Libro su Aldro, minacce di morte all’autrice.

“Ricordati che devi morire”. È la telefonata anonima che si è vista recapitare Francesca Boari, insegnante di Storia e Filosofia al liceo Ariosto di Ferrara. La chiamata risale alle 20.17 di martedì scorso. In quel momento la vittima era al telefono con Patrizia Moretti, la madre di Federico Aldrovandi. È scattata così la segreteria e solo dopo aver attaccato la conversazione la docente ha potuto ascoltare quanto registrato.

Le due donne stavano parlando dell’appuntamento si sabato prossimo, quando alle 17.30, a Palazzo Bonacossi, Boari presenterà il suo ultimo libro, che parla proprio della tragica storia del 18enne.
Il volume, edito dalla Corbo Editore, si intitola “Aldro” (con la prefazione di Gaetano Sateriale) e parte dal fatto di cronaca avvenuto all’alba del 25 settembre 2005 per parlare dei temi legati all’adolescenza, con la sua fragilità, le sue qualità, potenzialità e sofferenze, ma anche con i dubbi e gli errori legati a un’età non semplice. Il tutto da un punto di vista neutrale rispetto ai risvolti giudiziari, senza mitizzare la figura di Federico o farne un martire.

E a pochi giorni dalla presentazione del libro arriva questa telefonata. Preceduta da una decina di altre chiamate (in quel caso mute), sempre anonime sul cellulare della scrittrice. E proprio a questo fatto, alla sua “intromissione” nella vicenda Aldrovandi, Francesca Boari collega questi episodi.
È stata giusto l’ultima chiamata a farle balenare questo pensiero. Dall’altra parte della cornetta “erano udibili alcune voci di sottofondo – racconta –; poi ha parlato un uomo dall’accento spiccatamente meridionale. Mi ha detto “ricordati che devi morire, lo sai”. Poi mi ha dato della “zoccola”, specificando “in senso bonario””. A questo punto della conversazione è subentrata una voce femminile. Quindi di nuovo quella maschile: “spiegando che “ti fai troppo gli affari dei tuoi amici, sei troppo altruista”. Alla fine l’uomo ha detto “speriamo che non ci venga a trovare qui dove lavoriamo”, specificando un indirizzo (via e numero civico) di Roma, che corrisponde alla sede dell’Università della Sapienza.

Francesca Boari si è presentata ieri in procura per sporgere denuncia contro ignoti e depositando la registrazione della telefonata. Intanto si appresta alla presentazione di sabato con qualche timore che non riesce a nascondere. “Mi sembra assurdo che qualcuno se la prenda con me – confida la professoressa -; avevo previsto dei risvolti e delle polemiche sul mio libro, ma non certo di questo tipo. Quello che ho scritto non ha nulla a che vedere con l’inchiesta, non ho offeso nessuno; non è nemmeno un libro politico, ma una storia introspettiva”.
Sui perché ora indagherà la procura.

Da “estense.com”

Polizia assassina, Stato criminale.

Federico Aldrovandi muore in seguito ad un fermo di polizia a Ferrara mentre stava tornando a casa da una serata con gli amici, correva l’anno 2005, era il 25 settembre. Aldo Bianzino viene trovato morto nel carcere Capanne a Perugia 48 ore dopo l’arresto nella sua casa di campagna vicino a Città di Castello per coltivazione e detenzione di marijuana, correva l’anno 2007, era il 14 ottobre. Stefano Cucchi muore nel reparto detentivo dell’ospedale Pertini a Roma sei giorni dopo il suo arresto per detenzione di marijuana, correva l’anno 2009, era il 22 ottobre.
Junius

STEFANO CUCCHI

[ Leggi anche: http://andremusa.wordpress.com/2009/10/30/le-forze-dellordine-continuano-ad-ammazzare-verita-e-giustizia-per-stefano-cucchi/ ]

Aldo Bianzino, morto due anni fa in una prigione di Perugia per cause ancora da chiarire. Marcello Lonzi, ammazzato in una galera livornese nel 2003 da un arresto cardiocircolatorio ma il suo corpo sfigurato, a sua madre che cerca ancora verità, dice tutt’altro. Fino a l’altroieri, Ilaria non conosceva i loro nomi, forse nemmeno sapeva quanto fosse lungo il catalogo dei morti di galera. Poi i carabinieri di Torpignattara hanno bussato a casa loro per dire che semplicemente «Stefano era morto», in ospedale. Più precisamente nel reparto penitenziario del Pertini. Ora la famiglia chiede di poter vedere la salma prima che sia ricomposta. Vuole accedere al più presto alle foto dell’autopsia. Perché, finora, le due cose sono state negate. [n.d.r.: successivamente le foto del cadavere di Stefano sono state rese pubbliche per volontà della stessa famiglia]
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La legge è uguale anche per lui.

berlusca gaiba
 
 
 
 
 
 
 
7 ottobre 2009
Dopo due giorni di discussioni, minacce e pressioni, la Corte Costituzionale ha detto chiaro e tondo (si spera, vedremo la motivazione) che la legge è uguale per tutti. Sarebbe bastato un minuto per ribadire l’articolo 3 della Costituzione, ma siamo in Italia e dunque ci son volute 48 ore. C’era qualche giudice costituzionale (6 su 15, si dice) che la pensava diversamente. Per fortuna è rimasto in minoranza. Berlusconi ritorna al suo status naturale, quello di imputato. E forse il presidente Napolitano rifletterà su quella firma in calce a una legge incostituzionale, una delle tante. E’ bello avere un giornale libero per poterlo scrivere. E’ bello sapere che abbiamo almeno un’istituzione di garanzia che non si è ancora venduta all’Utilizzatore finale.
Da  “L’AnteFatto il Cannocchiale blog”
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