18 Marzo 2009: Giornata della Partecipazione Perché siamo ancora tutti coinvolti… (Sciopero Generale dei settori della conoscenza flc-CGIL)-Rifondazione Comunista e i/le Giovani Comunisti/e appoggiano lo sciopero

17 03 2009

LA SCUOLA SCENDE IN SCIOPERO


- Ore 11:00 Sit-in davanti alla Prefettura in Corso Ercole I d’Este
Esposizione dei risultati ufficiali della preferenza delle famiglie italiane per le 30 ore scolastiche.
Valutazione sulle iniziative future da attuare
Intervento sul mondo universitario in relazione agli altri settori della conoscenza
Richiesta pubblica della presa di responsabilità del Ministro nei confronti dell’evidente fallimento della riforma del maestro unico
- Ore 17:30 – 20:00 assemblea di INFORMAZIONE e comunicazione di scambio tra insegnanti e genitori presso Sala del Borgonuovo in Via Cairoli
Momento di comunicazione informativa della situazione delle scuole elementari- medie e superiori tra genitori e insegnanti riguardo al futuro della scuola.
Largo spazio alle domande dei genitori
- Ore 20:00 – 24:00 presso piazza Trento Trieste momento conclusivo di riflessione sui paradossi dell’Università
Diritto allo studio e politica universitaria, due variabili inversamente proporzionali
Considerazioni sulla situazione attuale e liberi interventi.
Musica dal vivo

Perché siamo ancora tutti coinvolti,
perché colpire l’istruzione è colpire il futuro del nostro paese,
perché limitare la scelta delle persone è una violenza
perché nascondersi dietro alla crisi economica è da irresponsabili

Le politiche del Governo Berlusconi stanno portando ad un attacco profondo ai diritti costituzionali e ai diritti del lavoro, stanno minando il mondo dell’istruzione e lentamente avvelenando la Nostra Università.
Ci mobilitiamo perché un governo NON PUO’ proibire al sindacato di tutelare i diritti dei lavoratori, NON PUO’ limitare il diritto di sciopero anziché risolvere le cause che lo provocano, NON PUO’ investire sull’ignoranza!
Pertanto Invitiamo tutti alla PARTECIPAZIONE del 18 Marzo
Chiediamo all’attuale Governo, ed in particolare al Ministro della PUBBLICA istruzione, di spiegare a noi e a tutte le famiglie Italiane cosa succederà all’orario scolastico del prossimo anno dal momento che la grandissima maggioranza dei genitori ha preferito le 30 ore scolastiche alle altre proposte e alla luce dell’evidente mancanza di fondi. Chiediamo fino a che punto i nostri Atenei dovranno comprimere i servizi offerti, fino a che punto viene ritenuto di scarsa importanza la formazione dei giovani.
Proponiamo un modo diverso per uscire dalla crisi, un modo intelligente.
Chiediamo di investire sulla conoscenza anziché soffocarla
Chiediamo:
- immediato ripristino delle risorse tagliate con la legge 133/08
- ripensamento di un progetto vero e proprio che riformi ed integri le politiche di tutti i settori della conoscenza, considerando i diversi comparti coinvolti come interlocutori diretti
- conferma della centralità del contratto nazionale e la tutela al diritto alla contrattazione, a partire dal rinnovo del CCNL AFAM fermo da oltre 36 mesi
- definizione di regole democratiche sulla rappresentanza prevedendo il voto dei lavoratori su tutti gli accordi
- ritiro dei provvedimenti brunetta sulla malattia
- apertura di un tavolo di confronto interministeriale sul tema del precariato
- garanzie di una maggiore qualità dell’offerta formativa nella scuola dell’obbligo
- difesa del diritto di sciopero (ritiro del disegno di legge Sacconi)

DOCUMENTO ONDA FERRARA





Manifesto internazionale organizzazioni internazionali degli studenti

28 02 2009
Manifesto internazionale
Postato il 10 / Dec @ 01:20:21 da matteom

(Nazionale) A difesa dell’istruzione pubblica e contro i piani di privatizzazione
Che la crisi la paghi chi ne è responsabile, i capitalisti
Operai e studenti uniti nella lotta per il socialismo

Il sistema capitalista risente di una crisi dalle proporzioni storiche. La recessione economica si estende a macchia d’olio in tutto il pianeta, colpendo tutti i paesi, tutti i continenti e minacciando il presente e il futuro di milioni di famiglie di lavoratori. Fino ad ora, tutte le decisioni adottate dai governi, indipendentemente dal loro schieramento, hanno avuto un solo beneficiario: le grandi banche, i grandi monopoli e i grandi speculatori, cioè i responsabili stessi del caos economico e della crisi che stiamo attraversando.

Questo manifesto è stato approvato da varie organizzazioni studentesche all’ultimo congresso del Sindicato de Estudiantes, 21 | 23 novembre 2008

In poche settimane sono stati approvati programmi di aiuto per destinare miliardi di euro alle grandi banche, distruggendo contemporaneamente milioni di posti di lavoro e portando avanti provvedimenti per la privatizzazione dei servizi pubblici essenziali quali la sanità e l’istruzione.

Le organizzazioni firmatarie:

Bloque Popular Juvenil (BPJ), El Salvador

Comitato in difesa della Scuola Pubblica-Coordinamento Studentesco Universitario
(CSP-CSU), Italia

Comité de Lucha de Estudiantes del Politécnico-Comité Estudiantil en Defensa de la Educación Pública (CLEP-CEDEP), Méssico

Juventude Revolução
, Brasil

Sindicato de Estudiantes, Spagna

Approvato al XIV Congresso del Sindacato degli Studenti,
Madrid, 23  novembre  2008.

2. I firmatari di questo manifesto, organizzazioni rivoluzionarie degli studenti, considerano che il responsabile di questa ecatombe ha un nome e un cognome: è il sistema capitalista, un sistema basato sulla proprietà privata dei mezzi di produzione, il cui motore è la lotta per il massimo profitto. Tutte le decisioni adottate per uscire dalla crisi hanno mostrato che la cosiddetta “democrazia” capitalista non è altro che la dittatura del capitale finanziario e dei monopoli. Una manciata di grandi capitalisti in tutto il mondo, che nessuno ha eletto, che nessuno ha votato, governa il destino dell’umanità. Questa oligarchia di intoccabili concentra un patrimonio equivalente ai redditi dei due terzi della popolazione mondiale ed è responsabile della precarizzazione generale che colpisce i giovani lavoratori, della distruzione generalizzata dell’occupazione, degli attacchi contro gli investimenti pubblici per l’istruzione, la sanità e l’indennità di disoccupazione, nonché della barbarie che condanna milioni di persone in interi continenti. Per salvaguardare i loro sacrosanti profitti, queste poche grandi banche e multinazionali non si pongono alcun limite: non esitano a organizzare una speculazione alimentare oscena e criminale o a scatenare guerre imperialiste che causano la morte di milioni di persone innocenti.

3. La crisi del capitalismo, tuttavia, presenta anche un altro aspetto. In tutto il mondo stiamo osservando una profonda cambiamento della coscienza dei milioni di oppressi che farà tremare le fondamenta del sistema. Milioni di lavoratori, di giovani, di contadini si stanno domandando in questo preciso momento che senso ha mantenere in vita questo sistema decrepito. La profondità di questa crisi, che tutti paragonano al crack del 1929, sarà causa di effetti politici proporzionali a quelli di allora: un’autentica esplosione della lotta di classe in tutto il mondo. E in questi avvenimenti straordinari, la lotta studentesca sta già occupando il suo posto nell’avanguardia della lotta. In Italia, Spagna, Germania, Francia, Grecia, Cile, Messico, El Salvador, Marocco… i giovani studenti stanno conducendo una dura battaglia a difesa della istruzione pubblica, laica, democratica e scientifica, dei loro diritti democratici e di un futuro che valga la pena vivere.

4. I problemi degli studenti sono tuttavia comuni a quelli di tutta la società. Come organizzazioni rivoluzionarie degli studenti pensiamo che la nostra lotta sia parte di una lotta più ampia, la lotta che la classe lavoratrice porta avanti per difendere i propri posti di lavoro e i propri salari, per garantire un presente decente per le proprie famiglie e un futuro dignitoso per tutti. La causa all’origine della chiusura delle imprese, della delocalizzazione, delle privatizzazioni, dei tagli ai salari è la stessa che privatizza l’istruzione o la sanità, che organizza la repressione contro i lavoratori e i giovani che lottano. È la crisi del capitalismo e la necessità della classe dominante di sottrarre ai lavoratori la maggior parte di plusvalore possibile per mantenere inalterato il proprio tasso di guadagno. La causa degli studenti è pertanto la stessa causa della classe lavoratrice e, se è così, abbiamo bisogno di unire le nostre forze in un fronte comune di classe per combattere gli attacchi dei capitalisti e le conseguenze della loro crisi.

5. La lotta per difendere l’occupazione, i salari, i servizi pubblici, i diritti democratici… oggi minacciati dalla crisi del capitale, richiede di avere un programma rivoluzionario e socialista. All’interno del sistema capitalista non c’è soluzione per i problemi dei lavoratori e dei giovani. Tutti coloro che difendono un capitalismo dal volto umano, regolamentato e controllato, in fondo non affrontano il punto principale: in quali mani sta la ricchezza prodotta dalla classe operaia mondiale con il suo lavoro, chi la controlla e a quale scopo. La crisi del capitalismo è un vero e proprio incubo ed è assolutamente non necessaria. Non c’è giustificazione per la distruzione massiccia di forze produttive, di fabbriche e posti di lavoro quando più di un miliardo di uomini, donne e bambini lottano quotidianamente per la sopravvivenza, in preda alla miseria, denutrizione, violenza imperialista, prostituzione e analfabetismo.

6. Oggi più che mai è necessario organizzare la maggioranza dei giovani di tutto il mondo e la classe lavoratrice sotto la bandiera della rivoluzione socialista, sotto le idee di Marx, Engels, Lenin, Trotsky e Rosa Luxemburg che si sono dimostrate corrette. Sì, c’è una soluzione per questa crisi, ma non è quella del capitalismo dal volto umano, meglio gestito e più “etico”. L’alternativa è la lotta organizzata della classe lavoratrice e dei giovani, di tutti gli oppressi, fino a ottenere l’espropriazione dei banchieri, dei grandi monopoli, dei latifondisti e porre la ricchezza del mondo sotto il controllo della maggioranza della società. Questa è l’unica alternativa realista, l’espropriazione degli espropriatori, la costruzione delle basi di un’economia mondiale pianificata e socialista, dove la lotta per il massimo profitto, la proprietà privata dei mezzi di produzione e lo stato nazionale finiscano nella discarica della storia. In queste condizioni sarebbe completamente possibile garantire la piena occupazione, il diritto a un alloggio, a una sanità e a un’istruzione pubblica di qualità e, naturalmente, alla vera democrazia, la democrazia operaia. Sì, esiste un’alternativa per utilizzare tutta la meravigliosa creatività di cui è capace il genere umano e questa alternativa si chiama SOCIALISMO MONDIALE.

7. Noi che sottoscriviamo questo manifesto lanciamo un appello a tutti gli studenti del mondo, a tutte le organizzazioni studentesche che lottano contro il capitalismo, affinché uniamo i nostri sforzi e facciamo fronte unico per lottare contro la privatizzazione dell’istruzione pubblica, per difendere i posti di lavoro e i salari. Ci impegniamo, inoltre, a coordinare i nostri sforzi di mobilitazione e a difenderci da qualsiasi attacco repressivo contro le nostre organizzazioni e contro l’intero movimento studentesco.





Contro l’apoliticismo, per la trasformazione della società.

23 12 2008

movim-studenti

Nel corso degli anni si è spesso provato a fermare il movimento studentesco con la parola d’ordine dell’apoliticismo, una vera e propria arma contro gli studenti che nelle scuole lottavano per migliorare le proprie condizioni e per i propri diritti. L’apoliticismo è stato anche utilizzato dalla destra e dai fascisti per camuffarsi all’interno delle lotte, cercando così di scollegare i problemi tipici delle scuole dalla lotta politica complessiva.

In realtà la scuola non è un’isola felice (anzi) nella società, e tutte le riforme di questi anni partivano essenzialmente da ragionamenti politici, in più i tagli di bilancio alla pubblica istruzione puntualmente si riflettevano sull’aumento delle spese militari, così che mentre aumentavano i disagi scolastici (aule sovraffollate, carenze di strutture, tagli ai laboratori), la presenza italiana all’estero si imponeva (Afghanistan, Iraq, Libano). L’apoliticismo maschera tutto questo, portando alla sconfitta delle rivendicazioni studentesche, e gettando solo fumo negli occhi ai giovani. Per noi la politica non è quella delle spartizioni di posti e poltrone, ma invece la difesa dei propri diritti e la lotta per la trasformazione della società.

La scuola non è divisa chirurgicamente dalla società, e come già detto la situazione internazionale è quella di un sistema capitalistico che produce guerre, lutti, miseria e ditruzioni. In questa società non c’è giustizia, nè pace, nè uguaglianza. Vediamo cosa succede oggi in Italia: fabbriche chiuse, aumenti del livello di povertà, e quando c’è lavoro, è precariato. Le nostre scuole e le nostre università sono soltanto il riflesso di una crisi generale della società italiana e mondiale.

Lottare per la difesa dell’istruzione pubblica, dei posti di lavoro, non può essere qualcosa di diverso dal lottare per la trasformazione della società, ponendo le basi per la costruzione di un’alternativa socialista allo stato di cose presenti.





Scuola, il ‘Roiti’ boccia la Provincia

5 12 2008

I licei Ariosto e Roiti rischiano il ‘numero chiuso’: sale la protesta contro il nuovo piano di dimensionamento della Provincia. “Si tratta di una scelta grave e antidemocratica

Ferrara, 5 dicembre 2008 – “Non ci pare che nella Costituzione sia scritto che gli enti locali, le Regioni, le Province e i Comuni abbiano la funzione di limitare le libertà: in particolare quella che riguarda il diritto degli studenti e delle famiglie di scegliere le scuole che presentano l’offerta formativa a loro giudizio più convincente”. Parole pesanti come macigni, quelle di una settantina tra docenti e amministrativi del liceo scientifico ‘Roiti’ (dunque non un testo partorito dall’intero Collegio Docenti): una contestazione comunque ampia e ferma verso la “decisione, assunta dalla Conferenza Provinciale per l’Istruzione, ai sensi di una delibera della Regione, che configura di fatto l’introduzione del concetto di ‘numero chiuso’ per i licei ‘Roiti’ e ‘Ariosto’ — si legge nel documento —, indipendentemente dalle scelte compiute dalle famiglie”. Una decisione che rischia di avere “ripercussioni gravissime sul tessuto democratico: un conto, infatti, è che si tolgano spazi ai due suddetti istituti dopo che gli studenti e le famiglie abbiano indicato le scelte relative alla prosecuzione degli studi secondari, un altro che lo si faccia prima”.


La mobilitazione contro la scelta della Provincia, già sostenuta con fermezza dai docenti dell’Ariosto, trova sponda anche nell’istituto di viale Orlando Furioso: “Nessuno di noi contesta il fatto che si dia a un altro istituto ferrarese, il liceo sociale ‘Giosuè Carducci’, la facoltà di ampliare la propria offerta formativa — afferma il personale dello Scientifico —, ma deprechiamo la logica attraverso la quale si è giunti a questa decisione, senza coinvolgere preventivamente il ‘Roiti’ e l’‘Ariosto’, senza consultare le famiglie, senza un’autentica ricognizione degli spazi disponibili negli istituti della provincia e delle effettive necessità legate alla didattica di qualità”.


Insomma, una… bocciatura netta: sia di natura tecnica che nel merito del rispetto del principio costituzionale, e politico. “Chi ha assunto le sopra menzionate deliberazioni — la presa di posizione di docenti e impiegati amministrativi del ‘Roiti’ — sarà chiamato a risponderne davanti alla comunità, ciascuno secondo le proprie responsabilità: per qualcuno si tratterà di responsabilità politiche e amministrative, per altri si tratterà di responsabilità sindacali, per qualcuno infine saranno responsabilità gestionali e didattiche”.


La dura lettera di protesta è stata indirizzata, ieri, al presidente della Regione Vasco Errani, al presidente della Provincia Pier Giorgio Dall’Acqua ed al presidente del Consiglio comunale Romeo Savini; l’invito, che sposa e rilancia quello analogo del personale del liceo Classico, è indirizzato innanzitutto alla Regione, “perchè non deliberi, nella forma proposta dalla Provincia, l’adozione del piano di riorganizzazione scolastica relativamente alle scuole secondarie superiori”. La stessa Provincia, come uno… scolaretto che ha sbagliato un compito in classe, è invitata a correggere l’elaborato, “riconsiderando la struttura del piano”.


Per la propria parte, i docenti e gli amministrativi del ‘Roiti’ non faranno barricate: “Noi tutti, nel ricevere l’incarico di servire lo Stato come insegnanti della scuola pubblica, ci siamo impegnati nel nostro lavoro a dare un primo senso ai principi costituzionali della libertà, del diritto all’istruzione, dell’esercizio della cittadinanza attiva e consapevole — conclude la ‘lettera aperta’ —. Ora, per quanto ci concerne, continueremo con serietà e professionalità il nostro lavoro, magari evidenziando le logiche attraverso le quali si giungono ad occupare ruoli decisionali senza avere coscienza degli effetti delle proprie scelte, e la contraddittorietà delle posizioni di chi critica a livello nazionale politiche scolastiche fondate sull’assenza di consultazione e sul solo principio del taglio di risorse, mascherato meglio dietro l’espressione ‘ottimizzazione’, salvo poi replicare tali politiche a livello locale”.

di Stefano Lolli

da “la nuova ferrara”