Student Office col suo silenzio è complice delle politiche classiste e criminali del Governo contro l’Università pubblica

7 07 2009

di Andrea Musacci

Il Governo Berlusconi nel giugno 2008 iniziò a mostrare il proprio progetto sull’università: la conoscenza, secondo la destra, deve essere un privilegio, non più un diritto, dev’essere uno strumento di potere nelle mani della classe dominante, di quei pochi che economicamente se la possono permettere. Di conseguenza iniziarono, anche a Ferrara, le discussioni e le proteste di gran parte del mondo universitario italiano contro il celeberrimo D.L. 112/2008 (che sarebbe diventata L.133), il quale prevedeva forti tagli ai finanziamenti statali (FFO) per le università (spese per il personale, per la ricerca di base e per la manutenzione ordinaria delle strutture), la possibilità (obbligata vista i tagli) di privatizzare gradualmente l’intero sistema universitario nazionale, e forti tagli al personale (docente e non docente).

Student Office (S.O.) – associazione fondata da Comunione e Liberazione – iniziò fin da subito ad appoggiare queste politiche del Governo. Fersini (S.O., Presidente del Consiglio degli Studenti di UniFe) all’assemblea d’Ateneo dell’8 luglio ’08 dichiarò addirittura che il D.L. 112 “porta con sé una grande opportunità”, e nel documento proposto da S.O. Ferrara nella seduta del Consiglio degli Studenti del 17 novembre scorso si dichiara che “la vocazione pubblica dell’università non è certo compromessa dall’intervento economico di privati nell’ambito dell’attività di ricerca, di gestione di servizi e della governance.” Insomma, Student Office è stata fin da subito, e continua a esserlo, favorevole alla graduale privatizzazione degli Atenei nel nostro Paese e anche a Ferrara, per favorire i grandi e piccoli padroni e banchieri.

Anche per quanto riguarda i tagli del FFO, in realtà non vi è mai stata critica di nessun tipo. Nello stesso documento di S.O. Ferrara, si auspica “che la distribuzione dei tagli al FFO tenga conto del reale stato di salute di ciascun ateneo”; vale a dire che si appoggia la politica di ridurre i tagli solo a quegli Atenei che per stare dentro i parametri limiteranno le assunzioni di personale o chiederanno elemosine alle imprese e alle banche locali già presenti nei c.d’a. di eventuali fondazioni universitarie. Palese è la discriminazione verso gli altri Atenei: per gli studenti (e rispettive famiglie), i quali si vedranno – conseguentemente – aumentare in modo insostenibile le tasse e diminuire i servizi, e per quei lavoratori che verranno precarizzati o licenziati.

Tutto ciò è stato dimostrato dall’atteggiamento di S.O. nei confronti del movimento in difesa di un’università pubblica, statale e democratica. Student Office, sia a livello nazionale sia a livello ferrarese, ha attuato una campagna di odio e diffamazione contro il movimento stesso, difendendo l’egoismo e l’indifferenza di quell’indistinta massa di studenti che in tutta Italia ha ignorato le assemblee, le manifestazioni, gli scioperi, insomma tutti i momenti di dibattito e di protesta.

Si comprende, quindi, perché nell’ultimo mese i dirigenti ferraresi di S.O. abbiano – nei loro volantini, nelle loro assemblee, nelle mail agli studenti  – volutamente nascosto che la vera causa dell’aumento delle tasse studentesche nel nostro ateneo sia i tagli del loro Governo amico, un Governo che come loro sta cercando di costruire un sistema universitario totalmente in mano a padroni e banchieri, per trasformare l’università in uno strumento di formazione della futura classe dirigente borghese italiana, con buona pace della democrazia e della cultura di massa e popolare.

Andrea Musacci

membro del Consiglio degli Studenti – Università di Ferrara





Lacrime e abbracci nell’Aula B

7 07 2009

Se parlare di delusione dopo la lettura della sentenza sarebbe usare un eufemismo per la difesa che se ne in tutta fretta va raccogliendo borse e cartelle, l’altro volto dell’aula B è invece quello fatto delle lacrime e degli abbracci che circondano Patrizia Moretti, Lino e Stefano Aldrovandi e gli amici di Federico.

“È quello per cui abbiamo sempre lottato – dice Patrizia tra le lacrime -; questa sentenza era l’unica possibile, l’unica giusta, l’unica cosa logica. È il riconoscimento di quello che è successo a mio figlio”. Anche se per la “madre-coraggio”, che con il suo blog è riuscita a far emergere al silenzio cui sembrava destinata la morte di Federico , “la giustizia vera sarebbe poter far tornare mio figlio”. Patrizia Moretti ricorda proprio la sua battaglia iniziata dal suo diario telematico: “il nostro impegno pubblico ha influito su questa vicenda – afferma -, perché ha permesso ai media di far conoscere il caso di Federico a tutta l’Italia”. In questi lunghissimi quattro anni e in quelle lunghissime cinque ore di camera di consiglio “ho avuto in certi momenti paura che se la cavassero, ma in fondo ci ho sempre creduto, altrimenti non avrei avuto la forza di andare avanti”.

Mentre si asciuga le lacrime Patrizia volge lo sguardo indietro, a quello che era la sua quotidianità prima del 25 settembre 2005. “La mia vita era piena di musica – dice mentre cerca nell’aula con lo sguardo il figlio Stefano -, mi svegliavo e con due figli in casa c’era sempre rumore. Tutto questo mi è stato portato via, per sempre”.

“Io non ho mai avuto paura– aggiunge il papà Lino -. Questa sentenza rispetta la giustizia e la dignità. Adesso tutti i poliziotti che l’hanno offeso dovranno chiedere chiedergli scusa: mio figlio non era un drogato. Voglio che ora quei quattro dismettano la divisa”.

Uno dei primi cui vanno i ringraziamenti dei genitori è il pm Nicola Proto, subentrato nel marzo 2006 alla prima pm che seguì inizialmente la vicenda per poi lasciare per “motivi personali”: “io non ho fatto né di più né di meno di quello che dovevo – si schermisce -. Il mio arrivo nella conduzione dell’inchiesta non ha cambiato nulla, non ho avvertito nessun peso nell’ereditare queste indagini. Vedremo ora la motivazione della sentenza per sapere se il giudice ha accolto in pieno la nostra ricostruzione”.

Tocca poi ai legali di parte civile. Il primo a essere tradito dall’emozione è Beniamino Del Mercato. Anche lui piange: “il rischio in questa vicenda è stato quello che è successo, o meglio non è successo, nei primi cinque mesi dopo la morte di Federico, sia per quanto riguarda gli imputati che per quanto concerne gli apparati istituzionali, che hanno tenuto un atteggiamento tanto sbagliato da risultare controproducente”.

Riflette infine sul significato di questa storia, cui mancherà sempre un lieto fine, Fabio Anselmo: “dobbiamo chiederci che mondo la nostra generazione ha lasciato ai ragazzi di oggi, un mondo ostile. E questa sentenza lo certifica”.

da www.estense.com






Aldrovandi, condannati i poliziotti

7 07 2009

Tre anni e sei mesi. Dopo cinque ore di camera di consiglio il giudice Caruso ha emesso la condanna: i quattro poliziotti imputati dell’omicidio colposo di Federico Aldrovandi avvenuto il 25 settembre 2005 sono stati giudicati colpevoli. Alla lettura del dispositivo della sentenza il pubblico presente è esploso in un boato, costringendo il servizio d’ordine a evacuare l’aula B.

Mentre i genitori di Federico, Lino e Patrizia Moretti piangevano per l’emozione e venivano abbracciati dai propri legali, il giudice ha continuato con elencando le provvisionali: 100mila euro di risarcimento per entrambi i genitori, 50mila per il fratello Stefano e altrettanti per il nonno Germano Aldrovandi, anch’essi costituitisi parti civili. Oltre a questo, gli agenti dovranno pagare le spese legali all’accusa privata: 70mila euro a entrambi i genitori, 50mila al nonno e 20mila per il fratello.

Gli avvocati degli agenti hanno già anticipato che ricorreranno in appello e rimangono in attesa di leggere le motivazioni della sentenza, il cui deposito è atteso entro 90 giorni.

da www.estense.com