SOLIDARIETA’ AI/ALLE COMPAGN* IN LOTTA AD ATENE!

Ad Atene da Domenica scorsa (20 Novembre) i sindacalisti di GENOP/DEI stanno occupando la sede nazionale dell’azienda DEI (azienda pubblica che si occupa della gestione del servizio elettrico) sostenuti dal partito politico SYNASPISMOS, dai sindacati PAME e OLME e da molti comuni cittadini e cittadine.

Le ragioni dell’occupazione derivano dalla necessità di opporsi ad un provvedimento che impoverirà ulteriormente i cittadini greci e che colpirà quelle fasce di popolazione che già stanno ingiustamente pagando  il  carissimo prezzo della crisi economica. Il governo greco ha infatti emanato una legge che prevede che, al normale costo della bolletta dell’elettrcità, venga aggiunta una tassa di proprietà. Chi non sarà in grado di pagare questo balzello si vedrà staccata la corrente.

Due giorni fa i compagni e le compagne in protesta erano stati minacciati di sgombero forzato se non avessero messo fine all’occupazione, a seguito del loro rifiuto di smobilitazione questa mattina è intervenuta violentemente la polizia che ha arrestato 15 compagn*.

Nikos Fotopoulos, presidente del sindacato GENOP/DEI, prima di essere anch’egli arrestato ha dichiarato ad una emittente televisiva:

“Noi non abbandoneremo questa lotta. Questa lotta è per tutta la società greca, non si può privare dell’elettricità nessuna casa di povero o disoccupato. L’elettricità è un bene che non può essere utilizzato come leva di ricatto contro la società.

E’ una vergogna minacciare la gente, a cui sono già stati rubati stipendi e pensioni e che già paga tante tasse, di essere privata dell’elettricità se non paga anche questo balzello. I lavoratori del DEI si rifiuteranno di staccare la corrente dalle case della gente, che si assuma il governo che ha emanato questa legge la responsabilità di questo atto.

Noi non possiamo perdere la nostra umanità. Noi non possiamo mettere la gente al buio”.

L’occupazione continuerà e i/le compagn* in lotta chiedono l’immediato rilascio degli arrestati il cui processo è previsto per il 30 Novembre.

Da Ferrara ci sentiamo complici e solidali con i compagni e le compagne in lotta ad Atene. LA CRISI LA PAGHI CHI L’HA CAUSATA!

SCUOLA E RICERCA BENI COMUNI

Al termine del corteo abbiamo necessariamente deviato dal percorso pattuito con le forze dell’ordine, per poi arrivare alla facoltà di Lettere, in forza del fatto che una protesta studentesca che non tocchi i luoghi simbolo della cultura, per noi, non ha senso. Non ha senso spegnere la protesta in piazza municipale, esaurire la spinta in un momento autoreferenziale o autocelebrativo, che solitamente prelude all’abbandono delle istanze per cui si muove. Il sostegno e la solidarietà che ci sono stati dati dal direttore del dipartimento di Lettere dimostrano che il nostro intento di presidiare uno spazio simbolo della cultura, qual è l’aula magna, sia un passo necessario e soprattutto riconosciuto anche al di fuori del movimento studentesco.

Il 17 novembre non può essere una giornata isolata: la protesta studentesca non può e non deve nascere per poi subito spegnersi in un semplice corteo. A differenza di chi ha deciso di rimanere nelle logiche istituzionali, chiuso in un’idea di protesta scontata e inconcludente, noi abbiamo deciso di aprirci, di rimanere tra gli studenti, medi e universitari, per reclamare a gran voce una Scuola ed una Ricerca che siano libere da interessi economici e accessibili a tutti.

In un momento di crisi del neoliberismo che colpisce soprattutto i paesi dell’area mediterranea, ci sentiamo fraternamente vicini al popolo Greco, che si trova ad affrontare l’imposizione di un governo tecnico e di una serie di norme di austerità che colpiscono chi già sta pagando.

Situazione che presenta similitudini agghiaccianti con l’imposizione in Italia di Monti come primo ministro, e di Profumo come ministro dell’Istruzione.

In Italia come in Grecia sono membri della Goldman Sachs e rappresentanti della finanza globale, autentici responsabili della crisi, ad imporre le misure per “salvarci”.

Noi studenti dobbiamo essere parte attiva non solo nel momento della protesta, ma anche e soprattutto nella costruzione di una società a misura dei nostri bisogni.

Di fronte ad un sistema che ci vuole ignoranti per imporci le sue soluzioni e che ci obbliga a credere che non c’è un’alternativa:

-         rivendichiamo il diritto di costruire il nostro futuro

-         difendiamo la cultura come strumento di critica alla realtà ed emancipazione sociale.

-         proponiamo di costruire insieme momenti e spazi di socialità che ci permettano di costruire un sapere critico e libero.

Chiamiamo quindi la cittadinanza in Assemblea nell’Aula Magna di Lettere, simbolo della cultura, per rivendicare che le decisioni vanno prese dal basso e con il nostro consenso.

17 novembre – Giornata Internazionale dello Studente

Il 17 novembre è la giornata internazionale per il diritto allo studio.

A fronte di questa semplice rivendicazione che dovrebbe essere condivisa e generalizzata, riscontriamo e denunciamo un interesse partitico che si cela dietro l’organizzazione della manifestazione a Ferrara.

La volontà di escludere delle realtà politiche attive in questa città da una piattaforma unitaria risponde a becere logiche di partito per l’accaparramento di voti e di consensi sulla base di un simbolo che si tiene stretto dimenticando quali sono le questioni urgenti degli studenti, dei lavoratori del settore istruzione e di tutte le persone.

Laboratorio Sancho Panza si è così trovato escluso a priori, perché non allineato a tali logiche di partitismo locale che svuotano nel profondo le rivendicazioni della giornata di lotta.

Il giorno 7/11 ci si è incontrati in CGIL per la costruzione della piattaforma in vista della quale eravamo stati convocati ed il giorno seguente le giovanili di partito e di sindacato (IDV, GD, PdCi, RUA) hanno deciso in gran segreto e senza darne comunicazione alcuna che i tavoli di discussioni sarebbero stati appannaggio esclusivo di questi soggetti.

La sezione giovanile di Rifondazione è stata l’unica realtà a rifiutarsi di appoggiare queste pratiche infondate, e si è unita al Laboratorio Sancho Panza per la costruzione di una piattaforma condivisa ed aperta.

La nostra necessità di riconoscere una complessità di cause a questo devastato sistema didattico, suggerendo alternative e metodi di lotta, deve essere stato avvertito da questi giovani politicanti come una sovradeterminazione destabilizzante della loro carriera politica. Pertanto riteniamo di rendere pubblico l’accaduto perché non si tratta di questioni personali, ma anzi della vita politica di questa città: è irrilevante scendere in piazza e tirare mele marce al governo, se la propria pratica politica, concreta locale e quotidiana, è asservita! Basta questo a testimoniare da che parte si sta.

Rilanciamo quindi una partecipazione al corteo del 17 che sia libera da queste prevaricazioni cieche! La data del 17novembre non appartiene a RUA, ma agli studenti e ai lavoratori della  conoscenza, nonché a tutte le persone di questo mondo!

Laboratorio Sancho Panza

 
 

17 Novembre 2011: STUDENTS OF THE WORLD RISE UP!

Denunciamo l’attuale situazione di CRISI PERMANENTE volta ad impoverire intere società e che oggi colpisce spietatamente, tra gli altri, i paesi del Mediterraneo. Questa crisi non è solo il frutto delle pessime decisioni politiche della presente legislatura, bensì è da imputare ad un potere economico-finanziario transnazionale che svuota di effettiva sovranità i popoli e la trasferisce ad istituzioni svincolate da ogni controllo democratico. Rispetto all’attuazione di questo modello neoliberista, i governi avrebbero un certo margine di libertà, ma come possiamo constatare le loro scelte politiche mettono in vendita ed indebitano la vita e il lavoro di intere generazioni pur di ottenere una posizione di credibilità nel quadro di competizione globale.

All’interno di questo contesto DENUNCIAMO la volontà politica della classe dominante e dirigente di smantellare lo Stato sociale e di privatizzare tutti i beni comuni che appartengono alle singolarità attuali e future: la SCUOLA e l’UNIVERSITA’, l’ambiente nel quale viviamo e la sanità, per citarne alcuni. Difendiamo la natura pubblica e libertaria dei luoghi della formazione e della produzione del sapere: è in queste officine della conoscenza e nelle aule, permeabili rispetto alla società in cui si radicano, che si maturano e si affinano le capacità e le potenzialità di ciascuno di incidere sull’esistente attraverso l’esercizio degli strumenti critici. Il modello aziendale e le privatizzazioni, il sistema dei crediti e del 3+2, minano alle fondamenta la possibilità di un’università che non sia asservita alla logiche di mercato né al diktat imperante della professionalizzazione.

LA VERA ECCELLENZA CONSISTE NELLA QUALITA’ DI UNA FORMAZIONE E DI UNA RICERCA PUBBLICA E LIBERTARIA. Le condizioni materiali dei lavoratori della conoscenza e dei luoghi ad essa deputati devono essere intimamente legate all’esigenza di una didattica qualificata, capace di applicare metodologie di insegnamento adeguate e di creare percorsi formativi di avanguardia. Svincolare l’istituzione universitaria dal finanziamento pubblico significa abolire ogni garanzia di giustizia sociale in nome di una mistificante libertà del mercato. E’ vergognoso stilare criteri normativi di meritocrazia e di eccellenza per promuovere le università virtuose in un contesto in cui il reddito indiretto e i servizi vengono depredati, i salari diminuiscono e non esiste alcuna forma di reddito minimo garantito. Senza assicurare l’uguaglianza sostanziale e il diritto allo studio è fuorviante elargire finanziamenti discriminanti ai singoli atenei in base a a parametri formali (ad esempio, minor numero di fuori corso) ed economici (contenimento della spesa e dei costi). L’abolizione del valore legale del titolo di studio, proposta ampiamente condivisa dal principale partito di opposizione, è un ulteriore strumento di dequalificazione dell’università pubblica e di discriminazione.

In direzione analoga si muovono i provvedimenti relativi agli Istituti Medi Superiori che non garantiscono un accesso egualitario alla conoscenza, ma, al contrario, attestano la volontà politica di rendere il mondo dell’istruzione un luogo di discriminazione tra ricchi e poveri, a partire dal corredo scolastico che diventa appannaggio dei più abbienti. La politica dei tagli e della riduzione dei costi obbliga le famiglie a prestare il cosiddetto contributo volontario: una sottoscrizione in denaro per l’acquisto del materiale scolastico essenziale alle attività didattiche. L’invenzione dell’autonomia della Scuola impone alla scuola pubblica di rivolgersi a partner economici in grado di sostenerne le finanze e di conseguenza condiziona le scelte didattiche e la caratterizzazione dell’offerta formativa. In particolare, la collusione scuola-azienda da una parte obbliga lo studente a prestazioni lavorative non retribuite in totale assenza di tutele sindacali, dall’altra permette al privato di maturare un profitto sfruttando la condizione di apprendistato senza alcuna garanzia di assunzione futura. Denunciamo a gran voce l’introduzione della prova INVALSI, strumento fascista per l’assegnazione dei finanziamenti pubblici alle scuole. Si tratta di un test a risposta multipla che include arbitriariamente solo le materie di Italiano e di Matematica, privilegia un approccio nozionistico e pretende di livellare le differenti modalità di apprendimento e le specificità proprie degli Istituti e dei Licei. Pensato come criterio normativo di giudizio sulle competenze dei docenti, la prova Invalsi costituisce l’attuazione di una politica educativa discriminatoria: pertanto, i soggetti diversamente abili partecipano alla prova, ma sono esclusi dalla valutazione complessiva. Invitiamo studenti, professori e genitori al boicottaggio della prova INVALSI!

La sfida e la posta in gioco sono di fondamentale importanza: la scuola e l’università di massa, pubbliche, devono essere la condizione imprescindibile a partire dalla quale si esigono e si costruiscono dei percorsi formativi di qualità. Il processo di Bologna&Co, a seconda delle differenti applicazioni mediante cui gli stati europei lo declinano, testimonia il fallimento delle istituzioni nel farsi carico dei mutamenti delle nostre società in ordine alla crescente esigenza di concreta democratizzazione del sapere e di gestione dei beni comuni che appartengono all’intera società civile.

Rivendichiamo il DIRITTO ALLO STUDIO che non è elemosina né assegnazione di un privilegio e tanto meno erogazione di un prestito d’onore, scellerata invenzione che decreta la trasformazione di un diritto in un debito contratto con le banche e con l’università all’interno di un orizzonte di precarietà. Il diritto allo studio è uno dei pilastri costitutivi di una società che osi definirsi democratica: solo l’emancipazione sociale di ciascuno di noi permetterà la costruzione di un mondo e di un futuro capaci di fare a meno delle ingiustizie e delle violenze dell’attuale ordine esistente. Una violenza che sembra innocua e sopportabile, quando si parla di PRECARIETA’. Ma precarietà è assenza di un contratto di lavoro per ricercatori e docenti, è la condizione di chi esercita prestazioni lavorative gratuite o sotto-retribuite e prive di garanzie sia sindacali sia in termini di progettualità della vita: se la chiamassimo schiavitù sarebbe più appropriato.

Se il sapere, la conoscenza e la scuola tutta sono beni comuni, questo non significa solo esigere che vengano preservati, incentivati e resi accessibili a tutti rivendicando forme di welfare; nel nostro secolo, o l’Università è un luogo di vita ed un laboratorio di sapere PARTECIPATI o non è affatto. E’ nostra responsabilità riappropriarci di concrete pratiche democratiche e resistenti: cominciamo dai nostri atenei e dalle nostre aule. Riprendiamoci in mano la sfida politica di pensare una Scuola ed una Università di massa, Pubbliche e libertarie. Sta a noi l’impegno di rendere le nostre pratiche di lotta dei veri processi costituenti nei quali si gioca la possibilità di un presente radicalmente altro.

Dell’ 1% della popolazione mondiale che si arricchisce speculando sulla mediazione tra noi ed i nostri bisogni e desideri, non ne abbiamo bisogno. Loro non possono invece fare a meno di noi per arricchirsi, depredando le nostre energie materiali ed immateriali. Siamo noi che produciamo cultura, lavoro, ricchezza in termini di qualità della vita: questa produzione comune appartiene a tutti e non deve più essere espropriata. Smettiamo di pensarci come studenti-consumatori, di atteggiarci da clienti e fruitori dentro le nostre scuole ed università: ciascuno di noi nel momento in cui collabora alla produzione della conoscenza è un lavoratore cognitivo; da quando si paga per lavorare?

Ribaltiamo il punto di vista e la situazione ai quali ci vogliono conformare: decidiamo NOI, NOI studenti NOI stagisti NOI dottorandi NOI docenti NOI ricercatori NOI precari della conoscenza, quali sono i criteri e gli orizzonti di spendibilità del sapere e della ricerca che produciamo attivamente.

Il 17 Novembre, gionata internazionale di mobilitazione studentesca, anche nella nostra città occuperemo le strade e le piazze. A Ferrara come a Roma, a Madrid, ad Atene, a Londra, a Berlino, a New York, a Santiago e in tante altre città ci mobiliteremo per rispondere, a chi mira solo al profitto e allo sfruttamento, che saremo NOI  gli artefici del nostro futuro!

MANIFESTAZIONE A FERRARA: Concentramento ore 9 PIAZZALE DANTE.

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