GELMINI NEL TUNNEL
11 ottobre 2011
Leggiamo l’intervista della ministra Gelmini di “Repubblica” del 9 Ottobre e la prima reazione è di sdegno.
Forse negli ultimi tre anni si era persa nel tunnel che collega Ginevra al Gran Sasso senza accorgersi che nel frattempo gli studenti hanno occupato piazze, strade, scuole e facoltà. Ora afferma che la protesta merita rispetto. Avrà davvero ritrovato la strada della ragione?
La verità è che siamo sempre noi i protagonisti della protesta, gli stessi che lei ha definito “strumentalizzati, facinorosi, fannulloni e non rappresentativi”. Noi non crediamo che la ministra abbia ritrovato la strada, molto più semplicemente quando “la nave affonda i topi scappano”.
Quando la Gelmini afferma che “la protesta si rivolge a cose più grandi di lei: le banche, la finanza”, quasi a volersene lavare le mani, non si accorge che sono state proprio le sue scelte ad incentivare la privatizzazione e la finanziarizzazione del sistema d’istruzione nazionale.
Maria Stella, per la prima volta, chiama i tagli con il loro nome, ma promette che impedirà al ministro Tremonti di operarne altri, accodandosi a quella pratica tanto amata nel nostro governo che fa di Tremonti il capro espiatorio di tutte le scelte compiute, dimenticandosi che fino a qualche giorno fa inveiva contro chi provava a denunciare con forza i tagli che stanno mettendo in ginocchio il nostro sistema formativo.
Anche le scuole della nostra provincia stanno pagando l’incompetenza della Gelmini e del Governo: un esempio su tutti può essere quello del contributo “volontario” (che di volontario non ha proprio nulla) che le famiglie si trovano costrette a versare per contribuire all’acquisto di materiale scolastico, della carta igienica e dei fogli per le fotocopie. Noi crediamo che non possano essere le famiglie, già in grave difficoltà, ad assolvere un compito che spetta allo Stato.
La ministra dice che gli studenti devono “fare loro i valori del merito e coltivare l’eccellenza altrimenti saranno condannati all’impoverimento”e noi ci chiediamo come sia possibile immaginarsi questo modello attraverso i test a crocette dell’Invalsi : con i test Invalsi si vuole introdurre un modello privatistico e competitivo di istruzione, passando per quella cultura del quiz ormai fin troppo popolare in Italia.
Come hanno denunciato, tra i primi, i sindacati di base e i movimenti dei precari della scuola, ma anche genitori, presidi e interi collegi docenti, queste prove accentuano la gerarchizzazione dei docenti e delle scuole; anche perché sono attuate senza tener conto delle inevitabili differenze tra le varie scuole e delle specificità di apprendimento degli studenti. I test appiattiscono la didattica, che rischia di essere finalizzata solo a preparare gli studenti ai quiz, privilegiando un tipo d’insegnamento nozionistico e acritico. Anche in questo caso, come sempre, il Ministero si è dimostrato sordo alle critiche e alle istanze sociali.
Ora diciamo alla ministra che non cadiamo nel suo tranello: non sarà certo una sua piccola apertura, tardiva e verso la quale non nutriamo la minima fiducia, a far abbassare i toni della nostra protesta e a fermare le mobilitazioni. E’ per questo che ci diamo appuntamento il 15 di Ottobre con migliaia di studenti: chi tiene le redini del paese lo sta distruggendo e spetta anche a noi salvarlo.
Giovani Comunisti/e Ferrara
Commenti recenti