La Diretta Dal Salone

Da giovedì lavoro come volontaria alla redazione del blog del Salone del Libro di Torino.

Il clima è di festa generale: si respira l’aria della cultura che, una volta tanto, si prende la rivincita su tutti coloro che quotidianamente la calpestano. Si passeggia tra gli stand delle case editrici cercando di accalappiarsi quanti più possibili gadget in omaggio o libri in superofferta. E per un po’ di tempo e 10 euro di biglietto ci si può abbandonare alla letteratura lasciando fuori dal Lingotto tutto il resto.

Se si guarda con attenzione, però, ci si accorge che in realtà è tutta una grande montatura, una baracca montata ad hoc, l’ipocrisia infinita di chi si ricorda della cultura solo quando questa fornisce una buona occasione per farsi notare tra l’alta società.

Chi rimane fuori lo sa fin troppo bene e non si lascia ingannare. Non cede ai compromessi, osa e vince.

Questo è quello che è successo oggi pomeriggio (giovedì 10 maggio) quando doveva svolgersi un convegno con il Ministro dell’Istruzione Francesco Profumo organizzato dai giovani di “muoviti per la novità” (terzo polo). Gli studenti che avevano l’accredito per parteciparvi si sono visti impedire l’accesso dalle forze dell’ordine e dai responsabili dell’evento per motivi di ordine pubblico. Alcune notizie su una probabile militarizzazione della zona erano state annunciate, persino dagli stessi organizzatori sulla loro pagina facebook, dichiarando l’annullamento dei pass d’entrata per gli Studenti Indipendenti e l’invio dei loro nomi alla questura di Torino. Gli studenti che sono riusciti ad eludere i cordoni di polizia che per tutto il pomeriggio hanno sbarrato l’ingresso, passando dal retro e ribadendo il diritto di entrare, sono stati pesantemente caricati e allontanati con la forza. Si sono registrati un paio di feriti lievi ed un ragazzo, più grave (Nicola Malanga, presidente del senato studenti).

Tutto questo a conferma del fatto che il dissenso non è ammesso, che il contraddittorio non è tollerato e che per l’ennesima volta le richieste e la voce degli studenti vengono ignorati anche dai “tecnici”.

I.

Martone: la nostra ‘sfiga’ è la tua fortuna

Michel Martone, viceministro del lavoro e delle politiche sociali, ha recentemente dichiarato che “chi si laurea dopo i 28 anni è uno sfigato”.

Forse il viceministro, figlio dell’ex presidente dell’Associazione Nazionale Magistrati nonché amico di Brunetta e Previti, non conosce le condizioni in cui si trovano a vivere migliaia di studenti e studentesse universtari/e  nel nostro Paese trovandosi così a parlare di cose che ignora.

Se uno studente ventottenne non ha ancora concluso il suo percorso di studi non è certo perchè è un fannullone o un perditempo: la realtà dei fatti è che i giovani d’oggi vivono in un contesto di continua negazione.

Negli ultimi anni le tasse universitarie e i prezzi di libri, affitti, mezzi di trasporto e di tutto ciò di cui uno studente deve poter fruire, sono aumentati vertiginosamente; allo stesso modo sono aumentati i tagli alle borse di studio e, più in generale, all’intero comparto della pubblica istruzione.

A fronte di questa situazione, moltissimi sono gli studenti che, sicuramente più “sfigati” del viceministro nelle parentele e nelle amicizie, si vedono costretti a lavorare per lo più in nero, sottopagati e sfruttati o all’interno di un orizzonte di precarietà. Tutto questo per potersi mantenere gli studi senza pesare sulle famiglie (ormai diventate il primo degli “ammortizzatori sociali”) che già si trovano in grosse difficoltà.

La frase del viceministro è figlia di una mentalità che concepisce l’istruzione come utile al solo fine di vedere i giovani fagocitati da un mercato del lavoro sempre più spietato ed escludente che a 28 anni non solo ci vede sfigati ma “scaduti”. Vorremmo però spiegargli che lo studio è molto di più: è, prima di tutto, un percorso di crescita culturale e personale che, come tale, non deve essere sottomesso da logiche aziendalistiche di profitto. Poter studiare significa anche poter inseguire i propri sogni: c’è forse un’età giusta per questo?

Chiediamo da sempre di avere scuola e università pubbliche, laiche e non subordinate alle logiche di mercato, e otteniamo l’esatto opposto da tutti i governi. Sempre più insistentemente si cerca di far passare l’idea che la vera “meritocrazia” passi attraverso l’abolizione del valore legale del titolo di studio cosa che noi invece crediamo essere un ulteriore strumento di dequalificazione dell’università pubblica e di discriminazione verso quegli studenti meno abbienti, che non si possono permettere di frequentare le Università più costose ritenute anche le “migliori”.

Caro Martone, a noi giovani servirebbero risposte serie anziché epiteti offensivi, ma la verità è che la nostra “sfiga” è la tua fortuna!

Giovani Comunisti/e Ferrara

SCUOLA E RICERCA BENI COMUNI

Al termine del corteo abbiamo necessariamente deviato dal percorso pattuito con le forze dell’ordine, per poi arrivare alla facoltà di Lettere, in forza del fatto che una protesta studentesca che non tocchi i luoghi simbolo della cultura, per noi, non ha senso. Non ha senso spegnere la protesta in piazza municipale, esaurire la spinta in un momento autoreferenziale o autocelebrativo, che solitamente prelude all’abbandono delle istanze per cui si muove. Il sostegno e la solidarietà che ci sono stati dati dal direttore del dipartimento di Lettere dimostrano che il nostro intento di presidiare uno spazio simbolo della cultura, qual è l’aula magna, sia un passo necessario e soprattutto riconosciuto anche al di fuori del movimento studentesco.

Il 17 novembre non può essere una giornata isolata: la protesta studentesca non può e non deve nascere per poi subito spegnersi in un semplice corteo. A differenza di chi ha deciso di rimanere nelle logiche istituzionali, chiuso in un’idea di protesta scontata e inconcludente, noi abbiamo deciso di aprirci, di rimanere tra gli studenti, medi e universitari, per reclamare a gran voce una Scuola ed una Ricerca che siano libere da interessi economici e accessibili a tutti.

In un momento di crisi del neoliberismo che colpisce soprattutto i paesi dell’area mediterranea, ci sentiamo fraternamente vicini al popolo Greco, che si trova ad affrontare l’imposizione di un governo tecnico e di una serie di norme di austerità che colpiscono chi già sta pagando.

Situazione che presenta similitudini agghiaccianti con l’imposizione in Italia di Monti come primo ministro, e di Profumo come ministro dell’Istruzione.

In Italia come in Grecia sono membri della Goldman Sachs e rappresentanti della finanza globale, autentici responsabili della crisi, ad imporre le misure per “salvarci”.

Noi studenti dobbiamo essere parte attiva non solo nel momento della protesta, ma anche e soprattutto nella costruzione di una società a misura dei nostri bisogni.

Di fronte ad un sistema che ci vuole ignoranti per imporci le sue soluzioni e che ci obbliga a credere che non c’è un’alternativa:

-         rivendichiamo il diritto di costruire il nostro futuro

-         difendiamo la cultura come strumento di critica alla realtà ed emancipazione sociale.

-         proponiamo di costruire insieme momenti e spazi di socialità che ci permettano di costruire un sapere critico e libero.

Chiamiamo quindi la cittadinanza in Assemblea nell’Aula Magna di Lettere, simbolo della cultura, per rivendicare che le decisioni vanno prese dal basso e con il nostro consenso.

17 novembre – Giornata Internazionale dello Studente

Il 17 novembre è la giornata internazionale per il diritto allo studio.

A fronte di questa semplice rivendicazione che dovrebbe essere condivisa e generalizzata, riscontriamo e denunciamo un interesse partitico che si cela dietro l’organizzazione della manifestazione a Ferrara.

La volontà di escludere delle realtà politiche attive in questa città da una piattaforma unitaria risponde a becere logiche di partito per l’accaparramento di voti e di consensi sulla base di un simbolo che si tiene stretto dimenticando quali sono le questioni urgenti degli studenti, dei lavoratori del settore istruzione e di tutte le persone.

Laboratorio Sancho Panza si è così trovato escluso a priori, perché non allineato a tali logiche di partitismo locale che svuotano nel profondo le rivendicazioni della giornata di lotta.

Il giorno 7/11 ci si è incontrati in CGIL per la costruzione della piattaforma in vista della quale eravamo stati convocati ed il giorno seguente le giovanili di partito e di sindacato (IDV, GD, PdCi, RUA) hanno deciso in gran segreto e senza darne comunicazione alcuna che i tavoli di discussioni sarebbero stati appannaggio esclusivo di questi soggetti.

La sezione giovanile di Rifondazione è stata l’unica realtà a rifiutarsi di appoggiare queste pratiche infondate, e si è unita al Laboratorio Sancho Panza per la costruzione di una piattaforma condivisa ed aperta.

La nostra necessità di riconoscere una complessità di cause a questo devastato sistema didattico, suggerendo alternative e metodi di lotta, deve essere stato avvertito da questi giovani politicanti come una sovradeterminazione destabilizzante della loro carriera politica. Pertanto riteniamo di rendere pubblico l’accaduto perché non si tratta di questioni personali, ma anzi della vita politica di questa città: è irrilevante scendere in piazza e tirare mele marce al governo, se la propria pratica politica, concreta locale e quotidiana, è asservita! Basta questo a testimoniare da che parte si sta.

Rilanciamo quindi una partecipazione al corteo del 17 che sia libera da queste prevaricazioni cieche! La data del 17novembre non appartiene a RUA, ma agli studenti e ai lavoratori della  conoscenza, nonché a tutte le persone di questo mondo!

Laboratorio Sancho Panza

 
 
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