Obama apre a Castro.

14 04 2009

L’Avana, 14 apr. (Ap) –

Le recenti aperture del presidente statunitense Barack Obama, volte ad allentare alcune restrizioni sui viaggi all’Avana dei cubani americani che vivono negli Usa e sulle rimesse degli emigrati, sono “positive anche se minime”. Lo ha affermato Fidel Castro in un editoriale pubblicato sul sito del governo cubano. Pur apprezzando le aperture del nuovo capo della Casa Bianca, il Lider maximo ha sottolineato la necessità “di altre iniziative” tra le quali l’eliminazione della prassi “wet foot – dry foot” (“piede bagnato – piede asciutto”: se i clandestini toccano terra, rimangono negli Usa se intercettati in mare vengono rimpatriati, ndr).

 

Il presidente cubano, 82 anni, ha aggiunto di sperare che gli Stati Uniti “facciano autocritica” anche per il fallito tentativo di invasione della Baia dei Porci nel 1961 da parte dell’esercito americano. In precedenza Castro, in un editoriale pubblicato sul sito di Granma, l’organo di stampa del Partito comunista cubano, aveva esortato Obama a “utilizzare il suo talento per una politica costruttiva che metta fine a qualcosa che ha fallito per quasi mezzo secolo”. Castro non ha esitato a definire l’embargo statunitense una misura da “genocidio” che non ha avuto conseguenze devastanti solo sull’economia dell’isola ma anche sulla vita dei suoi abitanti.

 

Il tema cubano tornerà tuttavia sotto i riflettori tra pochi giorni in occasione del Summit delle Americhe a Trinidad e Tobago, previsto dal 17 al 19 aprile, in cui il presidente Obama confermerà ai leader dell’America Latina che gli Stati Uniti si impegnano a migliorare i loro rapporti con l’Avana. Molti esperti si chiedono se l’apparente segnale di apertura arrivato dagli Stati Uniti, sia il primo passo per decretare finalmente la fine dell’embargo, che gli Usa hanno imposto a Cuba dal 1962. Secondo altri osservatori, invece, Obama non accoglierà questa speranza, almeno fino a quando Cuba non si muoverà per soddisfare le richieste degli Stati Uniti. E’ possibile dunque che il presidente Usa chiederà ai leader dei paesi dell’America Latina di fare pressioni su Cuba, affinché, tra le altre cose, il paese provveda anche alla liberazione dei prigionieri politici.





Accordo Venezuela – Russia

27 11 2008
Accordo Venezuela-Russia su nucleare, petrolio e banca comune Stampa E-mail

L’intesa apre nuovi scenari economici e politici per l’intera America Latina

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Un’alleanza strategica è stata raggiunta da due protagonisti della scena mondiale, Hugo Chavez e Dmitri Medvedev. Due potenze del calibro del Venezuela e della Russia, sfidando il monopolio monetario americano, pianificano la fondazione di una «banca comune» finalizzata a supportare gli investimenti nei due Paesi e ad imporsi come valuta di scambio sul mercato interno

Un atto di delegittimazione del dollaro in linea con la politica latino-americana e con gli interessi russi, un attacco sferrato nel momento di maggiore crisi del sistema finanziario-economico Usa, proprio mentre deve fronteggiare la dipendenza dall’altro grande concorrente internazionale, la Cina, che detiene una quota consistente del suo debito pubblico. Un triangolo delle Bermuda per gli Stati Uniti, stretti in una morsa mortale da Cina, Russia e America Latina. Un continente, quest’ultimo, che si sta emancipando dal giogo americano, che ne ha minato l’autonomia nazionale e lo sviluppo democratico, relegandola a teatro di sudditanza ideologica ed economica attraverso il saccheggio delle sue risorse e la complicità con regimi dittatoriali favoriti e collusi con i governi e i servizi militari Usa. È finita l’era in cui l’America Latina, come amava dire Henry Kissinger, era il «backyard», cortile di casa, degli Stati Uniti.

Questo «potenziale campione» delle future relazioni di collaborazione tra Mosca e Caracas, come ha definito Chavez il futuro istituto bancario, dovrebbe venire alla luce rapidamente, si parla addirittura di dicembre, anche se rimane ancora da definire l’apporto di capitale che ognuno dei due Paesi dovrà metterci. Che una fitta trama di interessi economici – e non solo – si stesse tessendo era noto ormai da tempo, la novità è che questa rete di relazioni ed interdipendenze viene definitivamente ufficializzata con la prima visita di un presidente russo nel Paese sudamericano. Ora si parla dello sviluppo di alleanze in settori chiave con tutti i Paesi del continente. Non è un caso la partecipazione di Medvedev all’Alternativa Bolivariana per le Americhe (Alba), in cui i leader dei Paesi membri e il presidente ecuadoriano Rafael Correa si sono impegnati per la realizzazione di una «zona monetaria» che permetta l’indipendenza commerciale per la regione.

Tra gli accordi firmati a Caracas da Chavez e Medvedev uno spicca per il valore monopolizzante che assume all’interno degli equilibri internazionali nel delicato campo energetico: «la cooperazione in materia nucleare per scopi pacifici». Nel merito, si tratta di promuovere «progetti bilaterali» finalizzati a soddisfare il fabbisogno energetico nazionale e a contribuire alla diversificazione delle stesse fonti. Anche in nome dell’autosufficienza energetica dal Medioriente filoamericano. Da sfondo alla cerimonia a Palazzo Miraflores, sede del governo venezuelano, l’arrivo al porto di La Guaira, a trenta km dalla capitale, del tanto discusso incrociatore nucleare russo Pietro il Grande, accolto dalla fanteria venezuelana con 21 cannonate in segno di benvenuto.

Nelle prossime ore il presidente russo si recherà a Cuba dopo otto anni di assenza. L’ultimo incontro ufficiale risale al 2000, poi i rapporti si sono raffreddati per la decisione di Vladimir Putin di chiudere la base di Lourdes, epicentro di spionaggio ed intercettazioni durante la Guerra Fredda. Sarà una tappa veloce, di un solo giorno, che fa seguito alla visita dello scorso ottobre del ministro degli Esteri cubano Felipe Pérez Roque a Mosca, in cui è stato annunciato pubblicamente «il superamento della pausa intercorsa nel decennio passato». Se a margine si tratterà il credito di 20 milioni di dollari destinato all’Avana per l’acquisto di equipaggiamenti russi nei settori del petrolio e dei trasporti, di fatto in gioco c’è l’opzione russa sui giacimenti di petrolio al largo dell’isola. Ben 21 miliardi di barili già nel mirino di prospezioni di imprese da Brasile, Canada, Spagna e Venezuela, una partita da cui non vuole rimanere fuori Medvedev. Anche alla luce di un accordo di massima che Cuba ha già con investitori russi per la modernizzazione dei gasdotti di tecnologia sovietica sul suo territorio.

(27.11.08)

(da: www.larinascita.org)





Il socialismo è l’alternativa

25 11 2008

Si è concluso il 10° Incontro internazionale dei Partiti comunisti e operai

di PCdoB

su altre testate del 25/11/2008

Il 10° Incontro Internazionale dei Partiti comunisti e operai si è svolto con successo a San Paolo, Brasile, dal 21 al 23 novembre 2008, ospitato dal Partito Comunista del Brasile. Vi hanno partecipato 65 partiti di 55 diversi paesi.

I rappresentanti dei partiti sono intervenuti sul tema dell’incontro: “Nuovi fenomeni nel contesto internazionale. Crescenti contraddizioni e problemi nazionali, sociali, ambientali ed interimperialisti. Lotta per la pace, la democrazia, la sovranità, il progresso e il socialismo e unità d’azione dei Partiti comunisti e operai”.

I testi di questi interventi saranno pubblicati integralmente dal partito ospitante.

L’incontro ha consentito un importante scambio di idee tra i partiti presenti. Al 10° incontro è pervenuto un messaggio dal Presidente della Repubblica Federale del Brasile, Luis Inacio Lula da Silva, in cui viene espresso “il riconoscimento di tutte le vostre lotte in difesa dei lavoratori e dei ceti più poveri” e “il vostro impegno nella costruzione di un nuovo ordine economico internazionale”.

Il 10° Incontro si è realizzato nel pieno di una grave crisi del capitalismo, tema che è stato presente in tutti gli interventi. Molti partecipanti hanno fatto rilevare la natura strutturale e sistemica della crisi, mettendo l’accento sul fatto che la crisi rappresenta una caratteristica dello sviluppo capitalistico, in questo caso accresciuta dalle politiche finanziarie neoliberali degli ultimi decenni.

L’attuale crisi dimostra il completo fallimento e il collasso del neoliberalismo – hanno detto gli intervenuti – ma non rappresenta automaticamente la fine del capitalismo. Al contrario, la borghesia sta utilizzando il suo potere politico nei paesi più sviluppati per mettere in atto un’ “operazione di recupero” del sistema. Tali misure non renderanno il capitalismo più virtuoso, ma faranno pagare ai lavoratori il costo del tentativo di risolvere le contraddizioni intrinseche al sistema stesso.

Questa grave crisi distrugge anche il mito secondo cui la controrivoluzione del 1989-1991 avrebbe rappresentato la vittoria finale e irreversibile del capitalismo. Essa mette in evidenza i limiti del capitalismo come sistema sociale e la necessità del suo superamento rivoluzionario.

In merito alla questione della crisi capitalistica, i 65 partiti hanno approvato la “Dichiarazione di San Paolo” (che riportiamo di seguito – ndr), in cui si afferma che “il socialismo è l’alternativa”.

Molti partiti hanno rilevato il significato positivo della crescente opposizione all’egemonia degli Stati Uniti nel mondo, notando che l’umanità è entrata in una fase di rafforzamento della lotta antimperialista, per l’indipendenza, lo sviluppo e il progresso sociale dei popoli e delle nazioni. A tale proposito alcuni partiti hanno messo in evidenza l’importanza dell’emergere di nuove alleanze dei paesi in via di sviluppo, come, ad esempio, IBSA (il forum trilaterale tra India, Brasile e Sud Africa) e gli incontri regolari del BRIC (Brasile, Russia, India e Cina) quali espressioni di un rafforzamento delle relazioni Sud-Sud.

Per tutti i Partiti comunisti e operai presenti, la crisi rafforza la necessità di far avanzare la questione della transizione al socialismo, e di intensificare la battaglia delle idee tra i popoli nel momento in cui i limiti del capitalismo appaiono così evidenti a tutti. I partiti presenti hanno anche valorizzato quanto sia importante sul piano simbolico avere realizzato il loro incontro annuale per la prima volta in America Latina, mettendo così in rilievo l’internazionalizzazione dei processi connessi a tale incontro, e considerando che questa regione è diventata un polo della resistenza anti-neoliberale e antimperialista.

Il 10° Incontro ha adottato una dichiarazione di “Solidarietà con i Popoli dell’America Latina e dei Caraibi”, che saluta le lotte popolari e le recenti vittorie ottenute nel continente dalle forze democratiche, progressiste e antimperialiste, ivi compresi i comunisti.

I partecipanti all’Incontro hanno espresso profonda preoccupazione per l’esplosiva situazione nel Medio Oriente, provocata dai piani imperialisti USA di riconfigurare la regione, dall’occupazione dell’Iraq e dalla continua oppressione del popolo palestinese da parte di Israele. I partiti presenti hanno richiamato l’attenzione in particolare sulla crisi umanitaria a Gaza, causata dall’assedio di Israele, di cui hanno chiesto la cessazione, insieme all’eliminazione del muro razzista e degli insediamenti israeliani.

I partecipanti hanno deciso di promuovere una serie di azioni comuni, quali: iniziative sulla crisi capitalista; campagne di solidarietà con Cuba, in occasione del 50° anniversario della Rivoluzione cubana; iniziative anti-NATO in occasione dei 60 anni della sua fondazione; azioni di solidarietà con la Palestina, comprese visite di delegazioni a Gaza.

I delegati dei 65 Partiti comunisti e operai hanno preso parte ad una manifestazione di solidarietà con le lotte dei popoli latinoamericani. In tale occasione, essi hanno avuto la possibilità di ascoltare, insieme ai militanti comunisti brasiliani, i discorsi dei rappresentanti di movimenti sociali e politici e progressisti dell’America Latina e di ribadire la loro solidarietà internazionalista.

San Paolo, 23 novembre 2008

Comunicato a cura del Partito Comunista del Brasile (PCdoB)

Traduzione di Mauro Gemma per http://www.lernesto.it