Raggiunta l’intesa tra Tagliani e Bregola; la lista Prc-Pdci sosterrà il candidato del Pd al ballottaggio

18 06 2009

La lista Prc-Pdci sosterrà Tiziano Tagliani al ballottaggio. Dopo gli incontri dei rispettivi direttivi comunali di Rifondazione e Comunisti italiani, il documento di richiesta formale di sostegno fatto dal candidato del Pd ha subito alcune modifiche concordate tra le parti e in tarda mattinata si è raggiunta l’intesa.

Il teso dell’accordo sottoscritto da Tagliani e Irene Bregola prevede la declinazione dei proventi delle dismissioni patrimoni in favore della riduzione del debito, un’azione congiunta nei confronti della Regione affinché vengano rivisti i criteri di partecipazione delle famiglie alle rette degli anziani indigenti; accoglimento delle istanze già votate dal consiglio comunale di Ferrara sull’acqua quale diritto e bene pubblico; l’apertura, a prescindere dalla soluzione del problema di via del Salice, di un nuovo nido nel corso della legislatura.

“Il ritrovato clima di collaborazione – scrivono Bregola e Tagliani in una nota congiunta – è stato valutato con soddisfazione da entrambi i candidati, i quali auspicano l’avvio di una legislatura con spirito di collaborazione”.





Iran, l”onda verde’ non si ferma e invade Teheran

18 06 2009

18 giugno, ore 19:00

Teheran – (Adnkronos/Aki/Ign) – In un comunicato l’affondo del presidente ai media occidentali accusati di diffondere voci e bugie. Cresce la tensione nel Paese: centinaia di migliaia di sostenitori di Mousavi sono scesi nuovamente per le strade vestiti di nero in segno di lutto per i dimostranti uccisi. In piazza anche il leader riformista. Attesa per il sermone di Ali Khamenei domani all’università di Teheran.

Vi sono dei “nemici della nazione” dietro alle proteste in corso in Iran contro i risultati delle elezioni che hanno decretato la vittoria di Mahmoud Ahmadinejad. E’ quanto recita un comunicato diffuso dal governo del presidente iraniano, ripreso dalla televisione locale Press Tv. “I nostri nemici e i loro media hanno assoldato alcuni opportunisti ed elementi deviati ed hanno approfittato della semplicità di alcune persone per provocare le rivolte” recita il comunicato in cui si accusano i media occidentali di “diffondere voci e bugie” sulla correttezza delle elezioni di venerdì scorso.

Intanto cresce la tensione nel Paese. Centinaia di migliaia di sostenitori di Mousavi sono scesi nuovamente in strada oggi a Teheran per manifestare contro i risultati elettorali ufficiali. La maggior parte vestiti di nero con in mano fiori bianchi, dato che Mousavi ha proclamato per oggi una giornata di lutto per i dimostranti uccisi, che sarebbero almeno sette. Al polso della gente la fascia verde dei sostenitori di Mousavi che è stato visto sfilare alla manifestazione da lui convocata.

L’appuntamento era nella centrale piazza Khomeini, ma la folla è tanta e i manifestanti hanno riempito anche le vie adiacenti. “L’onda verde non si fermerà”, “possiamo essere ciechi, sordi o muti, ma non siamo stupidi”, “il mio voto verde è diventato nero con il tuo nome falsificato”, alcuni degli slogan dei dimostranti che hanno chiamato gli altri cittadini di Teheran a raggiungerli, gridando: “Abbiamo un dolore comune che può essere curato solo tutti insieme”.

Mousavi e l’ex presidente riformista Mohammad Khatami hanno inviato una lettera al capo del potere giudiziario, l’ayatollah Hashemi Shahroudi, chiedendogli di impedire alle forze di polizia e ai paramilitari di ricorrere all’uso della violenza contro la popolazione che manifesta pacificamente. I due chiedono anche di provvedere immediatamente alla liberazione delle numerose personalità politiche del fronte riformista arrestate negli ultimi giorni dalla polizia iraniana.

Mehdi Karroubi, l’altro candidato riformista sconfitto che assieme Mousavi conduce la protesta, attraverso un comunicato ha chiesto ”a tutti i cittadini di Teheran di scendere in piazza Hafte Tir domani alle 11, vestiti di nero, in segno di lutto per i martiri della libertà in Iran, e di dirigersi poi verso l’Università di Teheran dove la Guida Suprema (ayatollah Ali Khamenei, ndr) guiderà la preghiera del venerdì”. Karroubi si ripropone di “far sentire alla più alta carica dello Stato la voce di protesta sulle elezioni illegali del 12 giugno”.

Vi è molta attesa per il sermone di domani del leader supremo iraniano che ha inizialmente benedetto la vittoria di Ahmadinejad, ma ha poi esortato il Consiglio dei Guardiani ad esaminare il ricorso presentato da Mousavi contro gli esiti del voto. E’ alto tuttavia il rischio che una manifestazione di riformisti nei pressi dell’università, in presenza della Guida Suprema e dei suoi fedeli e sostenitori, possa scatenare un duro scontro.

L’Assemblea degli Esperti, l’organo iraniano che sceglie il leader supremo, ha diffuso oggi un comunicato di lode all’alta affluenza alle urne di venerdì scorso, senza fare menzione del risultato ufficiale e della contestata rielezione ufficiale di Ahmadinejad.

Mentre il Consiglio dei Guardiani, l’organo iraniano che verifica la correttezza del processo elettorale, ha invitato i tre candidati sconfitti alle elezioni presidenziali a partecipare al riesame dei voti, che inizierà sabato. Lo ha reso noto la televisione iraniana di Stato.

Il portavoce del Consiglio, Abbas Ali Khadkhodai, ha riferito che Mir Hossein Mousavi, Mehdi Karroubi e Mohsen Rezai hanno richiesto di esaminare 646 presunte irregolarità alle elezioni di venerdì scorso. La commissione elettorale iraniana non ha accolto però la richiesta del conservatore Rezai di fornire in dettaglio i risultati, mostrando anche le statistiche delle schede scrutinate.

Intanto Ibrahim Yazdi, che nel governo iraniano ad interim del 1979 è stato vice primo ministro e ministro degli Esteri, è stato prelevato dal suo letto di ospedale nelle scorse ore e condotto in carcere dalle autorità di Teheran. Lo riferiscono alla Cnn i familiari di Yazdi, che vivono negli Stati Uniti, spiegando che l’arresto sarebbe avvenuto ieri e che l’uomo 76enne è malato di tumore e ha bisogno di un monitoraggio continuo. Yazdi è segretario generale di un gruppo di opposizione, il Movimento per la Libertà in Iran, e il suo arresto sembra legato all’attuale situazione politica nel Paese, dove da giorni l’opposizione continua a protestare contro la rielezione di Ahmadinejad. Il movimento dà notizia oggi dell’arresto di Yazdi insieme ad altri 15 membri del gruppo, prelevati dalle loro abitazioni in tutto l’Iran.





Aldrovandi, l’ultima verità. Il 30 giugno la sentenza

18 06 2009

Aldrovandi, l'ultima verità Il 30 giugno la sentenzadal nostro inviato MAURIZIO CROSETTI –

da www.repubblica.it

FERRARA – Federico aveva solo diciotto anni. Ciao mamma, vado al concerto. Ma poi è morto. Forse, morto ammazzato. Forse, morto ammazzato da quattro poliziotti. Ed è nelle aule di tribunale che devono cadere i “forse”. 

Domani, dopo quattro anni di inchieste e due di dibattimento, ventisei udienze e quattro imputati (Paolo Forlani, Luca Pollastri, Enzo Pontani e Monica Segatto), otto avvocati e quindici periti, riprenderà la requisitoria del pm Nicola Proto. Il 30 giugno la sentenza. E quel giorno, forse (l’ultimo forse della serie?) sapremo perché lo studente Federico Aldrovandi, incensurato, non tornò mai a casa quella domenica di settembre del 2005, e gli si spezzarono invece il respiro e il cuore mentre a terra, raggomitolato, ammanettato, manganellato gridava “no, no!”. Era l’alba. 

Troppo silenzio aveva avvolto questa tremenda storia finché la mamma di Federico, Patrizia Moretti, impiegata comunale, non aprì un blog per raccontarla (federicoaldrovandi.blog.kataweb.it): le pagine elettroniche sono diventate tra le più viste d’Italia. Così quella morte ha cominciato a essere una questione aperta, come non accadeva dai tempi dell’anarchico Pinelli. Si è mossa anche Amnesty International. Le domande sono tutte in fila e sono parole ferite. Come si può morire a diciotto anni senza avere fatto niente? Cosa accadde davvero, quando arrivarono i poliziotti chiamati da alcuni cittadini di via Ippodromo perché un ragazzo si stava dimenando, e gridava?



Sono le 5 e 47 del mattino di domenica 25 settembre 2005: l’ora della prima telefonata alla sala operativa. Pare ci sia un ragazzo che per strada batte la testa contro un palo della luce, gridando frasi incomprensibili e imprecazioni. La gente è svegliata di colpo. Arriva la prima auto della polizia, gli agenti scendono riparandosi dietro le portiere, Federico dà un calcio al paraurti, poi sale sul cofano, scivola, rompe un vetro con un calcio. Arriva una seconda pattuglia: in tutto, tre uomini e una donna. Provano a bloccare Federico, studente all’istituto tecnico Copernico-Carpeggiani, classe IV E, indirizzo elettrotecnico. Mai nessun guaio con la giustizia, non è conosciuto come tossicodipendente né come violento. Non è un bullo, non è un ragazzo del branco, è solo un diciottenne un po’ introverso che vive come tanti. Ascolta musica, esce con gli amici, qualche pizza, qualche birra. Forse, qualche pasticca. Ma si può morire ammazzati per questo? 

C’è ancora tanta ombra attorno a quell’alba. La scena di Federico ammanettato e picchiato ci galleggia dentro, in cerca di contorni definiti. Il decesso viene dichiarato dal medico dell’ambulanza alle 6.35, dopo lunghi e inutili tentativi di rianimazione. Dalle testimonianze risulta che i poliziotti gli misero le manette, lo presero a manganellate e infine riuscirono a immobilizzarlo tenendolo a terra. Ed è così che probabilmente Federico è morto: per asfissia. 

“Appena arrivati per i soccorsi, e visto il corpo con la faccia a terra, ammanettato sulla schiena, abbiamo chiesto ai poliziotti di togliergli le manette, altrimenti non riuscivamo a girarlo per capire se ancora respirasse. Aveva un rivolo di sangue alla bocca e in testa”. Questa la deposizione dei due addetti all’ambulanza, Stefano Rossi e Thomas Mastellari. “Ma noi siamo intervenuti solo per impedirgli di farsi più male” ribattono gli imputati. 

“Vedo mio figlio nella cassa, prima del funerale, e quasi non riesco a riconoscerlo: ha un livido enorme in faccia e quei segni maledetti sui polsi, chissà quanto hanno tirato per fargli tanto male” disse la madre. “Troppo silenzio, inaccettabile, neanche fosse morto un gatto. Nei primi giorni un muro di gomma, poi le cose sono cambiate”: queste sono invece sono le parole di Lino Aldrovandi, ispettore dei vigili urbani, il padre. Un padre e una madre vedono uscire il figlio che andrà a un concerto a Bologna, e potranno incontrarlo di nuovo solo all’obitorio, il giorno dopo. “Suonano alla porta e ti dicono che è morto”. 

Però dall’autopsia emergono altre ombre. E’ anche una battaglia tra periti. Quelli della famiglia sono certi dell’asfissia mentre il consulente della Procura, Stefano Malaguti, parla di problemi cardiaci: “Insufficienza miocardica contrattile acuta in condizioni di stress psicofisico”. Ma il cuore gli scoppiò per le botte o per altro? “La causa dell’indebolimento – scrive il perito – è la droga, e precisamente eroina, ketamina e alcol”. In quantità comunque troppo bassa per uccidere. Nel blog, la signora Patrizia ha messo anche le fotografie del suo ragazzo morto sul tavolo dell’obitorio. “Lo scroto schiacciato? E’ stata rilevata solo una piccolissima ecchimosi” ha detto il procuratore capo, Severino Messina. “Quel ragazzo non è deceduto per le percosse ricevute”. 

Troppe domande cercano una strada e un senso. Perché Federico aveva i vestiti sporchi di sangue, ma a terra il sangue non c’era? Forse perché lo picchiarono quando ancora era in piedi? Ma si picchia un ragazzo per calmarlo, massacrandolo di botte? Perché i soccorsi vennero chiamati in ritardo? I quattro poliziotti devono rispondere di omicidio colposo, come si legge nella richiesta di rinvio a giudizio: “Ingaggiarono una colluttazione eccedendo i limiti del legittimo intervento e mantennero il ragazzo ormai agonizzante in posizione prona, ammanettato, rendendone difficoltosa la respirazione. Un eccesso colposo che ha cagionato, o comunque concorso a cagionare il decesso”. 

E’ questa la scena del pestaggio a sangue di un ragazzo che non aveva fatto niente di male, era solo agitato, aveva solo paura, aveva solo chiesto aiuto ed è morto. Senza motivo. Ma c’è un motivo per morire così?

(18 giugno 2009)