LA GRECIA SIAMO NOI!

ImmagineDue anni fa è stato promesso al popolo greco che, grazie alle misure imposte dall’Unione Europea e dalla Bce contenute nel “Memorandum1”,la Greciasarebbe uscita dalla crisi e l’economia sarebbe stata risanata.

In questi due anni si sono susseguite misure che prevedevano tagli ai posti di lavoro, ai salari, alle pensioni, ai sistemi di Pubblica Istruzione e Pubblica Sanità e la distruzione dei diritti dei lavoratori e delle lavoratrici.  A frontedelcompleto fallimento di queste misure che, anziché portarela Greciafuori dalla crisi l’hanno trascinata ancora più a fondo fino a provocare, all’inizio di Dicembre 2011, le dimissionidelGoverno di Papandreou, l’Unione Europea e le banche hanno imposto un Governo “tecnico” guidato dal primo ministro Papadimos completamente scevrodelconsenso popolare. L’unico compito di questo Governo doveva essere quello di varare nuove misure “salva Grecia”  alle quali sarebbero poi seguite le elezioni. Le cose sono andate diversamente: il Governo di Papadimos è tutt’ora in carica, le elezioni sono ancora lontane e la situazione economica greca non fa che peggiorare. Pochi giorni fa è stato votato dal Governo un secondo Memorandum che prevede tagli ai salari minimi, alle pensioni ed ulteriori diminuzioni dei posti di lavoro. L’evidente volontà del Governo, dell’UE e delle banche è quella di continuare a far pagare la crisi alla popolazione che non l’ha causata e che sta ormai vivendo in condizioni di vera e propria povertà con un tasso di disoccupazione superiore al 20% e con le giovani generazioni privatedelloro futuro.

Domenica 12 Febbraio, mente il Governo discuteva e votava il “Memorandum2”, più della metàdelpopolo greco è scesa in piazza unitariamente in protesta resistendo per ore alla dura repressione della polizia.

La crisi la deve pagare chi l’ha causata perché un paese non si salva riducendo il suo popolo in povertà. In Grecia solo le dimissioni immediatedelgoverno e il rifiuto di pagare il debito possono far uscire il paese dalla crisi sociale, in Italia solo le elezioni e la formazione di un nuovo governo che ritiri le controriforme dettate dalla BCE possono evitare una situazione analoga a quella greca. Per queste ragioni, e perché crediamo che anche in Italia la strada intrapresa sia la medesima, invitiamo la cittadinanza a partecipare al presidio di solidarietà al popolo greco in lotta che si terrà Sabato 18 Febbraio alle 15:30 in Piazza Trento Trieste.

 

Giovani Comunisti/eFerrara

Lab. Sancho Panza

Studenti greci – Ferrara

Grecia in lotta

La Grecia brucia, ancora. Non si può fermare la protesta che è riemersa in questi ultimi giorni con nuova forza. Si può controllarla per un po’, si possono distrarre le masse con manovre politiche e  governi tecnici, o sbandierando la paura di un fallimento economico, già più che reale nei fatti.

La delusione cresce quando le promesse vengono dimenticate, la rabbia monta quando le soluzioni non arrivano. Il tempo delle chiacchere è scaduto, i grandi proclami e le chiamate astratte dei dirigenti dei principali partiti della sinistra greca (KKE e SYRIZA) hanno mostrato il loro limite: solo chiacchere appunto. Il partito Synaspismos è fermo alla proposta della ristrutturazione del debito (rivendicazione ben lontana dal non pagamento), mentre il Kke propone l’uscita dall’euro come soluzione ai problemi del paese (per tornare alla vecchia moneta?). Le forze di sinistra chiedono “elezioni ora” ma senza la giusta chiarezza e sembra senza crederci troppo.
Lavoratori e studenti greci sono già due anni che dimostrano di essere pronti a sostenere la lotta: non solo hanno risposto in massa a tutte le chiamate di sciopero, ma molte volte sono andati al di là dei leader, con le ricorrenti manifestazioni spontanee nelle piazze di tutto il paese, con occupazioni e scioperi nei luoghi di lavoro (esempio OTA, Acciaio greco, ecc).

Il clima di insoddisfazione per le prospettive economiche future si è diffuso in sempre maggiori strati della popolazione ad ogni furto subito o minacciato, come quello che risulterà dal nuovo pacchetto di tagli durissimi partorito direttamente dalla troika Ue-Bce-Fmi. Il week -end si preannuncia sarà molto caldo e già si sono visti grossi scontri in piazza. Da questa sera il Piano verrà affrontato in Parlamento, ed è stato preceduto da una buona dosa di ipocrisia da parte di tutta la politica, con il solito paradossale richiamo alla responsabilità nazionale per votare a favore della manovra.

Il livello dello scontro si fa di giorno in giorno più alto e lo sciopero generale è l’arma che le dirigenze sindacali, non da subito intenzionate a guidare il movimento, sembra abbiano assunto come priorità sotto la spinta delle masse. Ma ventiquattro ore non bastano, neppure quarantotto. In questo momento storico in Grecia c’è bisogno di una strategia rivoluzionaria, ad incominciare dalla proclamazione dello sciopero generale ad oltranza. É necessario intensificare le lotte del movimento operaio e unirle con le rivendicazioni dei giovani e dei lavoratori tutti. Con questo obiettivo politico in mente, il Kke (il Partito comunista), Syriza (il fronte elettorale del Synaspismos) e le forze di massa del Paske (la componente sindacale del Pasok) che stanno partecipando alla lotta e che sono contro alla direzione del Pasok, devono costituire un fronte unico e proporre l’alternativa.

Bisogna dare voce alla protesta con obiettivi politici concreti e immediati, a partire dalla cancellazione di ogni debito con gli strozzini europei e di ogni ricatto della troika,  per  appropriarsi delle leve fondamentali dell’economia – banche, grandi imprese industriali e commerciali – con la pianificazione democratica dell’economia da parte degli stessi lavoratori, per  riscattare per sempre la Grecia da un inevitabile destino di schiavitù e oppressione capitalista.

Junius

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