18 giugno, ore 19:00
Teheran – (Adnkronos/Aki/Ign) – In un comunicato l’affondo del presidente ai media occidentali accusati di diffondere voci e bugie. Cresce la tensione nel Paese: centinaia di migliaia di sostenitori di Mousavi sono scesi nuovamente per le strade vestiti di nero in segno di lutto per i dimostranti uccisi. In piazza anche il leader riformista. Attesa per il sermone di Ali Khamenei domani all’università di Teheran.
Vi sono dei “nemici della nazione” dietro alle proteste in corso in Iran contro i risultati delle elezioni che hanno decretato la vittoria di Mahmoud Ahmadinejad. E’ quanto recita un comunicato diffuso dal governo del presidente iraniano, ripreso dalla televisione locale Press Tv. “I nostri nemici e i loro media hanno assoldato alcuni opportunisti ed elementi deviati ed hanno approfittato della semplicità di alcune persone per provocare le rivolte” recita il comunicato in cui si accusano i media occidentali di “diffondere voci e bugie” sulla correttezza delle elezioni di venerdì scorso.
Intanto cresce la tensione nel Paese. Centinaia di migliaia di sostenitori di Mousavi sono scesi nuovamente in strada oggi a Teheran per manifestare contro i risultati elettorali ufficiali. La maggior parte vestiti di nero con in mano fiori bianchi, dato che Mousavi ha proclamato per oggi una giornata di lutto per i dimostranti uccisi, che sarebbero almeno sette. Al polso della gente la fascia verde dei sostenitori di Mousavi che è stato visto sfilare alla manifestazione da lui convocata.
L’appuntamento era nella centrale piazza Khomeini, ma la folla è tanta e i manifestanti hanno riempito anche le vie adiacenti. “L’onda verde non si fermerà”, “possiamo essere ciechi, sordi o muti, ma non siamo stupidi”, “il mio voto verde è diventato nero con il tuo nome falsificato”, alcuni degli slogan dei dimostranti che hanno chiamato gli altri cittadini di Teheran a raggiungerli, gridando: “Abbiamo un dolore comune che può essere curato solo tutti insieme”.
Mousavi e l’ex presidente riformista Mohammad Khatami hanno inviato una lettera al capo del potere giudiziario, l’ayatollah Hashemi Shahroudi, chiedendogli di impedire alle forze di polizia e ai paramilitari di ricorrere all’uso della violenza contro la popolazione che manifesta pacificamente. I due chiedono anche di provvedere immediatamente alla liberazione delle numerose personalità politiche del fronte riformista arrestate negli ultimi giorni dalla polizia iraniana.
Mehdi Karroubi, l’altro candidato riformista sconfitto che assieme Mousavi conduce la protesta, attraverso un comunicato ha chiesto ”a tutti i cittadini di Teheran di scendere in piazza Hafte Tir domani alle 11, vestiti di nero, in segno di lutto per i martiri della libertà in Iran, e di dirigersi poi verso l’Università di Teheran dove la Guida Suprema (ayatollah Ali Khamenei, ndr) guiderà la preghiera del venerdì”. Karroubi si ripropone di “far sentire alla più alta carica dello Stato la voce di protesta sulle elezioni illegali del 12 giugno”.
Vi è molta attesa per il sermone di domani del leader supremo iraniano che ha inizialmente benedetto la vittoria di Ahmadinejad, ma ha poi esortato il Consiglio dei Guardiani ad esaminare il ricorso presentato da Mousavi contro gli esiti del voto. E’ alto tuttavia il rischio che una manifestazione di riformisti nei pressi dell’università, in presenza della Guida Suprema e dei suoi fedeli e sostenitori, possa scatenare un duro scontro.
L’Assemblea degli Esperti, l’organo iraniano che sceglie il leader supremo, ha diffuso oggi un comunicato di lode all’alta affluenza alle urne di venerdì scorso, senza fare menzione del risultato ufficiale e della contestata rielezione ufficiale di Ahmadinejad.
Mentre il Consiglio dei Guardiani, l’organo iraniano che verifica la correttezza del processo elettorale, ha invitato i tre candidati sconfitti alle elezioni presidenziali a partecipare al riesame dei voti, che inizierà sabato. Lo ha reso noto la televisione iraniana di Stato.
Il portavoce del Consiglio, Abbas Ali Khadkhodai, ha riferito che Mir Hossein Mousavi, Mehdi Karroubi e Mohsen Rezai hanno richiesto di esaminare 646 presunte irregolarità alle elezioni di venerdì scorso. La commissione elettorale iraniana non ha accolto però la richiesta del conservatore Rezai di fornire in dettaglio i risultati, mostrando anche le statistiche delle schede scrutinate.
Intanto Ibrahim Yazdi, che nel governo iraniano ad interim del 1979 è stato vice primo ministro e ministro degli Esteri, è stato prelevato dal suo letto di ospedale nelle scorse ore e condotto in carcere dalle autorità di Teheran. Lo riferiscono alla Cnn i familiari di Yazdi, che vivono negli Stati Uniti, spiegando che l’arresto sarebbe avvenuto ieri e che l’uomo 76enne è malato di tumore e ha bisogno di un monitoraggio continuo. Yazdi è segretario generale di un gruppo di opposizione, il Movimento per la Libertà in Iran, e il suo arresto sembra legato all’attuale situazione politica nel Paese, dove da giorni l’opposizione continua a protestare contro la rielezione di Ahmadinejad. Il movimento dà notizia oggi dell’arresto di Yazdi insieme ad altri 15 membri del gruppo, prelevati dalle loro abitazioni in tutto l’Iran.
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