Bene, anche questi risultati sono arrivati, e i giochi si son fatti. Come comunisti siamo nella situazione oramai per noi consueta di extra-istituzionalismo…precisamente compiutosi con il freddo commiato dall’Europa. Con le Amministrative a Ferrara il partito ha retto l’urto, contando sull’appoggio dei Comunisti italiani, riuscendo così a strappare l’agoniato 4%.
Sulla scena politica locale, in queste due settimane prima del ballottaggio, saran tutti pronti ad esibirsi in piroette elettorali, mortaretti propagandistici e previsioni di futuri , con l’unico scopo di conquistare gli ultimi imperdonabili indecisi.
Tagliani potrebbe chiedere a Tavolazzi (lista civica grillina), come a Barbieri (lista civica ), come a Savini ( lista civica ) o come alla Bregola ( Prc-Pdci). Ci si potrebbe spingere fino a Modica dell’Udc. Si commenta da sè la situazione da paranoia elettorale che i cittadini dovranno affrontare nel prossimo periodo. Non che ci sia un reale timore di sconfitta del Pd locale, anche se una certa preoccupazione permane. Preoccupa soprattutto il possibile effetto onda- lunga del voto sui ferraresi, rispetto soprattutto alle vittorie in Veneto del Pdl e della Lega. A Ferrara la Lega ha preso il 6 e mezzo, un risultato fino a qualche anno fa inimmaginabile.
Nei partiti, soprattutto quelli comunisti, la discussione rispetto all’appoggio o meno al Pd e a Tagliani, sarà sicuramente intensa e dai toni molto esasperanti. Non lo auspico certo, ma conoscendo le anime (riformiste?) dei dirigenti dei due partiti comunisti ferraresi, penso che un rischio di sbandare, verso destra, incomberà presto sulle teste dei militanti.
Personalmente sono contrario a sostenere il Pd a questo ballottaggio, e penso inoltre sia necessario mantenere le posizioni di indipendenza rispetto ad esso, raggiunte fino ad ora . L’opposizione, anche al Partito Democratico, così come alle destre, sarà l’unica prospettiva possibile per poter uscire integri da questa crisi, economica e politica.
A Ferrara il lavoro è diventato un problema reale. La cassa integrazione, le chiusure, i licenziamenti, in provincia come in città, hanno bisogno di risposte politiche di classe, dalla parte di chi non ha scelta, di chi questa crisi sta continuando a pagarla.
Solo la coerenza politica potrà farci guadagnare quel rispetto e quella fiducia che ora mancano. Se rinunciamo a questo cammino d’indipendenza, di autonomia di classe e di idee, saremo visti come tutti gli altri, opportunisti e poltronai.
Junius
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