La Diretta Dal Salone
11 maggio 2012
Da giovedì lavoro come volontaria alla redazione del blog del Salone del Libro di Torino.
Il clima è di festa generale: si respira l’aria della cultura che, una volta tanto, si prende la rivincita su tutti coloro che quotidianamente la calpestano. Si passeggia tra gli stand delle case editrici cercando di accalappiarsi quanti più possibili gadget in omaggio o libri in superofferta. E per un po’ di tempo e 10 euro di biglietto ci si può abbandonare alla letteratura lasciando fuori dal Lingotto tutto il resto.
Se si guarda con attenzione, però, ci si accorge che in realtà è tutta una grande montatura, una baracca montata ad hoc, l’ipocrisia infinita di chi si ricorda della cultura solo quando questa fornisce una buona occasione per farsi notare tra l’alta società.
Chi rimane fuori lo sa fin troppo bene e non si lascia ingannare. Non cede ai compromessi, osa e vince.
Questo è quello che è successo oggi pomeriggio (giovedì 10 maggio) quando doveva svolgersi un convegno con il Ministro dell’Istruzione Francesco Profumo organizzato dai giovani di “muoviti per la novità” (terzo polo). Gli studenti che avevano l’accredito per parteciparvi si sono visti impedire l’accesso dalle forze dell’ordine e dai responsabili dell’evento per motivi di ordine pubblico. Alcune notizie su una probabile militarizzazione della zona erano state annunciate, persino dagli stessi organizzatori sulla loro pagina facebook, dichiarando l’annullamento dei pass d’entrata per gli Studenti Indipendenti e l’invio dei loro nomi alla questura di Torino. Gli studenti che sono riusciti ad eludere i cordoni di polizia che per tutto il pomeriggio hanno sbarrato l’ingresso, passando dal retro e ribadendo il diritto di entrare, sono stati pesantemente caricati e allontanati con la forza. Si sono registrati un paio di feriti lievi ed un ragazzo, più grave (Nicola Malanga, presidente del senato studenti).
Tutto questo a conferma del fatto che il dissenso non è ammesso, che il contraddittorio non è tollerato e che per l’ennesima volta le richieste e la voce degli studenti vengono ignorati anche dai “tecnici”.
I.

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