TREGUA DI 18 MESI PER HAMAS.

13 02 2009

PALESTINIAN ISRAEL GAZA

IL CAIRO – L’Egitto annuncerà entro 48 ore un accordo per una tregua di 18 mesi fra Hamas e Israele nella Striscia di Gaza. Lo ha dichiarato oggi il numero due dell’ufficio politico del movimento integralista islamico palestinese, Mussa Abu Marzuk, all’agenzia egiziana Mena.
”Abbiamo dato il nostro accordo per una tregua con la parte israeliana della durata di un anno e mezzo”, ha detto Marzuk. L’accordo prevede ”l’apertura di sei punti di passaggio fra Gaza e Israele e la sospensione di qualsiasi attivita’ militare e di aggressione”, ha precisato il numero due di Hamas, che risiede a Damasco e guida la delegazione di alto livello di Hamas al Cairo. L’annuncio sara’ fatto dall’Egitto dopo contatti con le altre fazioni palestinesi e la parte israeliana, ha aggiunto. Marzuk ha aggiunto che la questione della liberazione del soldato franco-israeliano Gilad Shalit, nelle mani di Hamas, non rientra nell’accordo. La delegazione di Hamas e’ andata al Cairo per dare la sua risposta definitiva alla formula proposta dall’Egitto per consolidare il cessate il fuoco che ha posto fine alla guerra nella Striscia di Gaza, il 18 gennaio.

Tutto come previsto.

di Antonio Vergoni

Come si ripete la storia senza troppo badare alle circostanze che cambiano!? Ecco che dopo l’ennesimo sfogo guerrafondaio di Israele, unica nazione al mondo , tra quelle “sviluppate”, a cui è permesso ogni tanto di dare libero sfogo alle proprie velleità imperialiste, e scaricare un pò dell’ingente arsenale (tra i più sovenzionati al mondo) in suo possesso su qualche popolo arabo.

Ecco che se quest’ultima volta è stata la Striscia, e ieri è stato il Libano (estate 2006), domani chissà..di sicuro solo il fatto che saranno altri morti arabi.

L’ennesima tregua da parte della dirigenza di Hamas, in un gioco delle parti assurdo e fuori controllo, soprattutto per le conseguenze che  da sempre colpiscono direttamente il popolo palestinese.

Ora ci si prepara alla prossima “road map”, alla prossima conferenza di pace sul Medio Oriente, così permettendo la ribalta ai “pacificatori occidentali”, con il nuovo presidente americano primo tra i primi.

Israele e il suo governo corrotto devono rispondere di crimini contro l’umanità per il genocidio di Gaza. Una volta tanto i politici ultra fascisti d’Israele devono pagare. Le tregue non sono quelle che impone Hamas, ma sono quelle che vengono concesse ogni volta che la macchina bellica d’Israele si muove. L’impunità concessa a questo stato Sviluppato è incocepibile e assurda e non si può più tollerare.





Non dimentichiamo questa guerra, non dimentichiamo 60 anni di abusi. Appoggiamo la resistenza palestinese!

21 01 2009

di Andrea Musacci


1300 morti palestinesi. 13 morti israeliani.
Questa non è una guerra, ma un massacro unilaterale. Lo Stato occupante è uno: quello israeliano; il popolo occupato e maciullato uno: quello palestinese.

Bisogna spiegarlo questo.
Bisogna dire che gli ebrei e la loro ideologia sionista non è più definita terrorista perchè sono divenuti ‘Stato’ 60 anni fa; ma da fine ‘800 fino agli anni ‘40 del ‘900 erano terroristi, agivano clandestinamente, facevano attentati contro gli inglesi (ex occupanti di quella zona). Poi hanno iniziato a massacrare e a cacciare i palestinesi dalle loro terre; e sono divenuti Stato (Ben Gurion docet). Quel terrorismo e quella pulizia etnica sono continuate e continuano fino ad ora.
Solo che ora sono legittimate e finanziate dagli Stati occidentali borghesi e da alcuni dei loro governi fantocci in medio-oriente. Nonostante ciò, Israele in 60 anni ha violato più di 60 risoluzioni dell’ONU (l’ultima il 12 gennaio 2009), sempre senza conseguenze; questo dimostra che è impossibile un unico democratico governo mondiale finchè regnerà la prepotenza della superpotenza americana.
A proposito il neo-presidente USA, Obama, ha fatto promesse di pace nella Striscia di Gaza. Ma la parola pace va spiegata, va argoamentata; non vuol dire niente, anche Bush la usava…e io temo che Obama voglia, nelle migliore delle ipotesi, mascherare l’appoggio indiscriminato dell’imperialismo USA dietro un tardivo, ipocrita e finto posizionamento tra i due contendenti, senza trascinare i ‘macellai’ israeliani (Livni, Olmert, Barak ecc.) davanti ad un tribunale internazionale, senza concedere una sovranità ai palestinesi, senza interrompere i finanziamenti militari ad Israele.
Tra Israele, subalterno all’imperialismo USA, criminale, ideologicamente anti-arabo, e un popolo più laico di quello israeliano, che da 60 anni è costretto ad emigrare, con un numero enorme di morti (quasi 4000), e di feriti, io appoggio quest’ultimo. Appoggio la resistenza del popolo palestinese.





Le lacrime di Gaza – Marco Sferini (Lanterne rosse.it)

16 01 2009

Prendete una delle tante foto che arrivano da Gaza. Ad esempio quella che “il manifesto” pubblicava ieri, Giovedì 15 Gennaio 2009, in ultima pagina a corredo di un articolo – molto toccante – di Alessandro Portelli. In penombra c’è un bambino palestinese che appoggia la testa al muro e si volta di lato. Piange. Ha il viso contratto in una smorfia, come se lì, davanti a quel muro lo avessero preso a pugni nello stomaco. La didascalia dice: “Il pianto di un ragazzino palestinese durante un funerale che si è svolto ieri a Gaza”. Lacrime fresche, di poche ore fa, provocate da qualche bomba dell’esercito israeliano o da qualche colpo di fucile dei soldati. Le agenzie dicono che i civili in fuga sono bersaglio degli uomini di Tahal.
Una donna stava portando con sé i suoi ragazzi via dalla casa pericolante. Aveva costruito artigianalmente una bandiera bianca come salvacondotto per passare il campo di fuoco. Ma non è servito a niente mostrarsi imbelli, disperati, tali e quali nella tragedia e nel massacro di Gaza: gli israeliani l’hanno centrata alla testa con una mitragliata.
Non risparmiano nessuno, neanche i fuggiaschi che trovano riparo nelle postazioni dell’Onu, nei suoi palazzi o i feriti ricoverati presso la Mezzaluna o la Croce rossa.
Se persino Massimo D’Alema, che notoriamente non è un pacifista e non può certo essere definito un simpatizzante di Hamas, sostiene apertamente, e in altrettanto aperto contrasto con il suo partito, che “in Italia c’è una campagna pro-Israele che non ha paragoni al mondo” aggiungendo che “è violenza sproporzionata a Gaza”, c’è da credere che il governo di Olmert, le forze armate di Barak e Livni questa volta hanno davvero passato il segno, hanno creato un conflitto sulla base di un espediente, da buoni allievi di George W. Bush che speriamo di non rivedere mai più nelle cronache della vita e della politica americana e mondiale… tra qualche giorno.
La sproporzione c’è: e c’è sia nel campo dell’informazione che viene da Gaza, sia in quello dell’aggressione armata. Il terzo esercito del mondo per forza militare e consistenza numerica in rapporto ai suoi cittadini non è in grado di occupare l’intera Striscia di Gaza in due, tre giorni? Manca Moshe Dayan, il “grande” stratega militare della guerra dei Sei Giorni? No, non manca proprio nulla. Ma c’è invece sul tappeto una tattica ben studiata, quella di tentare proprio un’operazione di terrore nei confronti del milione e mezzo di palestinesi che vivono nel lembo di terra martoriato. Forse per farne dei cittadini di serie “c” di un “grande Israele”. Forse per avere come interlocutore solamente Al Fatah e non anche Hamas.
Ma credo sia vera l’analisi di Uri Avnery: Hamas potrà anche essere distrutto militarmente, ma nella coscienza dei palestinesi vive come sinonimo di resistenza, di unità nazionale, di rappresentanza sentimentale oltre che politica. Dunque Hamas vince, perchè in questi anni è diventato, là a Gaza, un tuttuno con il popolo: ha fanatizzato moltissimi giovani, ha introdotto anche l’elemento islamista con qualche tendenza jihadista, ha gestito la costruzione delle scuole, ha sopperito ai bisogni sanitari della gente, ha procurato loro molto spesso le condizioni di sopravvivenza all’embargo israeliano, creando una speranza in quella prigione a cielo aperto che era divenuta Gaza.
La guerra di Israele non fa che dare forza al fanatismo, che fare del processo di pace la prima grande vittima di queste settimane di massacri, di omicidi generalizzati. Sono oltre 1.000 i morti, di cui quasi 300 sono bambini. Non è terrorismo questo? Non è la manifestazione della voglia di alimentazione dell’esasperazione per generare una spirale di violenza che autorizzi sempre più vaste ed efferate ritorsioni “legali” da parte delle truppe di Tsahal?
Chi produce e alimenta questa politica è un criminale contro l’umanità. Chi sostiene che ciò che fa Israele oggi è un atto di difesa legittimo è in aperta malafede e contribuisce a deformare la verità, ad ingannare le persone.
Le intenzioni di Theodor Herzl sono state superate da un moderno concepimento dell’esistenza di un Israele che non sia testimonianza della giusta sconfitta dell’antisemitismo in tutto il mondo, ma semmai una potenza da espandere, un piccolo grande stato imperialista che trova le sue colonie nei residui dei territori palestinesi occupati dal 1967. Non più una rivendicazione di diritti, ma una pericolosa sedimentazione di fondamentalismo.
Per questo molte volte torna di moda sui giornali e in tv leggere e sentire la parola “antisionista”. Il suo sinonimo sociale, politico e culturale è, purtroppo, la destra di Livni, quella di Bibi Netanyahu. La loro parola d’ordine è tutta nella distruzione di Gaza, della sua popolazione: e non importa se per arrivare al loro fine ultimo si deve intimorire anche l’Onu, dicendo tra le righe che le bombe al fosforo bianco che hanno colpito la sede dei rifugiati delle Nazioni Unite sono state solo un “tragico errore”… Non importa, perchè ciò che fa un governo, e soprattutto un governo come quello di Israele, è e non può non essere “legale”.
Vorrei tanto poter asciugare qualche lacrima di quel ragazzo palestinese. Vorrei potergli dire che la vendetta non gli servirà a niente. Ma come potrei dirglielo oggi, mentre attorno a lui c’è solo vendetta, solo rancore, solo odio, solo violenza e terrore? Un amico mi ha scritto: “Quando ai ragazzi si insegna solo la guerra, dimenticano cos’è la pace.”. E’ forse il peggiore degli oblii, la più vile delle amnesie ed è quella più diffusa.





1.055 MORTI PALESTINESI.

15 01 2009

Scritto il 2009-01-15 in News

Il ministero delle sanità del governo della Striscia di Gaza ha reso noto che il bilancio di 20 giorni di massacri israeliani contro il lager-Gaza è salito a 1.055 – di cui, 335 bambini, 98 donne e 108 anziani -, mentre il numero di feriti ha superato i 4850 – la metà sono bambini.

Le forze israeliane hanno bombardato un negozio nei pressi delle torri di Al-Karameh, a Gaza, la moschea di Bashir e una scuola, la Al-Arqam.

Bombardamenti contro Rafah. E’ stata colpita una casa nel quartiere as-Salaam, vicino alla zona di frontiera, a sud-est. Gli aerei da combattimento israeliani hanno bombardato anche la moschea al-Abrar. Diverse zone  sono state bombardate con il fosforo.

Fino al momento in cui scriviamo, 10 ora locale, l’aviazione da guerra israeliana ha colpito 70 “obiettivi” palestinesi. È difficile precisare il numero dei palestinesi uccisi ieri. Le stime parlano di almeno 54. I feriti sono decine.

Nella stessa giornata di ieri, l’esercito di occupazione ha ammesso il ferimento di 17 soldati durante scontri nella Striscia di Gaza.

La guerra delle cifre. L’esercito di occupazione ha confermato che dal 27 dicembre 2008, l’inizio dell’aggressione, sono morti 10 soldati, e feriti più di 130. L’intelligence interna israeliana, lo “shabak”, ha affermato che sono 4 i civili israeliani morti, mentre i feriti sono circa 1300.

E ha aggiunto che sono 560 i missili artigianali palestinesi caduti sul sud di Israele, dall’inizio dell’aggressione contro Gaza, e circa 200 le granate.

Le brigate al-Qassam, ala militare di Hamas, hanno riferito di aver ucciso 32 soldati israeliani e di averne feriti altri 320; mentre i razzi lanciati sarebbero 350.
Le altre fazioni palestinesi non hanno fornito informazioni dettagliate sulle loro operazioni.

Ieri, l’esercito israeliano ha reso noto che 20 missili artigianali si sono abbattuti contro il sud di Israele, mentre la resistenza palestinese ne ha rivendicati 37.