La Diretta Dal Salone

Da giovedì lavoro come volontaria alla redazione del blog del Salone del Libro di Torino.

Il clima è di festa generale: si respira l’aria della cultura che, una volta tanto, si prende la rivincita su tutti coloro che quotidianamente la calpestano. Si passeggia tra gli stand delle case editrici cercando di accalappiarsi quanti più possibili gadget in omaggio o libri in superofferta. E per un po’ di tempo e 10 euro di biglietto ci si può abbandonare alla letteratura lasciando fuori dal Lingotto tutto il resto.

Se si guarda con attenzione, però, ci si accorge che in realtà è tutta una grande montatura, una baracca montata ad hoc, l’ipocrisia infinita di chi si ricorda della cultura solo quando questa fornisce una buona occasione per farsi notare tra l’alta società.

Chi rimane fuori lo sa fin troppo bene e non si lascia ingannare. Non cede ai compromessi, osa e vince.

Questo è quello che è successo oggi pomeriggio (giovedì 10 maggio) quando doveva svolgersi un convegno con il Ministro dell’Istruzione Francesco Profumo organizzato dai giovani di “muoviti per la novità” (terzo polo). Gli studenti che avevano l’accredito per parteciparvi si sono visti impedire l’accesso dalle forze dell’ordine e dai responsabili dell’evento per motivi di ordine pubblico. Alcune notizie su una probabile militarizzazione della zona erano state annunciate, persino dagli stessi organizzatori sulla loro pagina facebook, dichiarando l’annullamento dei pass d’entrata per gli Studenti Indipendenti e l’invio dei loro nomi alla questura di Torino. Gli studenti che sono riusciti ad eludere i cordoni di polizia che per tutto il pomeriggio hanno sbarrato l’ingresso, passando dal retro e ribadendo il diritto di entrare, sono stati pesantemente caricati e allontanati con la forza. Si sono registrati un paio di feriti lievi ed un ragazzo, più grave (Nicola Malanga, presidente del senato studenti).

Tutto questo a conferma del fatto che il dissenso non è ammesso, che il contraddittorio non è tollerato e che per l’ennesima volta le richieste e la voce degli studenti vengono ignorati anche dai “tecnici”.

I.

 

VALUTAZIONE, RANKING, PRODOTTO SCOLASTICO, EFFICIENZA, FLESSIBILITÀ

COSA HA A CHE FARE TUTTO QUESTO CON LA SCUOLA?

Da vent’anni nel mondo dell’istruzione si sta affermando un modello aziendalistico.

Ci hanno venduto l’autonomia scolastica spacciandocela per libertà di insegnamento, ma questa ha permesso di trasformare la scuola da luogo di formazione di un sapere critico a semplice fabbrica di futuri lavoratori (precari).

Il Governo Monti, in continuità col precedente Governo, prosegue pedissequamente l’opera di privatizzazione del sistema scolastico. In questo contesto si inseriscono i test INVALSI, che verranno somministrati agli studenti tra l’8 e il 16 Maggio.

La prova INVALSI si compone di domande (a risposta multipla o aperta) mirate a verificare le conoscenze di base in Italiano e Matematica. Lo scopo reale delle prove è, tuttavia, quello di valutare docenti e istituti in vista della creazione di un ranking delle scuole stesse.

 In un contesto di totale assenza di uguaglianza formale e sostanziale, i risultati delle prove INVALSI diventeranno il criterio “meritocratico” in base al quale verranno elargiti i fondi pubblici agli istituti scolastici.

In questo panorama si inserisce la proposta di abolizione del valore legale del titolo di studio: se ciò dovesse effettivamente avvenire la posizione di ogni istituto scolastico all’interno del ranking diventerebbe fondamentale garanzia per la sua stessa sopravvivenza. Inoltre, la possibilità di chiamata diretta dei docenti da parte dei presidi, già legge in Lombardia, ridurrebbe la didattica ad un mero allenamento in vista della prova INVALSI.

 

Invitiamo pertanto docenti, studenti, genitori e cittadini a discutere di questi temi il giorno 8 Maggio alle 20:30 al c. p. s. “La Resistenza” in via Resistenza 34.

 

Interverranno:

Irene Bregola, segreteria nazionale Partito della Rifondazione Comunista

Barbara Morleo, USB Bologna

Girolamo De Michele, Coordinamento Istruzione Pubblica

SCUOLA E RICERCA BENI COMUNI

Al termine del corteo abbiamo necessariamente deviato dal percorso pattuito con le forze dell’ordine, per poi arrivare alla facoltà di Lettere, in forza del fatto che una protesta studentesca che non tocchi i luoghi simbolo della cultura, per noi, non ha senso. Non ha senso spegnere la protesta in piazza municipale, esaurire la spinta in un momento autoreferenziale o autocelebrativo, che solitamente prelude all’abbandono delle istanze per cui si muove. Il sostegno e la solidarietà che ci sono stati dati dal direttore del dipartimento di Lettere dimostrano che il nostro intento di presidiare uno spazio simbolo della cultura, qual è l’aula magna, sia un passo necessario e soprattutto riconosciuto anche al di fuori del movimento studentesco.

Il 17 novembre non può essere una giornata isolata: la protesta studentesca non può e non deve nascere per poi subito spegnersi in un semplice corteo. A differenza di chi ha deciso di rimanere nelle logiche istituzionali, chiuso in un’idea di protesta scontata e inconcludente, noi abbiamo deciso di aprirci, di rimanere tra gli studenti, medi e universitari, per reclamare a gran voce una Scuola ed una Ricerca che siano libere da interessi economici e accessibili a tutti.

In un momento di crisi del neoliberismo che colpisce soprattutto i paesi dell’area mediterranea, ci sentiamo fraternamente vicini al popolo Greco, che si trova ad affrontare l’imposizione di un governo tecnico e di una serie di norme di austerità che colpiscono chi già sta pagando.

Situazione che presenta similitudini agghiaccianti con l’imposizione in Italia di Monti come primo ministro, e di Profumo come ministro dell’Istruzione.

In Italia come in Grecia sono membri della Goldman Sachs e rappresentanti della finanza globale, autentici responsabili della crisi, ad imporre le misure per “salvarci”.

Noi studenti dobbiamo essere parte attiva non solo nel momento della protesta, ma anche e soprattutto nella costruzione di una società a misura dei nostri bisogni.

Di fronte ad un sistema che ci vuole ignoranti per imporci le sue soluzioni e che ci obbliga a credere che non c’è un’alternativa:

-         rivendichiamo il diritto di costruire il nostro futuro

-         difendiamo la cultura come strumento di critica alla realtà ed emancipazione sociale.

-         proponiamo di costruire insieme momenti e spazi di socialità che ci permettano di costruire un sapere critico e libero.

Chiamiamo quindi la cittadinanza in Assemblea nell’Aula Magna di Lettere, simbolo della cultura, per rivendicare che le decisioni vanno prese dal basso e con il nostro consenso.

17 novembre – Giornata Internazionale dello Studente

Il 17 novembre è la giornata internazionale per il diritto allo studio.

A fronte di questa semplice rivendicazione che dovrebbe essere condivisa e generalizzata, riscontriamo e denunciamo un interesse partitico che si cela dietro l’organizzazione della manifestazione a Ferrara.

La volontà di escludere delle realtà politiche attive in questa città da una piattaforma unitaria risponde a becere logiche di partito per l’accaparramento di voti e di consensi sulla base di un simbolo che si tiene stretto dimenticando quali sono le questioni urgenti degli studenti, dei lavoratori del settore istruzione e di tutte le persone.

Laboratorio Sancho Panza si è così trovato escluso a priori, perché non allineato a tali logiche di partitismo locale che svuotano nel profondo le rivendicazioni della giornata di lotta.

Il giorno 7/11 ci si è incontrati in CGIL per la costruzione della piattaforma in vista della quale eravamo stati convocati ed il giorno seguente le giovanili di partito e di sindacato (IDV, GD, PdCi, RUA) hanno deciso in gran segreto e senza darne comunicazione alcuna che i tavoli di discussioni sarebbero stati appannaggio esclusivo di questi soggetti.

La sezione giovanile di Rifondazione è stata l’unica realtà a rifiutarsi di appoggiare queste pratiche infondate, e si è unita al Laboratorio Sancho Panza per la costruzione di una piattaforma condivisa ed aperta.

La nostra necessità di riconoscere una complessità di cause a questo devastato sistema didattico, suggerendo alternative e metodi di lotta, deve essere stato avvertito da questi giovani politicanti come una sovradeterminazione destabilizzante della loro carriera politica. Pertanto riteniamo di rendere pubblico l’accaduto perché non si tratta di questioni personali, ma anzi della vita politica di questa città: è irrilevante scendere in piazza e tirare mele marce al governo, se la propria pratica politica, concreta locale e quotidiana, è asservita! Basta questo a testimoniare da che parte si sta.

Rilanciamo quindi una partecipazione al corteo del 17 che sia libera da queste prevaricazioni cieche! La data del 17novembre non appartiene a RUA, ma agli studenti e ai lavoratori della  conoscenza, nonché a tutte le persone di questo mondo!

Laboratorio Sancho Panza

 
 
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