è necessario un forte investimento nella costruzione della presenza organizzata del partito nei luoghi di lavoro.

Intrecciati con la questione sociale
in senso stretto, sono cresciuti nel paese importanti movimenti di lotta su temi decisivi quali la laicità dello Stato, la difesa della Costituzione repubblicana e antifascista, il rilancio della scuola e dell’università pubblica, il diritto alla libertà di orientamento sessuale e la lotta contro ogni forma di discriminazione, omofobia, violenza alle donne e attacco alle loro libertà, al diritto di scelta e di decisione sul loro corpo com’è il tentativo di attacco alla 194 e la legge sulla procreazione assistita, la difesa dell’ambiente su questioni che interessano contesti locali ma pongono problemi generali relativi al modello di sviluppo. Basti pensare alle lotte contro la Tav, contro le grandi opere, contro la proliferazione di inceneritori e rigassificatori. Si deve dare un sostegno attivo a questi movimenti lavorando per una ricomposizione dei conflitti  in una strategia globale di trasformazione.

Diritti sociali, civili, ambientali sono per noi le diverse facce di uno stesso progetto: l’alternativa di società.
In questo quadro il VII Congresso del PRC ritiene necessario il lancio di una stagione referendaria sulle questioni della precarietà, della democrazia sui luoghi di lavoro, dell’antiproibizionismo, da gestire con il più vasto schieramento possibile.

4
Il PRC, riprendendo il percorso cominciato a Genova
, ribadisce la propria internità al movimento mondiale contro la globalizzazione capitalistica e, in questo quadro, la volontà di intensificare la collaborazione e le relazioni con i partiti comunisti e progressisti, con tutti i movimenti rivoluzionari e le importantissime esperienze latino-americane che si collocano contro le politiche neoliberiste e di guerra, con i popoli in lotta contro l’occupazione militare e per l’autodeterminazione.

In Europa, in particolare,
lavora ad un rafforzamento dell’unità delle forze comuniste e di sinistra alternative al Partito Socialista Europeo, sia nell’ambito del Partito della Sinistra Europea sia in quello del Gruppo Parlamentare Europeo della Sinistra Unitaria Europea-Sinistra Verde Nordica, al quale aderiranno i futuri eletti.

Per questo motivo il Congresso
dà mandato agli organismi dirigenti affinché alle prossime elezioni europee siano presentati il simbolo e la lista di Rifondazione Comunista – SE sulla base del programma che sarà definito nel prossimo autunno. Questa decisione si deve accompagnare alla ricerca di convergenze, in occasione delle elezioni europee, tra forze anticapitaliste, comuniste, di sinistra, sulla base di contenuti contrari al progetto di Trattato di Lisbona e all’impostazione neoliberista e di guerra dell’ Unione Europea. Il Congresso ritiene gravissima qualsiasi manomissione della legge elettorale per le europee e impegna tutto il partito a contrastare questo progetto con il massimo di mobilitazione democratica di massa.


In Italia, in vista del prossimo vertice del G8
, il PRC si deve impegnare, nelle istanze del movimento contro la globalizzazione, a ricostruire lo schieramento di forze politiche e sociali che condusse la mobilitazione contro il G8 di Genova, senza tacere sulle responsabilità del governo Prodi e sull’accondiscendenza del governo Soru nell’individuazione della sede del vertice in Italia alla Maddalena.


Il PRC deve impegnarsi,
nell’ambito del movimento pacifista, in ogni lotta contro le guerre in corso nel mondo, contro la NATO e contro tutte le basi militari straniere, a partire da quella di Vicenza, e deve impegnarsi per il ritiro dei contingenti italiani dai teatri di guerra.

5
Il Congresso ritiene necessario rilanciare il partito
e il progetto strategico della rifondazione comunista ed impegna il nuovo gruppo dirigente a promuovere ed incoraggiare un effettivo e pluralistico dibattito politico e teorico che prosegua nel segno dell’innovazione e della ricerca. In questo quadro, la ricerca sul tema della nonviolenza non riguarda per noi un assoluto metafisico ma una pratica di lotta da agire nel conflitto e nella critica del potere.


E’ parimenti necessario
rilanciare l’indagine sulla morfologia del capitalismo contemporaneo, allargare il lavoro di inchiesta sulla nuova composizione di classe e sulle forme di organizzazione del conflitto.

Il rilancio del partito è impossibile senza la cura del partito stesso.

Il Congresso impegna il nuovo gruppo dirigente a procedere nella riforma del partito, in particolare mettendo in discussione il carattere monosessuato e separato della politica, muovendo dalle indicazioni emerse dalla Conferenza di Organizzazione di Carrara.

E’ necessario impedire ogni degenerazione del partito
in senso leaderistico e plebiscitario ed ogni subordinazione del partito alle rappresentanze istituzionali e ai rapporti verticistici con altre forze politiche.
La gestione unitaria del partito, nel rispetto di eventuali dialettiche interne agli organismi dirigenti a tutti i livelli, deve essere intesa come partecipazione ai processi decisionali e non come mero diritto di critica a decisioni assunte da maggioranze o, peggio ancora, da cerchie ristrette di dirigenti.


La democrazia non è una forma qualsiasi
di funzionamento del partito. Non si deve ridurre alla pura dialettica tra diverse posizioni né confondere in alcun modo con forme plebiscitarie di consenso. Il tesseramento deve essere strumento di partecipazione alla vita del partito, al suo progetto politico e alle sue decisioni. Non deve mai ridursi a strumento burocratico di conta interna. La democrazia necessita di partecipazione libera ed informata alla formazione di decisioni circa gli indirizzi politici di fondo e le scelte più importanti. In questo quadro la democrazia di genere è elemento essenziale della trasformazione della società per un mondo in cui eguaglianza e differenza siano elementi fondativi dell’autocostituzione di soggettività critiche, consapevoli, sessuate.


Gli organismi dirigenti
a tutti i livelli non devono essere retti da una logica elitaria e devono essere fondati sul principio di responsabilità. La rotazione degli incarichi, la non commistione di incarichi di partito con incarichi istituzionali di governo, il rinnovamento costante degli organismi e il superamento del loro carattere monosessuato, l’introduzione di codici etici relativi ai comportamenti connessi ai privilegi sono obiettivi che il Congresso indica come prioritari al nuovo gruppo dirigente.


Il Congresso impegna
infine il nuovo gruppo dirigente a lavorare, con gli strumenti opportuni, al miglioramento della formazione di tutti gli iscritti, dai militanti di base ai dirigenti nazionali”.

Chianciano, 27 Luglio 2008






Ferrero nuovo segretario di Rifondazione Comunista !!

27 07 2008
BY ANDREA

2008-07-27 17:26

FERRERO VINCE CONGRESSO. SARA’ NUOVO SEGRETARIO
CHIANCIANO TERME (SI) – Il documento di Paolo Ferrero ha vinto il VII congresso di Rifondazione Comunista. Il testo è stato votato da 342 delegati. Il documento presentato da Gennaro Migliore e che riferimento alla mozione 2 di Nichi Vendola ha ottenuto 304 voti. I votanti sono stati 646.

VENDOLA, SCONFITTO MA CONTINUO LA BATTAGLIA – “Io sono sconfitto ma sono sereno perché da comunista ho imparato ad essere sconfitto e a stare con gli sconfitti. Compagni della mozione 2 ci vediamo nell’area politico-culturale ‘Rifondazione per la sinistra’”. Niky Vendola ammette che non diventerà segretario di Rifondazione salendo sul palco del VII Congresso di Rifondazione Comunista, annunciando la nascita di una corrente di minoranza, smentendo qualsiasi ipotesi di scissione.

“La seconda mozione – annuncia dal palco il governatore della Puglia – non abbandona Rifondazione ma è qui per continuare la battaglia perché siamo il 47,3% del partito”: Vendola nel suo intervento sfida i compagni del nord “a venire a vedere al sud come si combatte l’illegalità e come si sfida la mafia a viso aperto”.

L’estremo tentativo di trovare un accordo tra la mozione due che fa capo a Nichi Vendola e gli esponenti del documento uno di Paolo Ferrero è saltato dopo una lunga riunione notturna della commissione politica. L’ala ‘vendoliana’ ritiene inaccettabile il testo di un eventuale documento su cui convergano le altre quattro mozioni.

Il governatore pugliese ha attaccato il fatto che “questo congresso sta scegliendo la strada di composizione di una maggioranza che esiste solo in alchimie ricercate pazientemente”. Alchimie, ha evidenziato il leader della mozione 2, “senza respiro né prospettive che non danno futuro a Rifondazione”.

L’intervento di Vendola accende la platea. Diversi i passaggi che vengono sottolineati con standing ovation da parte della sua mozione o fischi da parte del resto della platea. Uno dei passaggi più contestati è quando il Governatore della Puglia invita “quelli del Nord ad andare al Sud per vedere il Partito e chi giorno per giorno sfida la mafia a viso aperto”. I suoi delegati si alzano in piedi ad applaudirlo gridando ‘Nichi-Nichi’. Un ovazione che i suoi gli riserveranno anche alla fine quando sceso dal palco si avvicineranno tutti per abbracciarlo.

BERTINOTTI, VOTO MOZIONE 2, LO AVREI FATTO ANCHE DA POSTO

I delegati si susseguono sul palco della presidenza per dichiarare al microfono la loro preferenza per i documenti che si contendo la maggioranza del partito. E’ il turno di Fausto Bertinotti che viene accompagnato sul palco da un applauso. L’ex presidente della Camera si avvicina al microfono e dichiara il suo voto: “Voto il documento due, la mozione presentata da Gennaro Migliore ma voglio assicurare che avrei fatto lo stesso anche dal posto”.

MIGLIORE: NESSUNA SCISSIONE, FAREMO OPPOSIZIONE IN PARTITO
Nessuna scissione dentro Rifondazione Comunista nonostante la spaccatura del partito. “Noi abbiamo fatto la storia di questo partito, non ce ne andiamo, faremo un’opposizione ampia e larga dentro il partito per portare avanti il nostro progetto di unità a sinistra”, spiega l’ex capogruppo alla Camera Gennaro Migliore, che appoggia con la maggioranza dell’ex gruppo dirigente la mozione 2 di Nichi Vendola.

MANTOVANI, SERVE UNA GESTIONE DIVERSA

“C’é stata una riunione della commissione politica e la mozione 2 l’ha abbandonata. Li è stato elaborato un testo in cui si dice cosa deve fare Rifondazione. Sono molti i punti che ci uniscono anche con la mozione due, se quest’ultima non avesse voluto impostare la discussione congressuale su una linea come se fosse l’unica possibile”. Lo afferma Ramon Mantovani, esponente della mozione uno, nel corso di un’intervista a Radio Popolare. Mantovani insiste sulla necessità che per il partito vi sia “una gestione diversa rispetto a quella tenuta fino ad ora, solo a maggioranza. Noi – sottolinea – abbiamo sempre detto di essere favorevoli alla gestione unitaria del partito perché si può dissentire su un punto ma poi condividere l’impostazione generale e partecipare alle decisioni. Negli ultimi tempi – conclude Mantovani – persino io che ero uno dei componenti della direzione nazionale e parlamentare in carica venivo a sapere le decisioni prese dalla televisione. Voglio rovesciare questo metodo”.

DA ANSA.IT





Ferrero possibile nuovo Segretario del Prc

27 07 2008

A Chianciano la linea Ferrero: in basso, a sinistra

m.f.

«Bandiera rossa» e «Bella Ciao». Con queste storiche canzoni e con una marea di applausi è stato accolto dalla platea Paolo Ferrero alla fine del suo intervento dal palco del congresso di Rifondazione Comunista. A parte il consenso riservato a Bertinotti, non c’èra stata una accoglienza così calorosa finora per un dirigente. Neanche per Nichi Vendola. E questo mischia le carte in gioco e riapre la corsa alla segreteria.

L’ex ministro della Solidarietà sociale inizia il suo discorso rispedendo al mittente (la seconda mozione, i “vendoliani”) le accuse di giustizialismo, per aver partecipato al NoCav day di Di Pietro. La partecipazione a quella piazza dice Ferrero «è stata condivisa con le altre forze della sinistra e per riaprire una questione morale nel nostro paese ormai lacerato dalle leggi ad personam e razziste del governo Berlusconi».

Ferrero continua denunciando «la gravità degli attacchi ai migranti con le leggi anti-rom e l’aggravante di clandestinità». Poi definisce la sua proposta di partito sociale: «Non significa l’autonomia del sociale, ma neanche vogliamo l’autonomia del politico, totalmente distaccata dai problemi della gente. Noi proponiamo la politica del sociale». Il passaggio piu importante è quando fa appello alla comunità politica all’unita: «dopo il congresso, dobbiamo portare una linea politica unitaria, al di là di chi sarà il segretario. Dobbiamo dare risposte concrete alla gente che non sta nei circolo o nelle segreterie di partito».

Da qui il rilancio della «lotta di classe» ma «accettando la sfida della modernità con tutte le sue contraddizioni». Perché la frattura da ricomporre, dice Ferrero, è soprattutto quella con la società: «Gli operai votano Lega perché noi non abbiamo saputo dare una risposta concreta ai loro bisogni materiali». Poi cita Marx e sostiene che «i lavoratori sono uno contro l’altro, come merci nella concorrenza». E Rifondazione deve ripartire da qui, da questa consapevolezza. Poi dalla platea partono Bella ciao e Bandiera rossa. Mentre Gennaro Migliore rimane per dieci minuti sul palco senza riuscire a parlare.

Pubblicato il: 26.07.08
Modificato il: 27.07.08 alle ore 14.35

(da unita.it)

By Andrea