ARRIVANO I MOSTRI! episodio secondo: Lo stoccafisso

28 02 2009

Di Antonio Vergoni

Succedeva qualche anno fa…in anni difficili per l’Italia, che a dirli bui è un eufemismo: quelli del Ventennio di dittatura fascista.

Giravano in quel periodo nelle strade di Roma, come nel resto del Paese, curiosi cittadini intenti a ripulire le città da potenziali turbatori dell’ordine pubblico, straccioni e gente di sinistra in genere.

Queste squadre di volontari, grazie ai meriti acquisiti sul campo, quali le persecuzioni mirate a socialisti, comunisti, sindacalisti; l’escalation di azioni incendiarie verso le Case del Popolo e missioni punitive a domicilio con tanto di degustazione forzata di olio di ricino, metodo di dissuasione politica inventato e propagandato dal sommo poeta D’Annunzio; acquisirono dopo un periodo di “irregolarità”, status di vere e proprie milizie paramilitari sotto diretto comando del Capo del Governo Benito Mussolini.

Quando le proteste nei confronti di queste squadre di “volontari” montarono fino a diventare insostenibili anche per il Re, ci fu un ordinanza che vietò l’uso del manganello, strumento d’offesa in dotazione agli squadristi, oltre ovviamente all’uso di armi in generale. Fu così allora che il vulcanico genio fascista partorì l’idea dello Stoccafisso. Lo Stoccafisso è un pesce essiccato che se usato per offendere provoca ferite profonde e infezioni molto pericolose per chi viene colpito. Lo Stoccafisso non è un arma, ma un pesce appunto.

Le ronde di sicurezza istituite dal governo fascista di Berlusconi non saranno dotate di armi (anche se sappiamo che essendo reclutati tra ex delle forze dell’ordine, dei militari, sono in possesso a vita del porto d’armi); al posto delle armi e del manganello, avranno il Mag-lite, la torcia manganello. Questa torcia ha la peculiarità di far risparmiare peso e spazio al “volontario della sicurezza”, garantendo allo stesso tempo l’effetto congiunto di un buona torcia potente e di un buon manganello potente…..

Cosa dite? La solita litania anti-berlusconiana? Le solite congetture filo sovietiche? Casualità storiche?

Mha! Al lettore affido ulteriore riflessione.

Comesempreapugnochiuso.





Manifesto internazionale organizzazioni internazionali degli studenti

28 02 2009
Manifesto internazionale
Postato il 10 / Dec @ 01:20:21 da matteom

(Nazionale) A difesa dell’istruzione pubblica e contro i piani di privatizzazione
Che la crisi la paghi chi ne è responsabile, i capitalisti
Operai e studenti uniti nella lotta per il socialismo

Il sistema capitalista risente di una crisi dalle proporzioni storiche. La recessione economica si estende a macchia d’olio in tutto il pianeta, colpendo tutti i paesi, tutti i continenti e minacciando il presente e il futuro di milioni di famiglie di lavoratori. Fino ad ora, tutte le decisioni adottate dai governi, indipendentemente dal loro schieramento, hanno avuto un solo beneficiario: le grandi banche, i grandi monopoli e i grandi speculatori, cioè i responsabili stessi del caos economico e della crisi che stiamo attraversando.

Questo manifesto è stato approvato da varie organizzazioni studentesche all’ultimo congresso del Sindicato de Estudiantes, 21 | 23 novembre 2008

In poche settimane sono stati approvati programmi di aiuto per destinare miliardi di euro alle grandi banche, distruggendo contemporaneamente milioni di posti di lavoro e portando avanti provvedimenti per la privatizzazione dei servizi pubblici essenziali quali la sanità e l’istruzione.

Le organizzazioni firmatarie:

Bloque Popular Juvenil (BPJ), El Salvador

Comitato in difesa della Scuola Pubblica-Coordinamento Studentesco Universitario
(CSP-CSU), Italia

Comité de Lucha de Estudiantes del Politécnico-Comité Estudiantil en Defensa de la Educación Pública (CLEP-CEDEP), Méssico

Juventude Revolução
, Brasil

Sindicato de Estudiantes, Spagna

Approvato al XIV Congresso del Sindacato degli Studenti,
Madrid, 23  novembre  2008.

2. I firmatari di questo manifesto, organizzazioni rivoluzionarie degli studenti, considerano che il responsabile di questa ecatombe ha un nome e un cognome: è il sistema capitalista, un sistema basato sulla proprietà privata dei mezzi di produzione, il cui motore è la lotta per il massimo profitto. Tutte le decisioni adottate per uscire dalla crisi hanno mostrato che la cosiddetta “democrazia” capitalista non è altro che la dittatura del capitale finanziario e dei monopoli. Una manciata di grandi capitalisti in tutto il mondo, che nessuno ha eletto, che nessuno ha votato, governa il destino dell’umanità. Questa oligarchia di intoccabili concentra un patrimonio equivalente ai redditi dei due terzi della popolazione mondiale ed è responsabile della precarizzazione generale che colpisce i giovani lavoratori, della distruzione generalizzata dell’occupazione, degli attacchi contro gli investimenti pubblici per l’istruzione, la sanità e l’indennità di disoccupazione, nonché della barbarie che condanna milioni di persone in interi continenti. Per salvaguardare i loro sacrosanti profitti, queste poche grandi banche e multinazionali non si pongono alcun limite: non esitano a organizzare una speculazione alimentare oscena e criminale o a scatenare guerre imperialiste che causano la morte di milioni di persone innocenti.

3. La crisi del capitalismo, tuttavia, presenta anche un altro aspetto. In tutto il mondo stiamo osservando una profonda cambiamento della coscienza dei milioni di oppressi che farà tremare le fondamenta del sistema. Milioni di lavoratori, di giovani, di contadini si stanno domandando in questo preciso momento che senso ha mantenere in vita questo sistema decrepito. La profondità di questa crisi, che tutti paragonano al crack del 1929, sarà causa di effetti politici proporzionali a quelli di allora: un’autentica esplosione della lotta di classe in tutto il mondo. E in questi avvenimenti straordinari, la lotta studentesca sta già occupando il suo posto nell’avanguardia della lotta. In Italia, Spagna, Germania, Francia, Grecia, Cile, Messico, El Salvador, Marocco… i giovani studenti stanno conducendo una dura battaglia a difesa della istruzione pubblica, laica, democratica e scientifica, dei loro diritti democratici e di un futuro che valga la pena vivere.

4. I problemi degli studenti sono tuttavia comuni a quelli di tutta la società. Come organizzazioni rivoluzionarie degli studenti pensiamo che la nostra lotta sia parte di una lotta più ampia, la lotta che la classe lavoratrice porta avanti per difendere i propri posti di lavoro e i propri salari, per garantire un presente decente per le proprie famiglie e un futuro dignitoso per tutti. La causa all’origine della chiusura delle imprese, della delocalizzazione, delle privatizzazioni, dei tagli ai salari è la stessa che privatizza l’istruzione o la sanità, che organizza la repressione contro i lavoratori e i giovani che lottano. È la crisi del capitalismo e la necessità della classe dominante di sottrarre ai lavoratori la maggior parte di plusvalore possibile per mantenere inalterato il proprio tasso di guadagno. La causa degli studenti è pertanto la stessa causa della classe lavoratrice e, se è così, abbiamo bisogno di unire le nostre forze in un fronte comune di classe per combattere gli attacchi dei capitalisti e le conseguenze della loro crisi.

5. La lotta per difendere l’occupazione, i salari, i servizi pubblici, i diritti democratici… oggi minacciati dalla crisi del capitale, richiede di avere un programma rivoluzionario e socialista. All’interno del sistema capitalista non c’è soluzione per i problemi dei lavoratori e dei giovani. Tutti coloro che difendono un capitalismo dal volto umano, regolamentato e controllato, in fondo non affrontano il punto principale: in quali mani sta la ricchezza prodotta dalla classe operaia mondiale con il suo lavoro, chi la controlla e a quale scopo. La crisi del capitalismo è un vero e proprio incubo ed è assolutamente non necessaria. Non c’è giustificazione per la distruzione massiccia di forze produttive, di fabbriche e posti di lavoro quando più di un miliardo di uomini, donne e bambini lottano quotidianamente per la sopravvivenza, in preda alla miseria, denutrizione, violenza imperialista, prostituzione e analfabetismo.

6. Oggi più che mai è necessario organizzare la maggioranza dei giovani di tutto il mondo e la classe lavoratrice sotto la bandiera della rivoluzione socialista, sotto le idee di Marx, Engels, Lenin, Trotsky e Rosa Luxemburg che si sono dimostrate corrette. Sì, c’è una soluzione per questa crisi, ma non è quella del capitalismo dal volto umano, meglio gestito e più “etico”. L’alternativa è la lotta organizzata della classe lavoratrice e dei giovani, di tutti gli oppressi, fino a ottenere l’espropriazione dei banchieri, dei grandi monopoli, dei latifondisti e porre la ricchezza del mondo sotto il controllo della maggioranza della società. Questa è l’unica alternativa realista, l’espropriazione degli espropriatori, la costruzione delle basi di un’economia mondiale pianificata e socialista, dove la lotta per il massimo profitto, la proprietà privata dei mezzi di produzione e lo stato nazionale finiscano nella discarica della storia. In queste condizioni sarebbe completamente possibile garantire la piena occupazione, il diritto a un alloggio, a una sanità e a un’istruzione pubblica di qualità e, naturalmente, alla vera democrazia, la democrazia operaia. Sì, esiste un’alternativa per utilizzare tutta la meravigliosa creatività di cui è capace il genere umano e questa alternativa si chiama SOCIALISMO MONDIALE.

7. Noi che sottoscriviamo questo manifesto lanciamo un appello a tutti gli studenti del mondo, a tutte le organizzazioni studentesche che lottano contro il capitalismo, affinché uniamo i nostri sforzi e facciamo fronte unico per lottare contro la privatizzazione dell’istruzione pubblica, per difendere i posti di lavoro e i salari. Ci impegniamo, inoltre, a coordinare i nostri sforzi di mobilitazione e a difenderci da qualsiasi attacco repressivo contro le nostre organizzazioni e contro l’intero movimento studentesco.





PIU’ TRENI MENO TAV – CAMPAGNA PRC PER I PENDOLARI

25 02 2009
“MENO LUSSO PER LA TAV PIU’ TRENI PER I PENDOLARI”.





Valzer con Bashir

24 02 2009

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Il massacro, così è chiamato fin dalle prime scene del film. Il protagonista, il regista israeliano Ari Folman, riprodotto nell’animazione insieme ad altri compagni di guerra, giovanissimi  israeliani arruolati nell’esercito in missione in Libano che assistettero al massacro di  Sabra e Shatila, da parte di falangisti cristiano maroniti.

 Ari, molti anni dopo, decide di dissotterrare quelle memorie, e affronta un viaggio, fisico, parallelo a quello della memoria, grazie al quale riesce a ricostruire la sua presenza, rimossa dal proprio subconscio, al massacro del 15 settembre 1982. 

L’ora e mezza di film scorre senza intoppi, coinvolgendo lo spettatore e portandolo dinnanzi alla crudeltà insensata della guerra. Il viaggio è soprattutto interno alla coscienza di questi giovani israeliani, incredibilmente alienati da questa guerra, ieri come oggi inconsapevoli strumenti del potere, protagonisti di guerre senza nome.

Una costante di “Valzer con Bashir”, diventa proprio l’inconsapevolezza che i soldati dimostrano. “Spara!, spara a chi?, tu spara e non pensare!”; “ non sapevo neanche dove fossimo, né contro chi dovessimo sparare!”. Questo film è spaventosamente attuale proprio nel riproporre le figure dei soldati israeliani, ignari attori di anni di persecuzioni, violenze e usurpazioni nei confronti del popolo palestinese. A Gaza infatti,  durante l’ultima guerra, un giornalista ha riportato alcuni discorsi di giovanissimi soldati; questi discorsi ripropongono lo stesso senso di incoscienza e superficialità nei confronti di un conflitto, quello verso il mondo arabo, che si trascina da generazioni, quasi una tradizione tramandata di padre in figlio.

“Valzer con Bashir”  è in grado di trasportare lo spettatore, attraverso momenti quasi lisergici, come il pazzo ballo, un valzer, di un soldato israeliano con mitra in mano sotto il fuoco nemico e sotto il gigantesco ritratto di Bashir Gemayel, il politico libanese ucciso in un attentato dai fedayn palestinesi.

La fine del film, dalla tecnica speciale usata e ben riuscita ( Flash, animazione tridimensionale e 3D confluiscono in una animazione messa a punto da Yoni Goodman), si viene trasportati direttamente alla cronaca, alla storia di quell’eccidio, attraverso le immagini reali della morte e della distruzione dei campi profughi di Sabra e Shatila, immagini che colpiscono nel vivo per la loro crudeltà, ma che chiudono il racconto con quella seria obiettività e attaccamento alla storia che il film dimostra di possedere in tutto il suo sviluppo.

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All’alba del 15 settembre 1982, i bombardieri israeliani sorvolavano bassi Beirut ovest e le truppe israeliane erano gia’ posizionate attorno i campi. Dalle 9 del mattino, il generale Sharon era presente a dirigere personalmente le azioni. Sharon si trovava nell’area del comando generale, all’incrocio dell’ambasciata del Kuwait, appena fuori Shatila.

A mezzogiorno fu completato l’accerchiamento dei campi di Sabra e Shatila da parte dei carriarmati israeliani e furono installati numerosi checkpoint tutt’attorno per monitorare chiunque entrasse o uscisse dai campi. Nel tardo pomeriggio, sino a sera, i campi furono bombardati. Giovedi 16 settembre, gli alti comandi militari israeliani diedero ordine all’esercito “di farvi entrare i falangisti, che provvederanno alla pulizia”.
Per le successive 40 ore i falangisti violentarono, uccisero e fecero a pezzi migliaia di civili disarmati, in grande maggioranza vecchi, donne e bambini, sostenuti dall’esercito israeliano, che impediva la fuga ai pochi che riuscivano a scappare dalla carneficina. Residui di razzi israeliani trovati nelle rovine dei campi dimostrarono che gli elicotteri israeliani avevano illuminato a giorno le due notti di orrore per facilitare il compito dei falangisti.
Il numero delle vittime varia da 700 (dichiarazione ufficiale di Israele) a 3.500 (secondo un’indagine condotta dal giornalista israeliano Kapeliouk). Il numero esatto non sara’ mai conosciuto perche’, oltre ai 1.000 corpi sepolti in fosse comuni dalla Commissione Internazionale della Croce Rossa, un gran numero di cadaveri furono sepolti sotto le macerie delle case rase al suolo dai bulldozers.

                                                                                                                                         

                                                                                                               -recensione a cura di Antonio Vergoni