….e continuiamo così…!!

26 08 2008
2008-08-26 15:01
ISLAM, TURISTA CON VELO LASCIATA FUORI DA MUSEO A VENEZIA
VENEZIA  – Museo vietato a una turista musulmana con il velo. E’ successo a Venezia, dove a una donna che indossava il niqab, che lascia scoperti solo gli occhi, è stato impedito di entrare nelle sale di Cà Rezzonico, il celebre palazzo sul Canal Grande che ospita il museo del settecento veneziano. Accompagnata dal marito e dalla figlia, la donna aveva pagato il biglietto alla cassa senza nessuna obiezione da parte del personale, ma quando è salita ai piani superiori per visitare le sale è stata invitata a togliersi il velo o a restare fuori per motivi di sicurezza.

Il conservatore del museo Filippo Pedrocco ha preso le distanze dall’episodio e si è scusato: “E stata la libera iniziativa di un guardiano, che ha commesso un grave errore – ha dichiarato ai quotidiani locali – Prenderemo provvedimenti”. Per questioni di sicurezza – spiega il conservatore del museo – a Carnevale, per esempio, le persone che entrano mascherate vengono invitate a scoprirsi il volto, ma la regola va interpretata e in questo caso, dice, “la signora aveva tutto il diritto di visitare il museo”.

DA ANSA.IT – BY ANDREA





Abusi di potere

26 08 2008
A Termoli ambulante del Bangladesh fermato con violenza e messo nel bagagliaio dell’auto dei vigili Stampa E-mail

I passanti insorgono. C’è anche un’altra Italia che si ribella alla caccia agli immigrati

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Indignazione e proteste nel comune di Termoli, in provincia di Campobasso, da quando, sabato scorso, Abdul Joinal, immigrato del Bangladesh, è stato protagonista involontario di un episodio che nessuno avrebbe voluto vedere

Si è trattato di un brutale fermo dei vigili urbani: la polizia municipale ha bloccato il venditore ambulante e lo ha trascinato sull’asfalto fino a chiuderlo nel portabagagli. La gente in strada è rimasta indignata dall’accaduto e da quella che è stata ritenuta un’eccessiva violenza. L’episodio è avvenuto davanti a centinaia di cittadini che hanno fotografato la scena con i telefonini e hanno cercato di intervenire in aiuto del giovane. I vigili lo hanno fermato perché non aveva la licenza di vendita. L’extracomunitario avrebbe opposto resistenza e secondo i testimoni sarebbe stato «strattonato a terra e trascinato in mezzo alla strada fino all’auto dei vigili». Alcuni testimoni hanno dichiarato inoltre che i vigili «volevano caricarlo nel portabagagli».

Da più parti l’accaduto è stato definito un atto brutale, di crudeltà gratuita, di violenza assolutamente ingiustificata. I presenti hanno iniziato ad alzare la voce con urla tipo: «vergogna», «pensate ai problemi seri». C’erano persone che cercavano di convincere in tutti i modi i vigili a fermarsi e a lasciare andare il venditore. «Che motivo c’è di trattare come un animale un pover uomo che come unica cosa guadagna pochi euro vendendo braccialetti» dicevano i più.
Ma era un ambulante abusivo, quindi è normale che abbiano cercato di strappargli una cassa di legno nella quale era contenuta l’oggettistica che vendeva, e che, peraltro, rappresenta il suo unico mezzo di sostentamento: «Volevo prendere la valigetta e scappare via- spiega Abdul – Invece mi hanno preso la roba che vale tanto: 4 mila euro. E adesso devo anche pagare 5 mila euro di multa». Inoltre, continua «a Dakha ho mia moglie e due figli: Hera, di 5 anni, e Hemo, di 3. Sono qui per lavorare e mandare i soldi a loro. Ma ora non ho più la merce. Come pago la multa?».

Il comune ha però smentito l’accaduto, e quindi Abdul e un centinaio di testimoni: «Nessuna violenza sul venditore ambulante extracomunitario fermato la notte tra sabato e domenica dai vigili urbani di Termoli». In una foto scattata da un passante e pubblicata su un sito locale si vede l’immigrato a terra circondato dagli uomini della polizia municipale. Il Sindaco della città, Vincenzo Greco ha chiesto al comandante del corpo «una relazione dettagliata sull’accaduto», ma il comune smentisce categoricamente le notizie su presunte aggressioni o percosse da parte dei vigili urbani.
Le numerose testimonianze, soprattutto fotografiche, parlano però in maniera piuttosto esplicita di un’altra dinamica, assolutamente in linea con il clima da caccia alle streghe che si vive oggi in Italia, ma anche un’altra cosa appare evidente: a giudicare dalla per nulla scontata indignazione dei testimoni, forse, è il caso di dire che in fondo questo è un paese migliore di quanto lo si dipinga.

(26.8.08)                          DA LARINASCITA.ORG – BY ANDREA





Terrore NATO in Afghanistan

22 08 2008

Afghanistan, altra strage di civili

All’ovest la Nato ne uccide 75

Feriti tre soldati italiani vicino a Kabul

 afghanistan, attacco usa

Settantasei civili, in maggioranza donne e bambini, sono stati uccisi oggi da un bombardamento della coalizione a guida Usa, nell’ovest dell’Afghanistan. Lo annuncia il ministero degli Interni afgano con un comunicato, aggiungendo di aver avviato un’inchiesta sull’accaduto.«Il bombardamento è avvenuto nel distretto di Shindand, provincia di Herat», precisa il ministero degli Interni, che esprime il «suo grande rammarico per un incidente involontario». Il governo ha già inviato «una delegazione di 10 persone sul posto per raccogliere informazioni sull’accaduto». Molte persone sono state ferite e si trovano in gravi condizioni.

Secondo un responsabile della polizia, Akramuddin Yawer, almeno 15 case sono state distrutte dai bombardamenti e 76 persone sono state uccise, in maggioranza donne e bambini, ma anche talebani.

In un primo momento il ministero della Difesa aveva dato notizia della morte di 5 civili e 25 talebani in seguito ai bombardamenti aerei: «Commando afgani e forze speciali americane hanno attaccato alle due del mattino le postazioni dei talebani nel distretto di Shindand», tra le province di Herat e Farah, nell’ovest, aveva dichiarato il generale Mohammad Zaher Azimi, portavoce del ministero. Quella zona rientra nella sfera di influenza del comando italiano in Afghanistan.

Nel corso dei primi quattro mesi del 2008 circa 200 civili afgani sono stati uccisi «per errore» dalle forze internazionali, nella maggior parte dei casi da bombardamenti aerei, secondo un bilancio fornito dall’inviato speciale dell’Onu, Philip Alston. Nello stesso lasso di tempo 300 civili sarebbero stati uccisi da attacchi talebani, per lo più attentati suicidi.

Negli ultimi mesi l’escalation di morti civili è stata fortissima. Gli “errori” della Nato si sono succeduti con frequenza sempre maggiore favorendo anche l’antipatia della popolazione afgana e un ritorno di favori per i talebani.

In Afghanistan poi continuano a morire soldati occidentali per mano dei talebani che controllano ormai buona parte del territorio. Prima la strage dei francesi, su cui non si sono ancora sedate a Parigi le polemiche, poi l’uccisione di tre polacchi sempre del contingente Nato, saltati su una granata, e ora tre soldati italiani rimasti feriti in un agguato. L’Afghanistan si sta trasformando in un bagno di sangue per le truppe europee a sostegno del comando Usa nel contingente interforze sotto la bandiera atlantica. Secondo i reportage da Kabul del quotidiano Le Monde la popolazione afghana teme che la capitale stia per cadere in mano ai talebani.

Ciò che è certo è che venerdì mattina alle 7:20 locali (le 4:50 in Italia) un mezzo VM90 “protetto” – quindi non blindato – del contingente italiano è stato investito da una esplosione in una zona rurale a circa 20 chilometri a nord da Kabul. Cioè in un quadrante diverso ma sempre non troppo distante dal luogo dove hanno trovato la morte i dieci soldati francesi, lunedì scorso, dopo un assedio durato ore sotto il tiro dei cecchini talebani. I francesi sono rimasti impegnati in violenti combattimenti a quaranta chilometri in direzione est alla periferia della capitale. Gli italiani erano invece in perlustrazione nella zona nord, non si sa a che raggio di distanza dal centro città.

Nel caso della pattuglia colpita nell’esplosione, la ricostruzione delle circostanze non è del tutto chiara ma si sospetta che a provocare il danneggiamento nella parte posteriore sia stato un ordigno rudimentale comandato a distanza. Quindi si tratterebbe di un agguato.

I militari italiani che appartengono al IX reggimento alpini dell’Aquila e al II reggimento del Genio Guastatori di Trento -spiegano al comando -stavano andando a svolgere un’attività pianificata di bonifica di ordigni ritenuti nei giorni scorsi. Ma sulla natura dell’esplosioneche li ha colpiti, si precisa, sono ancora in corso accertamenti. Il comando ha intanto già provveduto ad avvertire i familiari dei tre militari feriti di quanto è avvenuto e delle loro condizioni di salute. Nessuno dei tre è grave come ha assicurato al ministro della Difesa Ignazio La Russa il Capo di Stato Maggiore della Difesa, generale Vincenzo Camporini.

Durante la nottata invece, proprio nel distretto di Herat che ricade sotto il controllo delle truppe italiane, c’è stato un bombardamento in cui sono morte una trentina di persone. Secondo il portavoce della coalizione a guida Usa, Nathan Perry, si trattava di insorti. «Stando alle prime informazioni di cui disponiamo, cinque insorti sono stati arrestati e 30 uccisi. Non ho alcuna informazione su vittime civili», ha detto Perry.

Invece secondo il ministero della Difesa afghano ci sono anche civili tra i 30 uccisi nella notte da forze afghane e della coalizione nei pressi di Herat. «Forze di polizia afghane e militari americani hanno attaccato alle due del mattino posizioni dei taleban nel distretto di Shindand», ha detto il portavoce della Difesa, il generale Mohammad Zaher Azimi. «Le forze internazionali hanno anche effettuato un bombardamento aereo a sostegno delle operazione a terra – ha aggiunto – in totale 25 taleban sono stati uccisi, tra cui due importanti comandanti. Ma purtroppo anche cinque civili sono morti».

Pubblicato il: 22.08.08
Modificato il: 22.08.08 alle ore 18.26                   DA UNITA.IT – BY ANDREA





Drogato ed estremista, ovvero comunista

21 08 2008

Catania: 16enne tolto alla madre

La motivazione: «È comunista»

Prc, Ferrero: «Intervenga Napolitano»

Marco Fillippetti

 manifestazione rifondazione

Ed ora la militanza di sinistra diventa una discriminante sociale, anche per i fatti di famiglia. L’iscrizione al circolo Tienanmen dei Giovani comunisti (organizzazione giovanile del Prc) è tra le motivazioni del provvedimento con cui la prima sezione civile del Tribunale di Catania ha affidato sedicenne al padre anziché alla madre.
L’adesione del ragazzo al Tienanmen era stata segnalata dagli assistenti sociali, che hanno definito il circolo giovanile di Rifondazione un «gruppo di estremisti». Secondo il rapporto dei servizi sociali citato nella sentenza del Tribunale, ci sarebbe un adescatore maggiorenne, il segretario del circolo studentesco appunto, «che convince i ragazzi minorenni all’attivismo politico e all’iscrizione al gruppo». Peccato che nel circolo giovanile del Prc Tienanmen di Catania c’è una regola per la quale una volta compiuti i 18 anni bisogna iscriversi al circolo territoriale del partito. Come ci dice Pier Paolo Montalto, Segretario della federazione catanese del Prc, «l’attuale segretario ha 16 anni ed è un bravissimo ragazzo che ha fatto dell’antimafia e delle battaglie per la legalità una scelta di vita». «Se quello che è scritto sulla sentenza fosse confermato si tratterebbe di una discriminazione pesantissima – prosegue Montalto che tra l’altro è un avvocato – oltre ad essere una falsità disumana».

Il segretario provinciale del Prc continua: «La cosa più grave è che i servizi sociali hanno collegato la militanza politica all’uso di droghe e di sostanze psicotrope. Questo per noi è un insulto all’impegno quotidiano che i nostri ragazzi ogni giorno mettono in campo contro la mafia e le disparità sociali del nostro territorio, che sono tantissime – continua Montalto». Secondo il dirigente di Rifondazione «Il circolo studentesco è un “oasi felice” in una città dove forte è la criminalità giovanile e il disorientamento sociale». Conclude il segretario: «I giovani attivisti del circolo sono tutti ottimi ragazzi. Hanno tutti ottimi voti a scuola e sono impegnati nel volontariato sociale, altro che sbandati e pericolosi estremisti come li ha definiti il rapporto del Tribunale».

«Stiamo ancora cercando di capire i motivi che hanno spinto il tribunale a prendere questa decisione. Il ragazzo non si droga, non ha commesso reati. La cosa che ci ha colpiti è che viene citato come appartenente ad un gruppo estremista. Secondo noi è stato montato un caso sul nulla». Lo afferma l’avvocato Mario Giarrusso, legale di Agata Privitera, madre del ragazzo. Secondo il quotidiano “La Repubblica”, che ha rivelato il caso, nelle loro relazioni gli assistenti sociali avrebbero affermato che il giovane «frequenta luoghi di ritrovo giovanili dove è diffuso l’uso di sostanze alcoliche e psicotrope», e definito i comunisti «estremisti». La vita del sedicenne inoltre sarebbe «senza regole». Nelle relazioni dei servizi sociali e nell’ordinanza del Tribunale inoltre si rimprovera alla madre di aver nascosto al marito che il ragazzo ha avuto «una irregolare frequenza scolastica» e di avere dato il suo beneplacito a «mancati rientri a casa». Il padre è un impiegato comunale, la madre è un medico. La donna è stata obbligata a versare 200 euro al mese al marito per il mantenimento dei figli e a lasciare la casa.

«Mio figlio va al mare e studia – dice la madre – ha avuto tre debiti al penultimo anno del classico in greco, latino e filosofia. Come può essere sereno con questa guerra in atto?». La coppia ha altri due figli, una ragazza che ha appena compiuto i 18 anni, che viveva con il padre ma che ora dopo aver compiuto la maggiore età è andata a vivere con la madre, ed un maschio di 12 anni, che è stato assegnato anch’egli al padre ma che vuole andare a vivere con la madre. «In questo momento il Tribunale per i minorenni di Catania sta decidendo se mandare il ragazzo in comunità, come richiesto dagli assistenti sociali. Con l’aiuto di alcuni consulenti – ha aggiunto il legale – stiamo cercando di preparare una richiesta al Tribunale per un riesame della vicenda»

Sulla vicenda è intervenuto anche il leader di Rifondazione Paolo Ferrero, ex ministro della Solidarietà sociale: «Nell’esprimere la mia piena a totale vicinanza e solidarietà a M.P. e a sua madre, ritengo necessario che venga affrontata e risolta la gravissima violazione costituzionale che si è verificata a Catania». E chiede l’intervento del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. «Che, nella loro relazione, i servizi sociali del comune di Catania trattino la militanza in Rifondazione Comunista come un fatto sostanzialmente illecito e negativo per un ragazzo è gravissimo e testimonia di pregiudizi incompatibili con l’espletamento di un pubblico servizio. Che la Prima Sezione Civile del Tribunale di Catania motivi una sentenza con le stesse argomentazioni non è solo gravissimo ma inaccettabile in uno stato di diritto», afferma Ferrero in un comunicato. «Ho quindi scritto al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano affinché nella sua veste di garante della Costituzione e di Presidente del Consiglio Superiore della Magistratura intervenga per porre rimedio a questa situazione inaccettabile».

Pubblicato il: 20.08.08
Modificato il: 20.08.08 alle ore 21.04

DA UNITA.IT – BY ANDREA