Contro ogni retorica – Per un 25 Aprile di lotta

Scritto da Giovanni Savino

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Il clima di unità nazionale e di sostegno al governo tecnico da parte di Pd, Pdl e Terzo polo prova a nascondere e a reprimere le tensioni crescenti nel paese, e di fascismo non se ne parla più se non malvolentieri. Nel frattempo, gli antifascisti sono processati, come accade a Matteo Parlati e Matteo Pirazzoli, accusati di aver contrastato una manifestazione della Fiamma tricolore che commemorava la marcia su Roma.

Due pesi, due misure, come da tradizione della magistratura italiana: il console picchiatore Vattani è stato riammesso nel servizio diplomatico, per la gioia dei suoi camerati di Casa Pound e del suo amico Alemanno, da anni ormai impegnato a sistemare i propri squadristi nei principali enti e posti di potere di Roma e del Lazio.
Dopo anni di grida e appelli contro il pericolo della dittatura fascista di Berlusconi, gli stessi promotori di quegli stessi appelli, che siano essi del Pd o del popolo viola, sostengono attivamente un governo ferocemente antioperaio e nemico dei precari e dei giovani, e volutamente glissano sull’appoggio insieme al Pdl al governo di unità nazionale di Monti. Per questi rappresentanti degli interessi della borghesia “buona” e “illuminata” il loro 25 aprile è stato il giorno delle dimissioni di Berlusconi.

Per i comunisti quel giorno ha rappresentato l’ennesimo 8 settembre di questo nostro paese, e qui si ferma l’analogia storica: il compromesso tra le varie parti della borghesia e del padronato è scaricato sulle spalle dei giovani e dei lavoratori. Prepariamoci a un 25 aprile politicamente corretto, con vuoti appelli istituzionali all’unità del paese nel momento della crisi. La retorica dei palchi proverà ancora una volta a rimuovere, in un momento in cui le tensioni sociali possono soltanto crescere, la memoria e la storia rivoluzionaria della Resistenza partigiana al nazifascismo, dell’assalto al cielo in difesa della propria terra, della dignità e della libertà di centinaia di migliaia di combattenti.

Il terreno è stato preparato nel corso dei decenni con grande accuratezza, c’è da dire. Prima le celebrazioni negli anni cinquanta-sessanta delle autorità, con vescovi, generali, amministratori tutti con un passato in camicia nera; poi, dal 1968 in poi, il contrasto tra chi vedeva nella Resistenza la rivoluzione mancata, l’occasione persa del riscatto e della costruzione di un nuovo ordine sociale e chi invece dipingeva una lotta per la “democrazia progressiva” o per l’ordine costituzionale assente ; infine, le revisioni e le menzogne di nuovi compromessi, nuovi partiti e pennivendoli di regime, pronti a buttare fango sul sangue versato dai partigiani.
La verità è un’altra: noi non commemoriamo il 25 aprile, lo ricordiamo e lo difendiamo. Difendiamo una memoria fatta di stragi, di violenze, di oppressione, iniziate non l’8 settembre 1943, ma dalla fondazione dei Fasci mussoliniani. Ricordiamo gli assalti alle Case del popolo, alle sezioni comuniste e socialiste, i pestaggi e gli agguati ai lavoratori, le minacce e le devastazioni che da Trieste alla Sicilia videro le camicie nere protagoniste.
Ricordiamo il sacrificio di migliaia di oppositori condannati dal Tribunale speciale, degli esuli perseguitati, di Antonio Gramsci di cui ricorre il 75° anniversario dalla morte sotto la stretta sorveglianza fascista e la cui memoria è puntualmente sotto attacco da parte di qualche intellettuale alla moda, coccolato dai media borghesi.

La Resistenza non è stata la prosecuzione di un Risorgimento idealizzato e liberale, monarchico e d’ordine (e anche su questo ci sarebbe da discutere), ma un movimento rivoluzionario degli sfruttati, non solo sulle montagne e nel Settentrione, ma anche nel Mezzogiorno e nelle città. Gli scioperi del marzo ’43, le agitazioni operaie e per la terra nel breve periodo tra il 25 luglio e l’8 settembre, le quattro giornate di Napoli e le attività della Resistenza romana sono solo alcune delle pagine scritte dal movimento operaio, partigiano, assieme alla lotta senza quartiere delle formazioni di “ribelli” nelle regioni settentrionali occupate dai nazisti e dai loro alleati.
E il fascismo può attecchire oggi anche per l’opera sistematica di svuotamento e di mummificazione della Resistenza, attuata a destra e a sinistra: il revisionismo promosso a piene mani sulla stampa e dalle forze politiche; l’istituzione di giornate della memoria come quella del 10 febbraio sulle foibe e la costante rimozione degli “elementi di divisione” dalla politica italiana, ovvero la differenza tra chi ha combattuto per la libertà e per un mondo di giustizia e tra chi deportava e ammazzava.

La crisi economica in Europa vede i tentativi di forze di estrema destra e apertamente fasciste di radicarsi tra i lavoratori e il sottoproletario, con programmi razzisti e una generica retorica contro le banche e la finanza. Casa Pound è solo l’espressione italiana di un processo generale in Europa, tollerato dalle forze dell’ordine e lasciato crescere con la complicità e la contiguità del Pdl, che spesso ha ospitato (a Napoli, a Roma, a Firenze) i fascisti del terzo millennio nelle sue liste elettorali. Da un lato, slogan contro le banche, dall’altro, al servizio diretto del padronato: ecco la realtà del fascismo di ieri ed oggi, con le sue bande sempre pronte ad aggredire militanti di sinistra, immigrati e omosessuali.

L’eredità della lotta partigiana è nelle battaglie di questi giorni e non nei vuoti appelli in difesa della Costituzione: nella resistenza alla Tav, nelle mobilitazioni operaie a difesa dell’articolo 18 e del lavoro, nella quotidiana costruzione di un’alternativa complessiva a questo sistema votato alla distruzione e alla repressione.
La nostra resistenza, ieri come oggi, continua nella lotta per la liberazione dell’umanità dallo sfruttamento capitalistico, per il socialismo.

Da “marxismo.net”

Nasce a Ferrara la sezione Anpi ‘Vittorio Arrigoni’

Il 25 aprile si è ufficialmente costituita a Ferrara la sezione Anpi dedicata a Vittorio Arrigoni, il giovane pacifista assassinato a Gaza.

Diceva Gramsci: “Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti”. “Queste parole – spiega l’Associazione partigiani d’Italia provinciale – chiarificano le motivazioni per le quali nasce la sezione e le ragioni per cui viene intitolata a Vittorio: se essere partigiani significa scegliere da che  parte stare, decidere di difendere i diritti degli ultimi tentando di dare voce a chi non ha voce, allora Vittorio è stato sicuramente un partigiano”.

La sezione, attraverso al costruzione di iniziative pubbliche, si pone l’obiettivo di sensibilizzare la cittadinanza sulle tematiche dell’antifascismo e della repressione, cercando di portare avanti gli ideali di pace, di solidarietà e di giustizia che animarono i partigiani e lo stesso Vittorio.

L’attivista International Solidarity Movement era stato ricordato nel giorno della commemorazione del 25 Aprile proprio dal palco di piazza Trento Trieste da Daniele Civolani, presidente dell’Anpi provinciale, che ne aveva ricordato lo slogan “Restiamo umani!”, per esortare a “progettare la pace prima che scoppi la guerra.

da Estense.com

Senza giustizia nessuna pace.

Scritto da Amedeo Bellini
domenica 30 settembre 2007
Trenta anni fa veniva assassinato a Roma per mano fascista Walter Rossi, 20 anni,  militante di Lotta Continua. Walter era uno di quelle decine di migliaia di militanti che attraverso le organizzazioni della sinistra rivoluzionaria lottava per l’emancipazione della classe operaia e dei giovani dalla barbarie dello sfruttamento capitalista.
Il suo assassinio non è un fatto causale ma rientra in un tentativo da parte delle forze neofasciste di alzare il livello dello scontro, approfittando della copertura degli apparati dello stato e del consenso che nel 1976 nel Lazio vedeva il MSI raggiungere addirittura l’8,1% alle elezioni.

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Esiste un allarme omofobia in Italia?

    • Si parla e non si parla, più che altro se ne parla a sproposito, come d’abitudine del giornalismo italiano. E’ l’evento del giorno, ma può benissimo passare, appunto come evento come news, ma poi deve lasciare il posto al meglio, che sia Berlusconi che consegna case ai terremotati, opppure l’ipocrisia vaticana sui morti in Afghanistan.

  • Certo è che di allarme si dovrebbe parlare, a mio modo di vedere. Le ultime aggressioni romane, borgatare si diceva un tempo, conosciute da tempo nella capitale; c’è stata anche Bologna, c’è stata Rimini quest’estate (senza botte però), in Sardegna qualche mese fa. La solita storia, qualche bulletto di strada mena il coetaneo, ma così per scherzo, gli urlano “frocio di merda”, qualche calcio e via a pranzo dalle famiglie. Capita poi che siano un pò più grandi, ad esempio adulti con le teste rasate e vestiti allo stesso modo: na serata diversa, tirano qualche molotov così per fa serata…ahò, ma mica li volevamo ucciddere! Poi capitano i delinquenti, sempre con testa rasata che usano le lame, e le usano sui froci, così…per far serata.


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