Pdci, ufficio politico respinge le dimissioni di Diliberto

9 06 2009

prcpdciVotato documento per accelerare l’unità con Ferrero e Salvi

L’ufficio politico dei Comunisti italiani ha respinto, con il solo voto contrario di Marco Rizzo, le dimissioni presentate oggi dal segretario dl partito Oliviero Diliberto. E’ stato votato un documento, a quanto riferiscono fonti del Pdci, che impegna il gruppo dirigente ad una accelerazione del processo di riunificazione con Rifondazione comunista e con Socialismo 2000 di Salvi, che si sono presentati alle europee insieme ai Comunisti italiani nella Lista comunista-anticapitalista. Si va avanti, dicono al Pdci, sulla linea seguita finora, dunque riunificazione subito con il Prc, attivazione immediata di coordinamenti nazionali e sul territorio, feste di partito comuni quest’estate. Una iniziativa politica “con le forze che hanno promosso la lista unitaria ma aperta a chi ci vuole stare”, spiegano a largo Augusto Imperatore.





Paolo Ferrero offre le dimissioni.

9 06 2009

topogigioLa batosta elettorale lascia i primi segni. Il segretario di Rifondazione comunista Paolo Ferrero ha rimesso il mandato nelle mani del comitato politico nazionale. Lo ha annunciato lo stesso segretario durante la riunione della direzione nazionale in corso a via del Policlinico sull’analisi del voto. Una scelta per fare chiarezza e per consentire al partito un dibattito «più libero» sul futuro.

Nella sua relazione Ferrero ha rilanciato da un lato la campagna sociale contro la crisi e i provvedimenti del governo, dall’altro la proposta «di dare vita – a partire dai soggetti che hanno composto la lista per le europee, il cui coordinamento si riunirà domani – ad un percorso di aggregazione di un polo della sinistra». Una richiesta chiara di dialogo a 360 gradi, senza preclusioni, dai socialisti a Marco Ferrando, dai movimenti territoriali alle realtà sindacali, ma con un’unica discriminante: l’autonomia programmatica e culturale dal partito democratico.

Sempre nella sua relazione, il segretario ha criticato gli eccessi delle correnti interne nella selezione dei quadri dirigenti e invitato tutto il partito a un rinnovamento culturale e a una riflessione profonda sul comunismo e l’anticapitalismo, in un dialogo più stretto con culture e intellettuali anche esterni al Prc. Insieme a lui ha rimesso il mandato anche tutta la segreteria. Sabato e domenica, nel comitato politico nazionale, il «parlamentino» del Prc dovrà dunque rinnovare gli organismi dirigenti e approvare il documento politico sulla proposta della costruzione del «polo» della sinistra

Da ” il Manifesto” di oggi 9/6/2009

J.





Diario di guerriglia: giorno n esimo.

9 06 2009

Bene, anche questi risultati sono arrivati, e i giochi si son fatti. Come comunisti siamo nella situazione oramai per noi consueta di extra-istituzionalismo…precisamente compiutosi con il freddo commiato dall’Europa. Con le Amministrative a Ferrara il partito ha retto l’urto, contando sull’appoggio dei Comunisti italiani, riuscendo così a strappare l’agoniato 4%.

Sulla scena politica locale, in queste due settimane prima del ballottaggio, saran tutti pronti ad esibirsi in piroette elettorali, mortaretti propagandistici e previsioni di futuri , con l’unico scopo di conquistare gli ultimi imperdonabili indecisi.

Tagliani potrebbe chiedere a Tavolazzi (lista civica grillina), come  a Barbieri (lista civica ), come a Savini ( lista civica ) o come alla Bregola ( Prc-Pdci). Ci si potrebbe spingere fino a Modica dell’Udc. Si commenta da sè la situazione da paranoia elettorale che i cittadini dovranno affrontare nel prossimo periodo. Non che ci sia  un reale timore di sconfitta del Pd locale, anche se una certa preoccupazione permane. Preoccupa soprattutto il possibile effetto onda- lunga del voto sui ferraresi, rispetto soprattutto alle vittorie in Veneto del Pdl e della Lega. A Ferrara la Lega ha preso il 6 e mezzo, un risultato fino a qualche anno fa inimmaginabile. 

Nei partiti, soprattutto quelli comunisti, la discussione rispetto all’appoggio o meno al Pd e a Tagliani, sarà sicuramente intensa e dai toni molto esasperanti. Non lo auspico certo, ma conoscendo le anime (riformiste?) dei dirigenti dei due partiti comunisti ferraresi, penso che un rischio di sbandare, verso destra, incomberà presto sulle teste dei militanti.

Personalmente sono contrario a sostenere il Pd a questo ballottaggio, e penso inoltre sia necessario mantenere le posizioni di indipendenza rispetto ad esso, raggiunte fino ad ora . L’opposizione, anche al Partito Democratico, così come alle destre, sarà l’unica prospettiva possibile per poter uscire integri da questa crisi, economica e politica.

A Ferrara il lavoro è diventato un problema reale. La cassa integrazione, le chiusure, i licenziamenti, in provincia come in città, hanno bisogno di risposte politiche di classe, dalla parte di chi non ha scelta, di chi questa crisi sta continuando a pagarla.

Solo la coerenza politica potrà farci guadagnare quel rispetto e quella fiducia che ora mancano. Se rinunciamo a questo cammino d’indipendenza, di autonomia di classe e di idee,  saremo visti come tutti gli altri, opportunisti e poltronai.

Junius