| ANCORA RAID SU GAZA, COLPITO MINISTERO INTERNO HAMAS |
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| Corpi recuperati dalle macerie a Gaza |
| E’ il primo bombardamento contro un edificio governativo. Decine di incursioni nella notte, uccisi sette palestinesi tra cui sei bambini. Colpito l’ufficio di Haniyeh. Ultimo bilancio: 310 morti, 1.420 feriti. Intanto le truppe israeliane si sono ammassate lungo i confini e commando sarebbero entrati in azione; richiamati i riservisti. Stamani un razzo ha colpito Ashqelon uccidendo una persona e ferendone altre 15. Hamas minaccia di uccidere ministri israeliani. Ban Ki-Moon è tornato a chiedere la fine immediata delle violenze; Cina a Israele: interrompere ogni operazione militare.
da: www.ansa.it |
310 morti, 1.420 feriti. E non è ancora finita.
29 12 2008Commenti : Lascia un commento »
Categorie : Palestina
I Talebani si riprendono l’Afghanistan
29 12 2008
Provincia di Wardak (Afghanistan), 29 dic. (Ap) - Due mesi fa, racconta Mohammad Anwar, i talebani hanno fatto sfilare dei ladri nelle strade del villaggio, hanno spalmato olio sui loro volti e li hanno rinchiusi in prigione. Una punizione pubblica utile a far comprendere agli abitanti della zona che avevano ormai assunto il controllo della provincia, distante soli 50 chilometri di autostrada dalla capitale Kabul. La presenza dei talebani alle porte di Kabul è stata confermata da più fonti, tra funzionari di governo, analisti, leader talebani e gente comune, interpellati dall’Associated Press. A oltre sette anni dall’invasione americana, la milizia islamica sta cercando di ricreare il governo con cui aveva amministrato il Paese dalla fine degli anni ‘90 al 2001. Nell’ultimo anno, solo nella provincia centrale di Wardak i comandanti talebani hanno conquistato capitali di distretto, eretto posti di controllo sulle strade di campagna e catturato soldati afgani. Oggi, a Wardak i talebani dispongono di un proprio governatore e di un capo delle forze armate, di un sistema giudiziario e di leader religiosi che esercitano anche la professione di giudici. Bande di miliziani si avventurano spesso nelle zone rurali, facendosi giustizia contro presunte spie e ladri. “Al calare della notte, non si vede più la polizia da queste parti”, racconta all’Ap Anwar, 20 anni, sollecitando il giornalista a rientrare a Kabul prima di essere individuato dai miliziani. A pochi chilometri di distanza, un poliziotto di nome Fawad gestisce un posto di blocco vestito con gli abiti tradizionali, in modo da apparire una persona del posto in caso di attacco talebano. “Ci sono stati sempre più talebani quest’anno – dice Fawad – la gente dei villaggi non si rivolge più alle corti del governo. I talebani li hanno ammoniti a non recarsi più lì”. In un numero crescente di regioni, i miliziani hanno affidato l’incarico di governatore o di capo di polizia e delle forze armate ai comandanti delle milizie; hanno imposto una “tassa” del 10% alle famiglie ricche e preteso donazioni dai più poveri, come cibo e tetto per i combattenti; hanno decretato la coscrizione militare per tutti gli uomini in età adulta, per consentire la rotazione delle forze talebane; hanno creato un sistema giudiziario parallelo, gestito da religiosi che impongono punizioni come catramatura, umiliazioni pubbliche e taglio delle mani; hanno intimato la chiusura delle scuole o la sostituzione delle materie scientifiche con materie religiose; infine, hanno creato posti di blocco per imporre tasse e perquisire veicoli del governo e degli stranieri. La crescente “talebanizzazione” riguarda vaste aree del Paese dove Stati Uniti, Nato e governo afgano non dispongono di truppe sufficienti. Si comprendono allora i piani Usa per rafforzare la presenza militare nel Paese, con l’invio a gennaio di truppe proprio a Wardak e Logar, alle porte di Kabul, in attesa dell’arrivo entro la prossima estate di altri 20.000-30.000 soldati. Sim
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Davanti all’impegno multilaterale per l’invio di nuove truppe d’occupazione verso l’Afghanistan, ecco la risposta dei “nemici”. Hanno riconquistato l’influenza e il controllo che avevano prima del tremendo attacco, successivo all’11 settembre, che noi tutti ricordiamo come uno degli atti di violenza più criminali e indiscriminati effettuato ad opera delle forze facenti parte della coalizione guidata dall’America. In quel periodo, 8 anni fa, i ripetuti bombardamenti indiscriminati sul deserto e sulle montagne alla ricerca cieca della “primula rossa”(Osama Bin Laden), non fecero altro che far rinascere quel sentimento di odio nella popolazione verso il “grande satana”, l’America appunto. Ci ricordiamo dei matrimoni afghani, celebrati con colpi di fucile in aria, scambiati per atti terroristici dalle forze d’occupazione e bombardati senza pietà. Questo è solo un aneddoto di questa guerra che dura fin da troppo, e che mai doveva iniziare. Centinaia di migliaia di civili uccisi dall’ignoranza e dall’ipocrisia di dominazione globale statunitense. La forza di questo popolo viene da molto lontano, da altri nemici, da altre guerre e da altre più pesanti occupazioni (quella dell’Urss tra gli anni 80 e 90), da cui si è sempre rialzato, ma a quale costo. I Talebani oggi sembrano ancora più presenti, ancora più prepotenti e tiranni verso la popolazione e la società afghana, di quanto non lo fossero qualche anno fa. Questo perchè la ferocia della guerra americana ha radicalizzato gli animi e ha spinto questi mujedin a nascondersi sulle montagne per qualche anno, rinforzarsi, riarmarsi e una volta che l’attenzione internazionale fosse calata, ripiombare sui villaggi per riprendersi ciò che gli era stato tolto. Gli afghani non vogliono i Talebani, sono violenti, sono totalitari,tiranni e assassini. Ma gli afghani non vogliono neanche americani, inglesi, italiani, perchè sono nemici, usurpatori, tiranni e assassini. BASTA con l’occupazione e la guerra in Afghanistan. BASTA con la guerra al terrorismo. BASTA con le servitù militari, le basi Nato in Italia e le missioni di pace che servono solo a coprire con le armi i potenti affari economici nelle terre del Medio-Oriente.
Antonio Vergoni
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Categorie : Afghanistan
Gaza, nuovi raid israeliani in corso. Hamas: “Almeno 400 le vittime”
28 12 2008Il dato sui morti fornito da un portavoce del movimento islamico: i feriti sarebbero un migliaio. Lancio di razzi contro diverse località del Sud di Israele. Il Consiglio di sicurezza dell’Onu chiede il cessate fuoco. Abu Mazen accusa: “Il massacro si poteva evitare”.
L’offensiva israeliana a Gaza è “un crimine contro l’umanità”. Lo ha detto il primo ministro turco Recep Tayyip Erdogan chiedendo allo stato ebraico di fermare immediatamente i raid nel territorio palestinese.
Un palestinese è stato ucciso oggi dai soldati israeliani nel corso di una manifestazione di solidarietà con Gaza, a Nilin, nel nord della Cisgiordania. Nel corso della manifestazione sono scoppiati scontri tra giovani palestinesi che lanciavano pietre e agenti di frontiera israeliani, che hanno risposto con i gas lacrimogeni e con proiettili per disperderli. La vittima aveva 20 anni. Un altro giovane è rimasto gravemente ferito.
Il capo della diplomazia russa, Sergei Lavrov, ha chiesto oggi alla sua omologa israeliana Tzipi Livni “la cessazione urgente” delle operazione militari nella Striscia di Gaza. Lo riferisce un comunicato del ministero degli Esteri di Mosca.
La Siria ha informato la Turchia di aver interrotto tutti i negoziati indiretti con Israele a seguito dell’offensiva lanciata ieri dalle forze di difesa israeliane contro le installazioni di Hamas nella Striscia di Gaza. Lo riporta il Jerusalem Post, che cita l’agenzia di stampa siriana Sham Press. I colloqui di pace indiretti tra la Siria e Israele erano ripresi lo scorso maggio, dopo una sospensione di otto anni, grazie alla mediazione di Ankara.
Un palestinese ucciso e sei feriti: questo, secondo la agenzia di stampa palestinese Maan, il bilancio di disordini divampati oggi nel villaggio cisgiordano di Nìlin (Ramallah) fra dimostranti locali che protestavano per i bombardamenti su Gaza e reparti dell’esercito israeliano. La notizia non ha ancora conferma da parte israeliana.
“Ai nostri fratelli delle brigate Al Qassam diciamo che è giunta l’ora di dare il via ad operazioni decisive e forti nella profondità israeliana per colpire anche con le operazioni di martirio”. E’ la nuova minaccia pronunciata da Hamas attraverso un comunicato letto in diretta tv dal suo portavoce Fawzi Barhoum, che ha accusato l’occidente di rimanere inerme di fronte “all’olocausto”.
Ha destato scalpore in Israele la decisione del ministro dello sport e della cultura, l’arabo-israeliano Ghaleb Majadla, di boicottare l’odierna seduta del governo israeliano in un gesto di protesta per il bombardamento di Gaza che ha provocato quasi 300 morti. Alcuni esponenti di destra hanno chiesto al premier Ehud Olmert di destituire Majadla: cosa che probabilmente non è possibile in quanto il governo è dimissionario e quindi non sono possibili né licenziamenti né nuove nomine.
da: www.repubblica.it
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Categorie : Palestina
60 anni di occupazioni e di stermini
28 12 2008|
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Categorie : Palestina


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