Il socialismo è l’alternativa

25 11 2008

Si è concluso il 10° Incontro internazionale dei Partiti comunisti e operai

di PCdoB

su altre testate del 25/11/2008

Il 10° Incontro Internazionale dei Partiti comunisti e operai si è svolto con successo a San Paolo, Brasile, dal 21 al 23 novembre 2008, ospitato dal Partito Comunista del Brasile. Vi hanno partecipato 65 partiti di 55 diversi paesi.

I rappresentanti dei partiti sono intervenuti sul tema dell’incontro: “Nuovi fenomeni nel contesto internazionale. Crescenti contraddizioni e problemi nazionali, sociali, ambientali ed interimperialisti. Lotta per la pace, la democrazia, la sovranità, il progresso e il socialismo e unità d’azione dei Partiti comunisti e operai”.

I testi di questi interventi saranno pubblicati integralmente dal partito ospitante.

L’incontro ha consentito un importante scambio di idee tra i partiti presenti. Al 10° incontro è pervenuto un messaggio dal Presidente della Repubblica Federale del Brasile, Luis Inacio Lula da Silva, in cui viene espresso “il riconoscimento di tutte le vostre lotte in difesa dei lavoratori e dei ceti più poveri” e “il vostro impegno nella costruzione di un nuovo ordine economico internazionale”.

Il 10° Incontro si è realizzato nel pieno di una grave crisi del capitalismo, tema che è stato presente in tutti gli interventi. Molti partecipanti hanno fatto rilevare la natura strutturale e sistemica della crisi, mettendo l’accento sul fatto che la crisi rappresenta una caratteristica dello sviluppo capitalistico, in questo caso accresciuta dalle politiche finanziarie neoliberali degli ultimi decenni.

L’attuale crisi dimostra il completo fallimento e il collasso del neoliberalismo – hanno detto gli intervenuti – ma non rappresenta automaticamente la fine del capitalismo. Al contrario, la borghesia sta utilizzando il suo potere politico nei paesi più sviluppati per mettere in atto un’ “operazione di recupero” del sistema. Tali misure non renderanno il capitalismo più virtuoso, ma faranno pagare ai lavoratori il costo del tentativo di risolvere le contraddizioni intrinseche al sistema stesso.

Questa grave crisi distrugge anche il mito secondo cui la controrivoluzione del 1989-1991 avrebbe rappresentato la vittoria finale e irreversibile del capitalismo. Essa mette in evidenza i limiti del capitalismo come sistema sociale e la necessità del suo superamento rivoluzionario.

In merito alla questione della crisi capitalistica, i 65 partiti hanno approvato la “Dichiarazione di San Paolo” (che riportiamo di seguito – ndr), in cui si afferma che “il socialismo è l’alternativa”.

Molti partiti hanno rilevato il significato positivo della crescente opposizione all’egemonia degli Stati Uniti nel mondo, notando che l’umanità è entrata in una fase di rafforzamento della lotta antimperialista, per l’indipendenza, lo sviluppo e il progresso sociale dei popoli e delle nazioni. A tale proposito alcuni partiti hanno messo in evidenza l’importanza dell’emergere di nuove alleanze dei paesi in via di sviluppo, come, ad esempio, IBSA (il forum trilaterale tra India, Brasile e Sud Africa) e gli incontri regolari del BRIC (Brasile, Russia, India e Cina) quali espressioni di un rafforzamento delle relazioni Sud-Sud.

Per tutti i Partiti comunisti e operai presenti, la crisi rafforza la necessità di far avanzare la questione della transizione al socialismo, e di intensificare la battaglia delle idee tra i popoli nel momento in cui i limiti del capitalismo appaiono così evidenti a tutti. I partiti presenti hanno anche valorizzato quanto sia importante sul piano simbolico avere realizzato il loro incontro annuale per la prima volta in America Latina, mettendo così in rilievo l’internazionalizzazione dei processi connessi a tale incontro, e considerando che questa regione è diventata un polo della resistenza anti-neoliberale e antimperialista.

Il 10° Incontro ha adottato una dichiarazione di “Solidarietà con i Popoli dell’America Latina e dei Caraibi”, che saluta le lotte popolari e le recenti vittorie ottenute nel continente dalle forze democratiche, progressiste e antimperialiste, ivi compresi i comunisti.

I partecipanti all’Incontro hanno espresso profonda preoccupazione per l’esplosiva situazione nel Medio Oriente, provocata dai piani imperialisti USA di riconfigurare la regione, dall’occupazione dell’Iraq e dalla continua oppressione del popolo palestinese da parte di Israele. I partiti presenti hanno richiamato l’attenzione in particolare sulla crisi umanitaria a Gaza, causata dall’assedio di Israele, di cui hanno chiesto la cessazione, insieme all’eliminazione del muro razzista e degli insediamenti israeliani.

I partecipanti hanno deciso di promuovere una serie di azioni comuni, quali: iniziative sulla crisi capitalista; campagne di solidarietà con Cuba, in occasione del 50° anniversario della Rivoluzione cubana; iniziative anti-NATO in occasione dei 60 anni della sua fondazione; azioni di solidarietà con la Palestina, comprese visite di delegazioni a Gaza.

I delegati dei 65 Partiti comunisti e operai hanno preso parte ad una manifestazione di solidarietà con le lotte dei popoli latinoamericani. In tale occasione, essi hanno avuto la possibilità di ascoltare, insieme ai militanti comunisti brasiliani, i discorsi dei rappresentanti di movimenti sociali e politici e progressisti dell’America Latina e di ribadire la loro solidarietà internazionalista.

San Paolo, 23 novembre 2008

Comunicato a cura del Partito Comunista del Brasile (PCdoB)

Traduzione di Mauro Gemma per http://www.lernesto.it





A rischio un milione di lavoratori precari. Solo nel privato 400 mila a casa il 31 dicembre

25 11 2008

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Tutti uniti verso lo sciopero generale a fronte di un Governo che non vara misure sociali ma aiuti solo per Confindustria

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Nessun rinnovo del contratto. Quattrocentomila lavoratori a termine rischiano di essere non confermati il prossimo 31 dicembre. A denunciarlo la Cgil, secondo una stima che prende in considerazione solo il settore privato dove operano con contratto “non a tempo indeterminato” circa 3,4 milioni di persone

Ma sarebbero oltre un milione, su un totale di 4.5, i precari che potrebbero perdere il posto. Il tutto mentre l’amministratore delegato della Fiat, Sergio Marchionne, lancia un monito al Governo sui rischi di «incentivi discriminanti» tra le imprese e rivendica aiuti «per tutti o per nessuno».

Non accade lo stesso per i lavoratori. I primi ad essere colpiti sono i più deboli, quelli senza garanzie, senza diritti, senza tutele. Quelli non sindacalizzati perché «saltuari» nel mondo del lavoro, almeno dal punto di vista formale e contrattuale, e quindi facilmente ricattabili e forzatamente flessibili. Per i più fortunati c’è il ricorso alla cassa integrazione, all’indennità di mobilità, agli ammortizzatori sociali, espedienti residuali di quel welfare State che, definitivamente cancellato, sopravvive solo in funzione ai bisogni e agli interessi del capitale. Nel gruppo Fiat entro fine anno, tra contratti a tempo determinato e somministrati, ci saranno 5 mila posti in meno, mentre il settore alimentare perderà 10 mila contratti a termine. Perché di fronte ad una crisi che i padroni non vogliono pagare, mettendo sul tavolo i profitti accumulati nel corso degli ultimi decenni, in Italia come nel resto del mondo si tagliano milioni di posti di lavoro.

È la dura legge del mercato, quella della domanda e dell’offerta. A casa tutti coloro che sono in esubero, che non servono più, o peggio che ostacolano la ripresa economica. Per il rilancio delle imprese si deve puntare ad un aumento della produttività, che altro non significa che maggiore sfruttamento dei lavoratori che rimangono. Lavorare più tempo, più intensamente e per meno salario. E con la prospettiva di andare in pensione sempre più tardi e con meno soldi in tasca. Un tempo si parlava di un “esercito di riserva” sempre ai margini del mondo del lavoro ufficiale, che veniva occupato in tempi di vacca grassa. Ora si teorizza ideologicamente da parte padronale un’organizzazione del lavoro fondata su disoccupazione, sottoccupazione e precarizzazione di massa. È la fotografia dell’attuale fase di sviluppo del sistema capitalistico.

E qui si consuma la divisione generazionale tra padri e figli, che un tempo, attraverso lo studio, erano destinati al miglioramento della condizione sociale di partenza e oggi, invece, sono stretti tra un presente di sacrifici e un futuro di incertezza. La frattura deve essere ricucita nel mondo del lavoro, è il «movimento operaio» a dover ritrovare la sua unità, per riprendere forma e corpo nella lotta sindacale e nella battaglia politica di classe. Perché il sistema capitalistico funziona sempre allo stesso modo: più sfruttamento dei lavoratori, più profitto.

Il Governo continua a parlare di ammortizzatori sociali da estendere anche ai lavoratori precari, ma qualsiasi decisione in merito verrà rinviata al 2009, quando migliaia di lavoratori saranno già stati mandati a casa a fine anno. E dall’incontro di stasera con le parti sociali, la Cgil non si aspetta nessuna proposta risolutiva. Sarà l’ennesima esposizione, senza contraddittorio, della  sequela di provvedimenti anticrisi varati dai diversi consigli dei Ministri straordinari. Interventi che non fanno parte di un più ampio piano di programmazione economica, ma annaspano qui e là tra i vari bilanci di spesa, rosicchiando fondi e contingentando risorse da destinare al motore del Paese: Confindustria. Ma senza dimenticare i più poveri, le famiglie bisognose e i pensionati più disagiati, naturalmente. Per tutti loro è stato predisposto un caritatevole assegno di sostegno, che abbia il doppio fine di aiutarli in quelle spese natalizie necessarie per risollevare il magro bottino del settore commerciale. È il mercato delle merci il destinatario ultimo, ovviamente.

Sarà lo sciopero generale del 12 dicembre indetto dalla Cgil e dai sindacati di base Cobas, Rdb-Cub, Sdl a ribadire al Governo e a Confindustria che i lavoratori non ci stanno a pagare la crisi.

s.b.

(24.11.08)                  (www.larinascita.org)